Tv, i campioni europei si preparano alla sfida di Netflix e Apple


La terza legge della dinamica recita: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Un principio che regola l’intero universo, nelle sue diverse parti. mercato televisivo compreso. Tradotto: nulla di quello che fa o dice un attore del settore passa inosservato, o non influenza le mosse dei competitor. Certo, il principio valido in qualunque campo.

Ma il fatto che in ogni casa ci sia almeno un televisore o un computer, rende il settore dell’entertainement particolarmente sensibile ai cambiamenti. L’ultimo l’arrivo di Apple nel mercato Svod. It’s show time lo slogan scelto da Tim Cook per il lancio del progetto, che rischia di fungere anche da epitaffio per i concorrenti. A maggior ragione se la societ di Cupertino decider di seguire quello che gli analisti suggeriscono da tempo. Qualcosa di simile all’antico adagio tieniti stretti gli amici e ancora pi stretti i nemici, Jp Morgan a febbraio aveva consigliato Apple di acquistare Netflix, valutandola 150 miliardi di dollari. Un modo per Apple per sistemare i propri conti che hanno risentito del calo delle vendite dell’iPhone. Un modo per Reed Hasting, fondatore e ceo di Netflix per invertire il trend del proprio gruppo che, visti i costanti rossi presenti nell’ultima riga di bilancio, a gennaio ha aumentato il costo degli abbonamenti negli Usa. Anche se per ora il progetto di Apple avvolto nel mistero, si sa con certezza che Netflix non metter i propri contenuti sulla piattaforma della Mela. Noi vogliamo che le persone guardino i nostri show sulla nostra piattaforma. Abbiamo deciso di non integrarla nel loro servizio, ha dichiarato Hastings.

La creatura targata Apple, dovr fare i conti anche con i nuovi campioni del mercato a stelle e strisce nati dopo le fusioni At&T – Time Warner, Comcast – Sky, Fox-Disney che a breve lancer la propria piattaforma streaming Disney Plus. Tre giganti che potrebbero mettere a dura prova i solitari competitor. L’onda lunga delle fusioni, in virt delle leggi della fisica (e di mercato) arrivata anche in Europa, ovviamente. E i vari protagonisti si stanno attrezzando. In Francia, Canal Plus, di propriet di Vivendi, ha annunciato pochi giorni fa la nascita di CanalSeries, una piattaforma che conterr programmi e serie internazionali. L’obiettivo ovviamente rosicchiare quote di mercato di Netflix che in Francia conta cinque milioni di abbonati. Il gruppo francese ci aveva gi provato, anche se con un business model diverso, con il lancio di CanalPlay, servizio di Video On Demand chiuso per otto mesi fa. A giugno poi France Tlvisions, M6 e Tf1 hanno annunciato il lancio di Salto, una piattaforma Ott con informazione, sport, intrattenimento, fiction locali, serie Usa, documentari e cinema. Un’insolita alleanza tra tv commerciale e tv pubblica che vedr la luce questa estate.

Anche nel Regno Unito cominciato il consolidamento con l’alleanza tra la Bbc e il network Itv che a febbraio hanno annunciato la nascita di BritBox, una sorta di archivio streaming di tutte le serie prodotte dalle due emittenti televisive. E in Italia? In Italia lo streaming deve fare ancora i conti con una copertura della fibra, non ai livelli dei cugini europei. anche per questo motivo che Sky ha stretto un accordo con Open Fiber che consentir al broadcaster di sfruttare la banda ultralarga della societ di Enel e Cdp per veicolare contenuti tv, permettendo quindi al decoder Sky Q di funzionare anche via internet, oltre che via satellite. Mediaset da parte sua, ha cominciato (da tempo) a muoversi per fronteggiare i nuovi protagonisti. A partire dall’alleanza con i francesi di Tf1 (di propriet della famiglia Bouygues) e i tedeschi di Prosiebensat pensata per creare un polo europeo generalista. I vantaggi sarebbero innegabili per i tre attori: una riduzione dei costi, un aumento della cassa per investimenti in tecnologia, un ampliamento della base di possibili clienti per la pubblicit su scala internazionale.

Sembra prematuro invece pensare a un campione europeo in grado di competere sui contenuti. Le cifre ancora non possono essere confrontate con i maxi budget di Netflix (8 miliardi nel 2018) Amazon Prime (5 miliardi) o Hbo (2,5 miliardi). Il problema sar semmai quello di definire il business model della societ e soprattutto la governance. Si parlato a tal proposito gi a a novembre di un accordo (su cui Mediaset aveva messo lo studio Chiomenti al lavoro) per creare una holding basata ad Amsterdam, per riuscire a mettere ordine tra le varie teste e le varie quote di capitale. Un progetto che risuona nuovamente nelle parole di Pier Silvio Berlusconi che in una recente intervista ha parlato della necessit di creare una media company internazionale. In tempi stretti: Prima si fa meglio .


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