Troppi errori contro e -11, il Torino lancia l’allarme: «Così la Var non serve»


I fatti (sul campo) separati dalle opinioni (sulla Var): e non c’è bisogno di alcun «dossier granata», anche se si potrebbe fare un «instant book», perché gli errori ai danni del Toro (10) sono «evidenti», appunto. All’esordio con la Roma, a Udine, con il Frosinone, quindi a Bologna, poi con la Fiorentina, due volte nel k.o. di fronte al Parma, nel derby con la Juve. Per finire sabato, a casa Sassuolo: niente immagini riviste dall’arbitro per concedere un «netto» (lo dice pure l’ex arbitro Andrea De Marco) rigore di Rogerio su Zaza. Ma Var usata per annullare (correttamente) il 2-1 segnato dal granata Falque.

Dieci episodi decisivi e un pieno di rabbia. Undici punti che mancano in classifica e la memoria ai quei 12 punti scippati nel 2009, che costarono ai granata la serie A e fecero sorridere chi avrebbe voluto una sola squadra a Torino. E attorno, silenzio, che fa molto scena del delitto. Gli arbitri, non parlano: «Eppure sarebbe un valore in più, come si intervistano giocatori e allenatori», dice De Marco, internazionale dal 2007 al 2013. Tutti zitti, nella salute e nella malattia. Fanno eccezione, con le ospitate in tv, Marcello Nicchi (dal 2009 presidente dell’Aia) e Nicola Rizzoli, il designatore. Non sono campioni di audience, ma il problema è che i loro commenti arrivano a crimine compiuto. Peccato perché sarebbero manager di livello, un arbitro può arrivare anche a guadagnare 180 mila euro a stagione, un designatore può superare i 300.

Vita dura, pieno di imprevisti. Rizzoli (gennaio 2015): «L’errore è figlio dell’effetto sorpresa». Peccato che, da due campionati, il problema sarebbe risolvibile. Un arbitro potrebbe farsi aiutare dalla tecnologia e andare a guardare quello che è accaduto alla Var, come un telespettatore sul divano, con la moviola. Poi però ci si sono messe regole che hanno complicato la semplicità delle cose: il «protocollo». Va da sé, qualsiasi altro pensiero non è gradito.

Da presidente del Toro, Urbano Cairo ha cercato di dare un’altra interpretazione rispetto alle direttive arbitrali, pure da insospettabile posizione se, da sempre, è sostenitore della Var, fin dalla prima stagione sperimentale. È il progresso, alla faccia di chi voleva «il Toro nei musei», per dirla con l’ex coppia juventina, Antonio Giraudo-Luciano Moggi. Vuoi mai che avessero ragione.

 Il gol di Berenguer in posizione regolare annullato a Udine
Il gol di Berenguer in posizione regolare annullato a Udine

Nel settembre scorso, anche questa è cronaca, Cairo ha iniziato a porre il problema sull’impiego corretto della tecnologia: «Se è questo il modo di usarla, tanto vale non averla». Il disappunto del numero uno granata era motivato, mica una sparata a caldo. Alla quarta giornata, il Torino si era visto annullare un gol il modo paradossale, a Udine, per un inesistente fuorigioco di Berenguer. Clamoroso errore dell’arbitro Valeri: aveva interrotto l’azione, precludendosi la possibilità di impiegare la Var. Il perché lo ha spiegato Rizzoli, il 19 novembre a Milano, durante un incontro tra allenatori e arbitri. Sorprendente, perché per la seconda volta in carriera e dopo molti anni di assenza, aveva deciso di parteciparvi anche Walter Mazzarri, allenatore granata. Che, sollecitata la discussione sulla Var, aveva ricevuto dal designatore una risposta non proprio convincente, chiamando in causa l’Ifab, la corte suprema del calcio mondiale. In sintesi: «Prima del Mondiale, l’Ifab invece di ampliare l’uso della Var lo ha limitato, introducendo l’aggettivo “evidente” nella dicitura di quando va chiamata l’assistenza video». Var sia, ma «solo in caso di chiaro ed evidente errore». Eccolo il cavillo, al quale solo l’Ifab potrà rimettere mano, solo «in primavera». Arriveranno le rondini ma se ne saranno andati parecchi punti.

23 dicembre 2018 (modifica il 23 dicembre 2018 | 22:14)

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