Uefa, il Milan si aspetta una pena ragionevole, altrimenti torna al Tas


Non deve suonare come una minaccia, non è questa l’intenzione, piuttosto è uno scenario, o, se preferite, un indizio che può forse aiutare a capire come andrà a finire. Dopo l’udienza bis a Nyon, di fronte alla Camera giudicante dell’Uefa, durata ieri poco più di due ore (un tempo lungo per incontri simili), il Milan si aspetta una pena «proporzionata», come da indicazione del Tas, che aveva annullato l’originaria esclusione dalle Coppe.

Ma che cos’è una pena «proporzionata»? Per il club l’eccesso di deficit rispetto alle regole imposte dal fair play finanziario per il triennio 2014-2017 (gestione Berlusconi) meriterebbe — anche in confronto ad altri casi analoghi — la pena «ragionevole» di una multa e, al massimo, alcune limitazioni nella lista Uefa (che quindi potrebbero impedire di schierare i nuovi acquisti del mercato di gennaio in Europa). Ma se, quando l’Uefa si esprimerà («Mi auguro in tempi brevi», ha detto all’uscita il presidente Paolo Scaroni: diciamo nella prima metà di dicembre) la sentenza dovesse essere più dura, il club tornerebbe al Tas per ottenere appunto l’equità richiesta. Uno scenario che l’Uefa, in teoria, avrebbe tutto l’interesse di evitare, perché — al di là di quello che potrebbe essere l’esito del ricorso — non è mai considerato il massimo uscire dal «sistema» per risolvere le controversie.

La delegazione milanista ieri era guidata da Gordon Singer, a rappresentare l’impegno diretto del fondo Elliott (c’erano anche i membri del cda Frank Tuil e Andrea Furlani, oltre ai legali Ian Lynam e Antonio Rigozzi). In passato l’ex proprietario Yonghong Li non si era mai presentato alle udienze, e anche questo non aveva aiutato. Ma naturalmente la solidità di Elliott è già di per sé un elemento che induce l’Uefa a un diverso atteggiamento. Elliott ha potuto quindi ribadire il proprio impegno nel Milan nel medio termine (3-5 anni) e ha illustrato il proprio business plan, spiegando come intende rispettare le regole del pareggio di bilancio (sono consentiti 30 milioni di perdita nel triennio).

L’ideale sarebbe che venisse accettato dall’Uefa quanto aveva tentato il Milan cinese: un anno «franco» (slittato in avanti di uno, ora sarebbe il ‘17-’18, chiuso con una perdita di 126 milioni) che doveva consentire alla nuova proprietà di partire con i primi investimenti e poi l’accordo di un voluntary agreement che stabilisce i vincoli del triennio successivo. Ma, appunto, è lo scenario ideale: più facile che un settlement fissi un’altra sanzione più una serie di limitazioni inevitabili. Sarà un difficile gioco di equilibri, che starà in piedi con qualche risultato sportivo (meglio se con la Champions) e con l’aumento dei ricavi: l’a.d. Ivan Gazidis arriverà i primi giorni di dicembre, potrà mostrare tutta la sua bravura.

20 novembre 2018 (modifica il 20 novembre 2018 | 23:24)

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