Vecchio carisma, nuovo amore: la Kostner vuole riprendersi il ghiaccio


Il fisico, dopo quindici anni di sublime ghiaccio scongelato davanti alle giurie, le ha chiesto il conto tutto in una volta. A fine estate, in cima a una quarta Olimpiade da veterana contro le bambine russe e a una tournée estiva da primadonna, Carolina Kostner si è bloccata. Tendinite e anca sinistra, un problema vistoso alla gamba di atterraggio e un forte dolore, tanto da dover rinunciare a Helsinki e Grenoble, le due tappe del Grand Prix in programma. «Il corpo è una macchina che ogni tanto ha bisogno di revisione» ha filosofeggiato stabilendosi sul Lago di Bracciano, presso il centro di riabilitazione dove lavora l’uomo che le ha restituito fiducia nell’amore dopo il viaggio sulle montagne russe con Alex Schwazer: Fabrizio Vittorini, osteopata.

Si conoscono dall’anno scorso, lui l’ha accompagnata in giro per gare, stanno insieme da maggio e Carolina gli ha affidato l’ennesima rinascita da araba fenice, a quasi 32 anni (li compirà l’8 febbraio), in un mondo ormai dominato dalle teenager assassine. Non solo Alina Zagitova, oro olimpico a 15 anni. Il pericolo adesso arriva anche dall’estremo Oriente: a 16 anni, la giapponese Rika Kihira ha appena dominato con un punteggio monstre (224,31 punti, pompati da due strepitosi tripli Axel) la tappa del Grand Prix di Hiroshima dove il bravo Matteo Rizzo, primo azzurro a riuscire nell’impresa, ha centrato il podio.

Scomparsa dal circuito per curarsi, mai troppo prodiga di informazioni, Carolina era sparita dai radar alimentando ogni sorta di illazioni (ritirata? gravemente infortunata? incinta?), rispedite al mittente dal suo ritorno sulla patinoire al Palaghiaccio Mezzaluna di Mentana, vicino a Roma. Molti ghirigori, nessun salto. Appoggiato alla balaustra, sempre, Vittorini. Un controllo medico la settimana prossima stabilirà se la Kostner può tornare a saltare (senza salti, gareggiare è impossibile: confermati invece i galà di Courmayeur a dicembre e Bolzano a gennaio) e ad allenarsi seriamente. Pronto, in quel caso, il trasferimento a Praga, presso la patinoire di Tomas Verner, l’ex pattinatore ceco che di Carolina era stato amico del cuore a Sochi 2014, l’Olimpiade del bronzo. Chiuse le collaborazioni con Mishin e Huth, sarà seguita a livello tecnico dalla canadese Manon Perron, ex coach di Joannie Rochette, conosciuta tramite la storica coreografa Lori Nichol. L’obiettivo è presentare i programmi (il vecchio «Ne me quitte pas» per il corto, «The Storm» per il lungo) agli Assoluti di Trento a metà dicembre, rodare le lame in gara a gennaio (pochissime opzioni, la più valida è la Mentor Cup di Torun, in Polonia) e poi far rotta su Europei (a Minsk) e Mondiale (a Saitama) come se gli anni non fossero mai passati, le medaglie (5 ori continentali, uno iridato, più tutto il resto) non le zavorrassero il trolley e le avversarie non fossero armate di gioventù, salti e veleno.
L’aspettano i tifosi (tanti), gli sponsor (due) e la patinoire, che non ha mai accettato l’idea di una Kostner desaparecida senza un saluto. Fosse anche per amore.

13 novembre 2018 (modifica il 13 novembre 2018 | 22:26)

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