Usa come in guerra –


NEW YORK – Il dramma di midterm al suo ultimo atto, l’America in guerra contro se stessa.

24 ore al voto, Congresso in bilico e posta in gioco altissima: c’è in ballo, infatti, il futuro del Paese.

Due visioni distinte, diametralmente opposte.

Da un lato, quella di Donald Trump.

Di un presidente che sostiene a scena aperta di aver mantenuto tutte le sue promesse, di aver reso l’aquila a stelle e strisce “di nuovo grande”, di poter fare ancora di più negli anni a venire.

Dall’altro, quella di Barack Obama.

Di un ex presidente che, in attesa del prossimo leader democratico (ad oggi non pervenuto), si vede costretto a tornare al centro dell’arena politica nel tentativo di arginare la figura, la retorica e la improbabile ma non impossibile avanzata o quanto meno resistenza di The Donald.

Un Obama che, per mezzo di una dialettica insolitamente affilata, prova a vestirsi dei meriti dell’attuale boom economico.

«Dove pensate che sia iniziato tutto questo?», afferma con fare provocatorio durante un comizio andato in scena nella sua Chicago.

«Di chi pensate che sia il merito?», sorride beffardo alludendo a un prodotto interno lordo sopra la soglia dei quattro punti percentuali e ad una disoccupazione oramai inesistente.

Senza nulla togliere al primo ed unico Commander in Chief di colore della storia di questo Paese, però, quando si tratta di agitare gli elettori, Trump non conosce rivali.

Ed in particolare nelle ultime due settimane è stato in grado di scatenare delle vere e proprie tempeste mediatiche attorno ai dossier che i suoi, da sempre, considerano roventi.

Immigrazione clandestina, con le carovane di «invasori» in arrivo da sud.

Economia e lavoro, con statistiche oggettivamente vertiginose.

Politica estera, con la narrativa del cattivo di turno a fare da sfondo a locandine che rimandano più a Hollywood che non ai complicati salotti della diplomazia internazionale. Dopo la pace fatta con Kim e con la sua Corea del Nord, infatti, il presidente ha individuato il suo “erede” naturale in Rouhani e nel suo Iran. Iran nei confronti del quale, non a caso proprio oggi, entrano in vigore delle severe sanzioni.

Per concludere, i numeri: in estate, i sondaggi davano i dem avanti di circa 15 punti percentuali. Ora oscillano tra il 7 ed il 10%, ma il calcolo su base locale è assai complicato e potrebbe recapitare ai vari mittenti delle grosse sorprese.

Speranze incrociate, dunque, di due popoli distanti e addirittura diversi.

Quello blu, che spera che questa volta le previsioni della vigilia raccontino il vero.

Quello rosso, che spera invece che mentano, così come del resto avevano già mentito due anni fa.


Lunedì 5 Novembre 2018, 15:47
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