una ricerca sulla relazione uomo-macchina –


L’AI Forum di Milano, promosso dall’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA) presieduta da Piero Poccianti ha lanciato il messaggio riguardante “la necessità per l’intero Paese di edificare un nuovo ponte fra la ricerca e le imprese, ritrovando un linguaggio e una progettualità comuni per realizzare innovazione. In questo momento di entusiasmo per l’intelligenza Aartificiale, crediamo sia fondamentale per le imprese comprendere le reali possibilità e i limiti di questa nuova tecnologia perché in questo campo non esistono tecnologie a scaffale, ma soluzioni che devono essere affrontate in modalità progettuale di tipo Agile”.

Possibilità e limiti dell’intelligenza artificiale sono rappresentati dalle opinioni dei partecipanti al forum.

La persona al centro dell’intelligenza artificiale

Per Amedeo Cesta, Dirigente di Ricerca presso il CNR, Rita Cucchiara, Direttore Nazionale dei laboratori CINI AIIS – Artificial Intelligence and Intelligent Systems, “In un momento di particolare visibilità per l’Intelligenza Artificiale è importante promuoverne l’utilizzo anche all’interno del nostro Paese dove il contributo accademico è potenzialmente molto qualificato, ma la congiunzione virtuosa verso l’industria ancora difficoltosa e frammentata. I punti di intervento non devono però riguardare solo il mondo aziendale ma anche le persone“.

A livello di settori di imnpiego “Il retail è una delle industrie in cui l’impatto dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale potrà essere più interessante e immediato, proprio perché in grado di avvicinare anche gli utenti finali, nelle loro abitudini quotidiane, alle nuove frontiere dell’innovazione. Non a caso, nel mondo del retail sono già state adottate soluzioni di intelligenza artificiale per migliorare la relazione con i clienti come lo sviluppo appena iniziato dell’uso dei chatbot”, ha affermato Roberto Liscia, presidente di Netcomm.

Un progetto di intelligenza artificiale di successo non si riduce ad addestrare reti neurali, ma è affiancato dalle migliori idee di business e dall’Intelligenza Collettiva, ovvero dal sapere delle singole persone che diventano patrimonio dell’azienda – ha affermato Cristiano Boscato, amministratore di InjeniaOccorre dunque considerare l’intelligenza artificiale come uno strumento per potenziare l’intelligenza delle persone“.

Rizzante Filippo CTO Reply
Rizzante Filippo CTO Reply

Oggi i software stanno diventando sempre più intelligenti e stanno trasformando in modo sempre più evidente la vita quotidiana delle persone – ha dichiarato Filippo Rizzante, CTO di Reply -. Interi settori economici, di fatto, vengono rivoluzionati dal diffondersi di queste tecnologie e i consumatori assistono a questa trasformazione attraverso la sempre maggiore presenza di assistenti personali, self-driving car e applicazioni per la smart home. Le aree su cui Reply sta quindi focalizzando le proprie attività riguardano l’interazione uomo-macchina, ovvero sistemi di conversazione e riconoscimento del linguaggio naturale e sistemi di riconoscimento visuale, l’automazione dei processi e i sistemi a supporto delle decisioni aziendali”.

Intelligenza artificiale al lavoro

Aall’evento sono stati presentati i risultati della ricerca “Intelligenza artificiale al lavoro” che Italo Foundation ha commissionato a Toluna per analizzare la relazione uomo – macchina nel mondo del lavoro ossia l’impatto dell’introduzione di macchine intelligenti nel processo industriale per le risorse umane.

La Fondazione ha voluto investigare criticamente i pro e i contro dell’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle aziende lasciando direttamente la parola ai lavoratori – Toluna società di ricerche di mercato ha raccolto l’opinione di 1.000 lavoratori italiani rappresentativi della popolazione nazionale.

La Fondazione ritiene infatti fondamentale comprendere gli effetti sul personale prima di introdurre in un ambiente lavorativo queste soluzioni artificialmente intelligenti per il solo ritorno economico.

In generale le persone non sono pronte a relazionarsi con macchine intelligenti -il 49% degli intervistati dichiara infatti che Le Macchine non devono pensare, ma solo eseguire compiti ripetitivi – il responsabile HR dell’azienda che avrà il compito di accompagnare le risorse in un processo di evoluzione non solo tecnica ma anche e soprattutto culturale, occorre infatti un cambio di mentalità. La Fondazione immagina la necessità di una nuova figura professionale rivolta principalmente alla formazione del personale il “digital transformation coach”.

Sicurezza sul lavoro 36%, Pianificazione Turni 29%, Analisi di mercato e dei concorrenti 28% queste i primi tre processi aziendali che secondo gli intervistati potrebbero migliorare se gestiti esclusivamente da macchine Intelligenti. Ricerca e selezione del personale 15% e Servizio post vendita 13% agli ultimi posti.

Un intervistato su due definirebbe bullismo il sabotare di nascosto una macchina per dimostrare a tutti che anche le macchine intelligenti sbagliano.

In generale dalla ricerca emerge che le donne dichiarano una maggiore sensibilità al tema perché essendo più inclini agli aspetti relazionali temono che il rapporto diventi sempre più impersonale quindi emerge la paura di perdere quell’umanità propria dei rapporti tra persone/colleghi.

In chiave di rapporto Nord-Sud, lavoratori del sud, dichiarano, in una percentuale quasi doppia rispetto a quelli del nord, che se potessero scegliere preferirebbero come capo una macchina, un risultato interessante che evidenzia una maggiore accettazione della macchina guidata da una sostanziale sfiducia nel management umano.


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