Tutto il Marvel Cinematic Univers – Seconda parte –


Il Marvel Cinematic Universe era iniziato con Iron Man, nel 2008, ma in quell’anno uscì anche un’altra pellicola, un Film Che Tutti Vogliono Dimenticare: L’Incredibile Hulk, diretto da Louis Leterrier e interpretato da Edward Norton nel ruolo di Bruce Banner/Hulk, Liv Tyler e William Hurt in quelli di Betty Ross e suo padre il generale Thaddeus “Thunderbolt” Ross, nonché Tim Roth nei panni dell’antagonista Emil Blonsky/Abominio. Inutile girarci intorno, il film è il meno riuscito di tutta la produzione Marvel, nonostante Edward Norton stesso abbia scritto parte della sceneggiatura e al timone ci fosse un vero Marvel Fan di Hulk. L’unico personaggio che si è salvato da quel film è stato il generale Ross, rivisto poi come Segretario di Stato sia in Capitan America: Civil War che in Avengers: Infinity War in una brevissima scena. Cosa non abbia funzionato è tuttora motivo di discussione, fatto sta che confrontando gli incassi di questo film con quelli di Iron Man, Hulk venne messo in ghiacciaia fino al 2012, quando lo vediamo ricomparire in Avengers, dove ha il volto di Mark Ruffalo, il cui viso viene riportato grazie ad un costoso (e faticoso) capturing anche quando si trasforma nel Gigante di Giada. Forse sarà che Hulk funziona meglio in un film corale che nel classico assolo, forse Mark Ruffalo è fisicamente il più azzeccato dei Bruce Banner rispetto al troppo atletico Eric Bana e troppo poco atletico Edward Norton, ma è questo l’Hulk che piace ai fan e infatti la sua storia si svilupperà nel corso della serie degli Avengers con un piccola gustosa digressione in Thor Ragnarok assegnandogli anche una nuova love story con Natasha Romanoff.

Strano come gli Avengers, che nei fumetti si formano proprio per contrastare un Hulk incontrollabile, nell’universo cinematografico, invece, si formino per mano di Nick Fury e con il preciso intento di controbattere l’invasione aliena dei Chitauri agli ordini di Loki ma in realtà mossi dai fili del grande burattinaio Thanos.

Il primo film è epocale, i veri fan l’hanno visto e rivisto perché rappresentava la materializzazione dei sogni più sfrenati: gli Avengers (ok, lo so che li chiamavamo Vendicatori, ma non si può più) al cinema, insieme all’Eliveicolo, a una battaglia che (fatti i debiti paragoni) non ha nulla da invidiare alle tavole immaginifiche di disegnatori come Jack Kirby,


Un ultimo saluto.
Un ultimo saluto.

Tre anni dopo arriva il secondo episodio: Avengers: Age Of Ultron. Per ora l’episodio meno soddisfacente della squadra, certo necessario perché introduce i nuovi personaggi di Wanda/Scarlet e Visione oltre a costituire l’evento/incidente che si ripercuoterà in Civil War e introduce la questione dei “danni collaterali” prodotti dagli scontri dei supereroi. Forse il regista Joss Whedon ormai si era già allontanato mentalmente dal Marvel Universe, o forse non sempre le ciambelle riescono col buco, ma sta di fatto che è a tutti gli effetti un interlocutorio secondo episodio.

Prima di arrivare, però, alla porta di passaggio tra i primi dieci anni della Marvel e l’universo a venire (Avengers: Infinity War) dobbiamo mettere in fila alcuni film singoli che presentano i nuovi personaggi necessari allo svolgimento delle storie.

Si apre con Ant Man, versione 2.0, Scott Lang, incastrato dall’originale Hank Pym per impedire ad uno scarso calabrone di volgere ad un uso militare e malvagio le proprie “particelle Pym”.

