Tutti i passi della procedura Ue Rischio di sanzione fino a 0,5% del Pil


Le regole non sono un’invenzione di qualcuno, hanno delle ragioni e queste ragioni sono parte della realt con cui ognuno deve fare i conti, sostiene il ministro delle Finanze tedesche Olaf Scholz, commentando la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione Ue contro l’Italia su Bloomberg Tv .

Ma che cosa prevedono le regole europee e che cosa rischia ora l’Italia con l’avvio della procedura d’infrazione per deficit eccessivo in violazione della regola del debito da parte della Commissione Ue? Secondo le regole europee , contenute nel Patto di stabilit e di crescita, il cosiddetto fiscal compact europeo, varato nel 1997 e aggiornato durante la crisi finanziaria, il debito dei Paesi che partecipano all’unione monetaria non deve superare il 60% del Pil, cos come previsto il pareggio di bilancio. Il deficit non pu in ogni modo superare il 3% del Pil. Si stabilisce inoltre che, per la quota del rapporto debito/Pil in eccesso rispetto al valore del 60%, il tasso di riduzione debba essere pari a 1/20 all’anno nella media dei tre precedenti esercizi. Per chi viola le regole sono previste sanzioni automatiche. E’ utile ricordare che il Parlamento italiano ha ratificato le modifiche apportate al Patto di stabilit e di crescita nel luglio 2012.

Succede invece che in Italia il debito pubblico salito a un nuovo record raggiungendo quota 2.341 miliardi di euro a fine estate, oltre il 130% del Pil e la tendenza va nella direzione opposta rispetto a quanto prevedono le regole. Nella bozze di legge di Stabilit il governo prevede un deficit pari al 2,4% nel 2019, del 2,1% nel 2020 e dell’1,8%, a fronte di una crescita dell’1,5% l’anno prossimo, dell’1,6% nel 2020 e dell’1,4% nel 2021. Ma questi numeri si scontrano con i dati della Commissione Ue, che nelle previsioni autunnali, ha stimato un disavanzo italiano del 2,9% nel 2019 e del 3,1% nel 2020, assumendo una stima della crescita economica dell’1,1% quest’anno, dell’1,2% nel 2019 e dell’1,3% nel 2020. Inferiore quindi alle stime del governo, ma che potrebbero rivelarsi perfino troppo ottimistiche, visto che proprio oggi l’Ocse ha tagliato le previsioni di crescita indicando per il nostro Paese un Pil in frenata all’1% nel 2018 e allo 0,9% per l’anno prossimo. Secondo Bruxelles, inoltre, il debito pubblico chiuder all’131,1% del Pil quest’anno (rispetto al 131,2% del 2017), scender leggermente al 131% nel 2019 per risalire al 131,1% nel 2020.

Che cosa succeder adesso? La Commissione Ue invier il rapporto sul debito ai governi dell’eurozona e, dopo la loro valutazione tecnica. Consiglio e Commissione a quel punto chiederanno all’Italia una manovra correttiva da fare entro 3-6 mesi con misure specifiche per il riallineamento dei conti pubblici ai vincoli europei. Solo dopo scatterebbero le sanzioni pecuniarie, che possono andare dallo 0,2% allo 0,5% del Pil, che in ogni caso devono essere avallate dall’Ecofin. L’ultimo passo riguarderebbe il blocco dei fondi strutturali, ma potrebbe non essere applicato mai, come accaduto con Spagna e Portogallo: quando non rispettarono il rientro dal deficit, la Commissione impieg mesi per raccomandare la multa, ma nel frattempo i due governi trovarono un accordo con la Ue e la procedura decadde.

L’Italia potrebbe pagare un prezzo molto pi alto se gli investitori perdessero fiducia nel Paese: a rischio non ci sarebbe solo la difficolt a rifinanziare il debito pubblico, ma anche la stabilit del sistema bancario italiano, estremamente sensibile ai movimenti dello spread, come abbiamo visto negli ultimi mesi. Con un’ulteriore pressione sulla finanza pubblica, visto che secondo l’Istat ogni 100 punti in pi di spread costano lo 0,7% del Pil.

21 novembre 2018 (modifica il 21 novembre 2018 | 13:54)

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