Visco: «Banche, sì a interventi pubblici se il sistema rischia»


Se scoppia una crisi bancaria, non bisogna temere e tantomeno escludere l’intervento pubblico. Al contrario, sostiene il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, i capitali dello Stato possono servire per evitare danni ben più pesanti alle altre banche e all’economia nel suo complesso. In sostanza, costa meno salvare una banca che farla fallire. Il governatore prende a prestito parole e concetti di Luigi Einaudi, economista, alla guida della Banca d’Italia dal 1945 al 1948, ministro del Bilancio e Presidente della Repubblica, nei giorni in cui esplodono il caso Carige e le polemiche scoppiate sul nuovo intervento dello Stato da parte del governo Lega-M5S, dopo che i due partiti dell’attuale maggioranza avevano criticato le analoghe mosse del Pd sul Montepaschi e le banche venete. Ed è innanzitutto al governo che il governatore guarda. Di Einaudi — ha detto ieri Visco presentando il primo volume dell’edizione nazionale degli scritti, «Le vicende economiche di un’epoca», alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del premier Giuseppe Conte— è «emblematica» una sua famosa “Predica inutile” divenuta un classico, “Conoscere per deliberare”. Chiunque sia impegnato nelle istituzioni a cui è affidato il compito di governare l’economia di un paese deve comprenderne i principi, essere dotato di un sano senso pragmatico, essere consapevole dell’importanza della storia».

È un invito rivolto innanzitutto al governo alle prese con una nuova questione bancaria, tra Carige, i timori dei risparmiatori-azionisti che hanno investito nella Popolare di Bari e la ricerca di una via d’uscita dal Mps, che il Tesoro deve comunicare alla Ue entro giugno come intende ri-privatizzare la banca senese. «L’azione pubblica nelle soluzioni delle crisi bancarie», sottolinea Visco, «oggi è tornata prepotentemente alla ribalta». Un esempio recente c’è già stato nel 2017, appunto con Mps. «Einaudi, da liberale, era contrario all’intervento dello Stato, nelle imprese così come nelle banche», ricorda Visco. Ma se si verifica una crisi di liquidità, bisogna «dare, dare, dare». Bisogna impedire il panico, che non si manifesta più con la corsa agli sportelli ma «con il collasso della fiducia in mercati strettamente interconnessi e con il conseguente rapido prosciugamento della liquidità». Parole quanto mai attuali. L’intevento pubblico potrebbe essere opportuno «non solo per le banche illiquide ma solvibili, ma anche nei casi potenzialmente in grado di pregiudicare il funzionamento del sistema finanziario nel suo complesso». Anche perché, sottolinea, «la vigilanza bancaria riduce la probabilità che si verifichino episodi di dissesto, ma non può annullarla».

12 gennaio 2019 (modifica il 12 gennaio 2019 | 08:47)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *