WeWork, il gigante degli uffici condivisi debutta a Milano


Siamo entrati a tutti gli effetti nell’era del lavoro mobile. Liquido. Mutevole. I lavoratori della conoscenza, complice la progressiva terziarizzazione della societ grazie al trionfo dei servizi, stanno sperimentando ovunque che l’era del posto fisso finita da un po’ e i coworking sono i contenitori fisici di questa trasformazione come insegna il successo di Talent Garden, l’azienda pi rappresentativa di questa new economy nel nostro Paese. Milano, poi, si sta convertendo nella rappresentazione plastica di questo cambiamento copernicano che interroga anche le strategie delle societ di gestione immobiliare e gli investitori che ne sottoscrivono le quote.

La novit che anche WeWork la pi grande azienda di uffici condivisi al mondo sta per sbarcare in Italia. Negli Stati Uniti questa piattaforma per creativi che mette spazi e servizi a disposizione di imprenditori, freelance, piccole imprese e artisti ospita anche filiali di Amazon, Microsoft e Bank of America. Tra un anno circa, inizio 2020, aprir due sedi a Milano, in via Mazzini e in via Meravigli. La prima sede di propriet di un fondo gestito da Savills e sottoscritto, tra gli altri, da Hines e potr ospitare circa 1.100 persone. La seconda, in via Meravigli a due passi dal Duomo, gi stato completamente ristrutturato ed di propriet del fondo Tiepolo gestito da Generali Real Estate, con cui WeWork ha collaborato anche per la sede di Parigi.

Racconta Audrey Barbier-Litvak, general manager, WeWork per il Sud Europa, che ci rappresenta un’opportunit per i nostri membri che potranno beneficiare di sempre pi opzioni in termini di location e per condividere consigli e idee di business e trarre vantaggio dalle varie competenze. WeWork, nata meno di otto anni fa a New York, ha scalato le classifiche delle startup con il pi alto tasso di crescita e ora vale 42 miliardi di dollari. Ha in programma di aprire anche a Bruxelles, Mosca, Praga, Barranquilla, Porto Alegre, Brasilia e Guangzhou. A credere nel suo modello di business sono stati soprattutto i giapponesi di Softbank, holding finanziaria che spazia da servizi di telefonia al marketing, dai semiconduttori alla banda larga. Tramite il suo Vision Fund, un fondo da 92 miliardi di dollari finanziato anche dal governo dell’Arabia Saudita.

23 novembre 2018 (modifica il 23 novembre 2018 | 10:00)

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