Tracce di Protofantascienza italiana –


Prima di Urania, prima di Scienza Fantastica, la prima rivista di fantascienza mai apparsa in Italia, la science fiction ha avuto anche nel nostro paese quella che si chiama convenzionalmente protofantascienza, ossia opere che, scritte in un periodo storico precedente a quello in cui il genere narrativo e nato e si è sviluppato, presentano spunti fantascientifici o anticipano con le loro trame quelle che poi leggeremo come fantascienza.

Se il 1952, dunque, con al comparsa di Scienza Fantastica e con I Romanzi di Urania è convenzionalmente l’anno zero della science fiction italiana, è altrettanto vero che una convenzione è per definizione un accordo, un mettere nero su bianco un punto di partenza, ma testi che la critica ha, in seguito, individuato come assimilabili alla narrativa di fantascienza erano già presenti e spesso ad opera di scrittori insospettabili.

Molti di questi testi erano di stampo utopico, sulla scia di opere quali l’Utopia (1516) di Tommaso Moro e de La nuova Atlantide (New Atlantis, 1627) di Francesco Bacone. Come ricorda Riccardo Valla:

I più antichi di questi precursori rientrano nell’utopia rinascimentale: I mondi di Anton Francesco Doni (1552) e La città felice di Di Cherso (1553), L’isola di Narsida di Matteo Buonamico (1572), La repubblica immaginaria di Ludovico Agostini (1585), La città del sole di Campanella (1602), La republica d’Evandria di Lodovico Zuccolo (1621), La repubblica regia di Fabio Albergati (1627) e La repubblica delle api di Giovanni Bonifacio (1627). Nel secolo seguente la produzione si dirada e perde la sua autonomia risentendo delle ispirazioni francesi o inglesi: Viaggio nel mondo di Cartesio di G. Daniel (1739), il Viaggio di Enrico Wanton nei paesi delle scimmie e dei cinocefali di Zaccaria Seriman (1749), il poemetto Il mondo della luna di Delfico (1767), L’uomo d’un altro mondo di Pietro Chiari (1768), il poemetto Volo per lo spazio di Zappi (1782), l’Jcosameron di Casanova (1788).

Negli anni successivi la produzione lascia gli spunti classici dell’utopia e rinuncia a suggerire nuove forme di società per limitarsi a intrattenere il lettore con le meraviglie di altri mondi: diventa quella che va sotto il nome di “protofantascienza”. Se ne ha una grande fioritura poco prima del 1840, quando i giornali dell’epoca sono pieni delle pretese scoperte effettuate dell’astronomo Herschel con il suo nuovo telescopio che gli avrebbe permesso di vedere gli abitanti della luna e le loro città. Riprendendo quanto è stato pubblicato all’estero, compaiono allora molti libretti che descrivono le scoperte di Herschel e soprattutto gli uomini lunari alati, immediatamente seguiti da altri che anche se partono con l’intenzione di mitigare gli eccessi fantasiosi dei precedenti finiscono per risultare altrettanto fantastici1.

Prendiamo ad esempio la Lettera su la ipotesi degli abitanti de’ pianeti scritta nel 1836 da Padre Francesco Bruni, in omaggio al conte Monaldo Leopardi, padre del poeta Giacomo. Nel documento si disquisisce semplicemente della possibilità che esistano altri esseri viventi, circostanza negata dal Bruni, che tuttavia esclude anche la possibilità che gli altri pianeti e la Luna sia popolati da bestie, da animali o esseri privi di intelligenza.

Siamo evidentemente davanti a dotte illazioni che hanno però il sapore di quel filone della letteratura che oggi chiamiamo fantascienza.

Anche Giacomo Leopardi, nelle sue Operette Morali (1827), in un paio di occasioni potrebbe essere tacciato di essere uno scrittore di fantascienza.

In Proposta di premi fatta all’Accademia dei Silografi, composta nel 1824, narra di “automati”, ossia di quelli che oggi definiremmo robot e altro non è che una satira nei confronti della civiltà delle macchine, vista dai suoi contemporanei come fonte di progresso e di felicità. Nel testo, apprendiamo che l’Accademia dei Sillografi, istituzione del tutto inventata dal poeta, promuove un concorso per l’invenzione di tre macchine: una che sia l’amico perfetto, una seconda che riproduca un uomo artificiale in grado di compiere opere virtuose e magnanime e una terza che sia la donna perfetta, moglie fedele e garanzia di felicità coniugale. Altri scritti delle Operette sono assimilabili alla science fiction, come Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco. La scommessa di Prometeo, Il Copernico e Dialogo della Terra e della Luna 2.

