Tsitsipas, un tennis di bellezza greca: «Sampras guru e diventerei perfetto»


La linea telefonica è disturbata ma le idee sono chiarissime: «Next Gen è l’ultimo torneo della stagione. Né turismo né calcio a San Siro, di cui sono appassionato: sto venendo a Milano per vincere».
Stefanos Tsitsipas, 20 anni, greco di Atene con il pizzetto da moschettiere, sarebbe piaciuto al commissario di Petros Markaris. Tre indizi (rovescio a una mano forgiato sul modello dell’arma impropria dell’idolo Pete Sampras, primo torneo Atp conquistato a fine ottobre a Stoccolma, ambizioni altissime sostenute da conclamato talento) fanno una prova: il figlio di Apostolos, che lo allena, e di Julia Salnikova, russa ex n. 194 del ranking («Mamma e papà si sono conosciuti ad Atene: lui era spettatore del match di lei»), il più giovane dei top-25 dell’Atp (oggi è numero 15), è destinato a grandi cose.
L’esempio di Karen Khachanov è illuminante: un anno fa giocava Next Gen, ieri ha battuto il redivivo re del tennis Novak Djokovic nella finale di Parigi indoor. Quella che si definisce una curva di crescita, fin qui, ben riuscita. «Lo stesso vorrei fare io…».

Al calduccio del clan famigliare che lo accompagna in giro per i courts, Stefanos sta irrobustendo fisico e colpi. «È stata una grande stagione — racconta —, da dieci e lode: ho scoperto di poter battere i grandi e ho trovato la continuità che mi mancava». Ha perso due finali da Rafa Nadal (Barcellona e Toronto) appendendo scalpi importanti alla cintura (Thiem, Djokovic, Zverev), è il primo greco ad annettersi un titolo Atp, ha raggiunto gli ottavi a Wimbledon, il torneo preferito: «Il primo Slam che vorrei vincere in carriera». Perché? «Per l’importanza, la copertura mediatica, la popolarità interplanetaria: vincere Wimbledon ti cambia la vita». Aspettando di ricevere il piatto d’argento dal duca di Kent, Tsitsipas ha l’Italia scritta nel destino. A 15 anni ha giocato per il Tc Galatina, a 17 ha conquistato l’Under 18 del Bonfiglio e poi, a ruota, il primo challenger a Genova. «Infatti, oltre che per la Grecia, tifo per la Nazionale italiana di calcio e il Genoa, insieme a Aek e Olympiacos, è la mia squadra del cuore: non so perché, forse per i colori della maglia che amo da quando ero bambino. Il calciatore? Ieri Ronaldinho, oggi Leo Messi».

Il mix di culture, greca più russa, insieme a un tennis classicamente moderno (e non sguaiato come il gioco muscolare e monotono dei più), assai bello da vedere, sono il valore aggiunto di un Next Gen non banale che chiede alla gavetta innovativa del torneo di Milano (cinque set ai 4 game con tie-break sul 3-3, punto secco sul 40-40, lo shot clock a dettare i tempi), sulla scia di Chung l’anno scorso, l’autorizzazione al salto di qualità: «Devo imparare ad essere più aggressivo e meno prevedibile. Nel 2019 dovrò crescere almeno del 30%». A costo di pensare di affiancare a papà Apostolos un mentore con il pedigree: «Perché no, se servisse a migliorare? Sampras sarebbe perfetto ma dubito abbia voglia di viaggiare». Non è fidanzato («Purtroppo…»), per le vacanze vota Corfù, è molto social («You Tube su tutti»), adora Federer e sogna di conoscere il Dalai Lama. Indiziato di sicuro successo, scriverebbe Markaris.

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4 novembre 2018 (modifica il 4 novembre 2018 | 23:05)

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