Il tono del personaggio in questo e nel film seguente è quello dell’Heist Movie con una buona dose di Comedy. Attenzione però, per quanto tutto concorra nel fare di Ant Man un cazzeggione dotato più di più fortuna che di abilità, è probabile che proprio da questa serie di film possa arrivare una delle soluzioni al catastrofico finale di Infinty War. Il secondo film, dove ci vengono presentate ben due Wasp, l’originale (Michelle Pfeiffer) e la figlia interpretata da Evangeline Lily, introduce un cattivo migliore del primo (Ghost) e la tematica/problematica del regno quantico, ovvero una di quelle dimensioni ultraterrene ove tutto può accadere, anche riavvolgere il tempo o saltare qua e la tra gli eventi e salvare il mondo. Peccato, va detto, per aver tagliato fuori tutta la storyline di Hank Pym, marito violento e creatore di Ultron, ma ce ne faremo una ragione. Ant Man si unisce alla Civil War, non dimentichiamolo, ma non alla Infinity War, insomma, a tutt’oggi un “personaggio laterale”.

Cosa che non si può dire del Dottor Stephen Strange, eminente chirurgo dotato di una personalità istrionica tale da rivaleggiare con Tony Stark, affidato a Benedict Cumberbatch, e, in termini di ragionamento dei produttori, se proprio si dovesse passare il testimone di Stark/Downey jr. a qualcuno, chi meglio di Strange/Cumberbatch? Doctor Strange ha ricevuto pareri discordanti, però la sua fedeltà al personaggio di Ditko è assoluta, le tavole lisergiche che tanto ci colpirono quando le sue storie comparivano in appendice alla rivista dell’Uomo Ragno sono state riprodotte sullo schermo, prendendo anche qualche buon rischio, come ad esempio lo scontro finale con il tempo attorno che scorre all’inverso e il confronto con Dormammu che ricorda tantissimo le leggende orientali in cui lo scaltro uomo raggira perfino una divinità ponendo questo personaggio nel regno del Weird più sfrenato.




Strange apre lo scrigno del metafisico che, sappiamo, coincide poi con l’ultraterreno e il cosmico nella produzione Marvel, e aggiunge una ampia regione alla mappa del MCU.

La ciliegina, gia preannunciata e pregustata in Civil War, è il ritorno a casa di Spider-Man.

Archiviato il (sigh) reboot con Garfield, grazie alla lungimiranza di Sony e Marvel Studios, possiamo gustarci un Teen Movie con superpoteri che non solo non delude gli adulti, ma addirittura presenta un cattivo estremamente interessante, l’Avvoltoio di Michael Keaton, del quale affascinano sia le motivazioni della sua scelta di campo sia l’enigmatico finale nel quale suo malgrado tributa a Spider-Man un adulto e rispettoso silenzio complice.

Da Civil War spunta anche un frutto inaspettato: Black Panther. Sottogenere: Blackexploitation.

Un sodo film di avventura, la storia di un principe che accetta il proprio potere, lo sguardo su una nazione africana così fantastica che potrebbe essere vera. Perfino quelli più scettici, che dubitavano di andarlo a vedere (ed io tra questi) si sono dovuti ricredere, con estremo piacere.

Wakanda è necessaria al MCU, non solo perché accoglie e cura Bucky/Winter Soldier ma perché la sua tecnologia è quanto di più avanzato il pianeta possa offrire.

Per questo è la zona designata per custodire una delle gemme dell’infinito, quelle alla cui ricerca si lancia Thanos nel terzo film della serie Avengers: Infinity War.

E qui, improvvisamente, la prospettiva cambia. Perché la costruzione del personaggio del titano è tale che, almeno in un paio di occasioni, può balenare anche il dubbio che sia lui dalla parte della ragione (dubbio subito fugato, ovviamente).

Pensavamo tutti che questo terzo film chiudesse una trilogia, una fase e dieci anni di MCU. E invece no. I fratelli Russo ci hanno portato fino all’apocalisse e ci hanno lasciato lì, aspettando che il segnale lanciato dal pager di Nick Fury (nello spazio, nel tempo, in entrambi?) venga esaudito dalla prima grande eroina, Captain Marvel (peccato perdere nei trailer italiani del suo film di presentazione la mutazione della parola HER in HERO) e tutto converga in Avengers: Endgame.

Chi rimarrà nell’MCU dopo questo episodio è argomento di discussioni, hype e ipotesi, ma una delle notizie migliori è che dopo l’acquisizione Fox (e gli ottimi riscontri alla cogestione di Spider-Man) l’universo si prepara a diventare molto più vasto, con la possibilità di film ancora più epocali e avvincenti, che continueremo a vedere almeno finché non ne faremo indigestione.


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