Restando sempre solo all’Ottocento, si può rintracciare una vasta produzione di racconti, apparsi su riviste come Per Terra e per MareViaggi e Avventure di Terra e di MareIl Giornale dei ViaggiLa Domenica del CorriereIl Romanzo Mensile e altre. I pochi studi critici su questo periodo della nostra letteratura nazionale dimostrano senza di dubbio che anche l’Italia – al pari di altri paesi europei e degli Stati Uniti d’America – è stato terreno fertile per una letteratura dal sapore fantascientifico, oltre che fantastico. E gli autori pubblicati lo facevano quasi sempre con i loro veri nomi e non con pseudonimi stranieri, particolare che in seguito sarà invece seguito da molte pubblicazioni. Un percorso del tutto simile a quello che si è verificato in America, prima che l’immigrato lussemburghese Hugo Gernsback fondasse nell’aprile del 1926 la rivista Amazing Stories e coniasse il termine scientifiction (divenuto in seguito science fiction), dando anche qui una data precisa, seppur convenzionale, dell’inizio della storia della fantascienza a livello mondiale.

Come ci ricorda de Turris, un ruolo fondamentale lo hanno avuto alcuni periodici e due editori in particolare:

Tutto parte da due editori milanesi, Treves e Sonzogno. Treves fondò L’Illustrazione popolare (1863) che divenne poi l’importante L’Illustrazione italiana (1868), prototipo delle riviste che ci interessano. Sonzogno, invece rilevò i diritti di un popolare settimanale francese, il Journal des Voyages (1877-1915, 1924-1929, 1946-1949), e lo fece uscire l’anno dopo come il Giornale Illustrato dei Viaggi: otto pagine in bianco e nero con notizie dai Paesi esotici e narrazioni di avventure, il tutto tradotto dall’originale, almeno nelle prime due serie della rivista, 1878-1891 e 1897- 1910. Nel 1913 ne assunse la direzione Guglielmo Stocco e la terza serie, 1913- 1937: sino alla morte di questi nel 1932 e dopo comprese man mano sempre più firme italiane e sempre più argomenti fantastici, fantascientifici e misteriosi. Della quarta e ultima serie, 1941-1943, poco o nulla si può dire data la sua concreta irreperibilità. La vera svolta editoriale avvenne però il 6 gennaio 1890 allorché il quotidiano di Roma La Tribuna decise di pubblicare un supplemento settimanale illustrato, appunto La Tribuna illustrata, che, a differenza de L’Illustrazione italiana, almeno a partire dal 1893, era più agile, più snello, più efficace e quindi più “popolare”: alla informazione, scritta e fotografica, si aggiungevano brevi storie e novelle. L’idea verrà ripresa da altri quotidiani, in primis dal milanese Corriere della Sera che l’8 gennaio 1899 pubblicava La Domenica del Corriere che, almeno sino all’epoca della prima guerra mondiale, diede grandissimo spazio alla narrativa. Ecco, dunque, i principali punti di riferimento: da un lato le riviste di una certa diffusione definibili di cultura medio-alta, che hanno origine con L’Illustrazione italiana e proseguono con Psiche, La Lettura, Il Secolo XX, Noi e il mondo; dall’altra le pubblicazioni di livello medio-basso e dunque più popolari e divulgative, di vasta diffusione, che hanno origine con La Tribuna illustrata e La Domenica del Corriere; dall’altra ancora le riviste non solo popolari ma più specialistiche, cioè quelle dedicate alla narrativa avventurosa ed esotica, che più spesso di quanto non si creda ospitavano testi protofantascientifici, non solo influenzati dagli autori francesi e inglesi, ma del tutto autonomi come idee e come sfondo, che hanno origine nel Giornale Illustrato dei Viaggi cui si ispirarono il salgariano Per terra e per mare (1904-6) e tanti altri di cui si dirà. Accanto a questi ultimi si possono poi porre sia i settimanali esplicitamente per bambini e ragazzi, come Letture per la Gioventù (1904) e Il Corriere dei Piccoli (1908), che ospitavano storie non solo disegnate ma anche scritte; sia le vere e proprie riviste a fumetti da questi derivate, a partire da L’Avventuroso e L’Audace entrambi del 1934, che pubblicarono vari romanzi a puntate avventuroso-futuribili3.

