Vita in ufficio, ciò che ti piace fare è quello che sai fare meglio


Quello che ti piace fare è quello che sai fare meglio», è la frase che Filomena Pucci, quarantenne di Tivoli che oggi vive a Parigi, si è ripetuta per tanto tempo. Prima di prendere coraggio e lasciare la sua «comfort zone» (il lavoro in tv) e lanciarsi in un territorio nuovo, sconosciuto e drammaticamente senza soldi: l’anno sabbatico. Quando però Filomena ha ricominciato a prendere confidenza con alcuni sentimenti (passione, felicità, dedizione), è nato un progetto nuovo, ««appassionate», che è oggi il suo lavoro e il suo stipendio. Da qui è nato il libro («Quello che ti piace fare è quello che sai fare meglio», Fabbri editori, 2018) con quel titolo che dovrebbe essere una perla per tutti noi. Da coltivare silenziosamente, nella nostra vita di tutti i giorni, da quando ci alziamo dal letto la mattina e mettiamo sul fuoco la macchinetta del caffè a quando la sera spegniamo l’abat jour dopo aver letto le poche pagine del libro chiuso da mesi sul comodino.

«Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita» diceva Confucio. «Devi fare ciò che ti fa stare bene» canta oggi Caparezza. Eppure, chissà perché, ci ostiniamo sempre a seguire la corrente. Ma dove, esattamente, stiamo andando? E qual è il lavoro che vogliamo? Qual è la vita d’ufficio che facciamo? E quella invece che desideriamo? Ne parleremo sul Trovolavoro ogni mese (in edicola lunedì 25 marzo gratis con il Corriere), e ne scriveremo online, sul sito del Corriere, all’interno di «Vita in ufficio». I protagonisti siete voi, appassionati o non, resilienti, genitori, single, lavoratori stanchi e talvolta felici. Perché molti ci riescono davvero a curare quella perla oppure a ricominciare daccapo, cambiare percorso, prendere un sabbatico e «capovolgere il destino». Tanti fanno come Dory, il pesce chirurgo blu della Walt Disney. «Quando la vita si fa dura sai cosa devi fare?» chiede a Marlin, il papà di Nemo. «Zitto e nuota, nuota e nuota, zitto e nuota e nuota e nuota». Che siate Dory o Marlin, che ascoltiate Caparezza o leggiate Confucio, scriveteci e raccontate la vostra esperienza inviando una mail a cdecesare@corriere.it, mettendo in oggetto «Vita in ufficio».


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