Verso la Supercoppa: il match verità per il futuro del Pipita. Gattuso e la «strategia delle coccole»


Enigma era, enigma resta. Cambia solo lo scenario, l’ambientazione, lo sfondo, la temperatura: dall’inverno milanese al caldo saudita. Perché a tre giorni dalla Supercoppa che in caso di trionfo potrebbe segnare «la svolta della stagione del Milan», come da corretta definizione di Gattuso, l’unica certezza è che l’intrigo Higuain resta fluido, una pagina bianca ancora tutta da scrivere, con un finale apertissimo. Per una ragione semplice: il primo a non avere ancora le idee davvero chiare su cosa fare da grande è proprio lui. Il ragazzo, si sa, è di umori mutevoli. Così è stata la sua carriera, così è la sua vita: alti e bassi, grandi amori e grandi delusioni, arrivi trionfali e addii polemici. Vive alla giornata, Gonzalo. Di emozioni e sentimenti, di passioni forti e immediate. E a confermarlo è chi gli sta vicino, chi gli vuole bene, chi ne conosce l’indole, forze e debolezze.

Londra chiama, questo è sicuro. O, meglio, è Sarri che lo chiama. Che il vecchio maestro lo voglia al Chelsea è una certezza, così come è noto che i due si sentano, si parlino, si stimino. A Gonzalo l’idea intriga, durante le feste trascorse con la famiglia nella sua Buenos Aires l’attaccante ci ha riflettuto a lungo, per questo quando si è ripresentato a Milano dopo la sosta ha spiazzato i dirigenti rossoneri parlando di nuovo con loro dell’ipotesi di cambiare aria, dopo che il gol alla Spal con annesse lacrime sembrava invece aver risolto la questione.

La verità è che Higuain, che con la gran parte dei compagni si trova benissimo, è però il primo a sapere che l’affare è complicato e che le possibilità di trovare una quadratura non sono alte. Quello del d.s. juventino Paratici al prestito semestrale resta un no risoluto. Madama l’estate scorsa lo ha prestato al Milan per 18 milioni di euro fissando a 36 la cifra dell’eventuale riscatto. E non vuole perderci. Ecco perché il piano al quale le quattro parti interessate stanno lavorando negli ultimi giorni è un prestito oneroso per 18 mesi con una clausola per il riscatto obbligatorio a determinate condizioni (la vittoria dell’Europa League?) che garantirebbe ai bianconeri gli ammortamenti e alla Granovskaia (il potente braccio destro di Abramovich) di accontentare Sarri evitando allo stesso tempo l’acquisto di un ultratrentenne. In caso di addio del Pipita, Morata e Piatek sono i principali obiettivi di Leonardo, entrambi però difficili da raggiungere. Che è poi la ragione per la quale il Milan spera ancora che la crisi rientri.

È in questo senso che Gedda ricopre un ruolo cruciale. E ad ammetterlo è lo stesso Gattuso, che non si rassegna a perdere il Pipita. La sua speranza è che una notte di gloria del suo numero 9 contro Madama, l’ex che due mesi fa segnò l’inizio dei suoi tormenti, possa riscrivere il futuro: «Speriamo riesca a buttarla dentro, potrebbero cambiare tante cose — le sue parole ieri a Sky —. In questo momento bisogna stargli vicino, farlo sentire importante, coccolarlo. Poi vedremo quello che succederà». Con una grande prestazione con la Juve, è la convinzione di Rino, sarebbe poi più semplice convincerlo a non andarsene. Ecco perché mercoledì si affiderà ancora a lui e solo a lui, mandando inizialmente in panchina Cutrone, diventato con la sua doppietta alla Samp il miglior realizzatore del Milan. Una scelta forte, rischiosa, visto che mancherà anche lo squalificato Suso, ma che Rino in questo momento ritiene necessaria: ora o mai più, Pipita.

13 gennaio 2019 (modifica il 13 gennaio 2019 | 22:33)

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