Non mancano dei romanzi veri e propri, opere lunghe – risalenti soprattutto alla seconda metà dell’Ottocento e ai primi decenni del Novecento – di scrittori famosi e meno noti, ma tutti con opere apertamente o con spunti proto-fantascientifici: Dalla Terra alle Stelle. Viaggio meraviglioso di due italiani ed un francese (1887) di Ulisse Grifoni, L’Anno 3000. Sogno (1897) di Paolo Mantegazza, Dalla terra alle stelle (1890) e Gli esploratori dell’infinito (1906) di Yambo (al secolo Enrico Novelli), Il raggio naufragatore (1903) di Luigi Motta e Le Meraviglie del Duemila di Emilio Salgari (1907), ma la lista è lunga e non è questa la sede per compilarla.

Antonio Ghislanzoni (1824-1893), librettista per Giuseppe Verdi, suo il libretto dell’Aida (1871), ma anche di altri compositori, condivise i grandi temi della Scapigliatura, scrivendo racconti fantastici, ma anche un romanzo avveniristico come Abrakadabra – Storia dell’avvenire, pubblicato nel 1884, ambientato nella Milano del 1982, tra gondole volanti e altre invenzioni surreali.

Anche Emilio Salgari, l’autore per antonomasia della letteratura popolare italiana, si cimento con una manciata di opere fantascientifiche, tra cui la maggiore è senza dubbio Le Meraviglie del Duemila (1907). Protagonista dell’opera è James Brandok, un giovane milionario sempre più annoiato della vita che conduce che, dopo l’ennesimo viaggio, si reca dall’amico scienziato dottor Toby Holker, il quale gli confessa che è in procinto di compiere un importante esperimento. L’uomo si farà ibernare e risvegliare dopo cento anni, passando dall’anno 1903 al 2003. Il giovane Brandok gli chiede di poter essere ibernato anche lui e così i due, grazie alla pianta esotica trovata dal dottor Holker dal quale viene tratto un elisir che consente la conservazione del corpo, si risveglieranno in un mondo completamente trasformato. Ad accoglierli è il nipote di Holker che in un viaggio per il mondo, mostra ai due viaggiatori del tempo le meravigliose conquiste scientifiche che l’uomo ha raggiunto. Si va dalle macchine volanti ai treni sotterranei e velocissimi, dalle città sottomarine alla posta pneumatica, ad un mezzo di comunicazione che assomiglia alla televisione fino al cibo in pillole. I due restano a bocca aperta ad ogni nuova meraviglia, ma nel corso del loro viaggio soffrono sempre a causa dell’elettricità che pervade l’atmosfera di questo nuovo mondo, tant’è che alla fine i due finiranno per morire a causa del fatto che il loro sistema nervoso non si è abituato alla costante presenza dell’elettricità.

Una visione cupa del futuro, almeno a giudicare dal finale, tuttavia non scevra da una visione positiva e positivista del futuro dell’uomo. Salgari affascina con la sua prosa e con le idee e le invenzioni che trasudano ad ogni capitolo del romanzo.

Tra le altre opere salgariane, che spesso fanno il verso alle opere del francese Jules Verne, non possiamo non ricordare i romanzi 2000 Leghe sotto l’America (1888) e Attraverso l’Atlantico in pallone (1896), e i racconti Alla conquista della Luna, La stella filante e L’isola delle sette città (più conosciuto con il titolo L’isola del mar dei sargassi).

Altri due grandi autori della nostra letteratura popolare hanno dato più spazio alla fantascienza: Luigi Motta e Yambo, al secolo Enrico Novelli.

Del primo ricordiamo almeno i romanzi: I Flagellatori dell’Oceano (1901), Il raggio naufragatore (1903), I misteri del mare indiano (1904), Il gigante dell’infinito (1906), L’onda turbinosa (1908), Gli esploratori degli abissi (1909), La principessa delle rose (1911), Il Tunnel sottomarino (1912), Il vascello aereo (1913), I tesori del Maelstròm (1919), L’isola di ferro (1919), Il sommergibile fiammeggiante (1924), L’ombra dei mari (1926), La battaglia dei ciclopi (1927), e Quando si fermò la Terra (1951).

Di Yambo, i romanzi più squisitamente fantascientifici sono: Gli eroi del Gladiador (1900), Atlantide (1901), Gli esploratori dell’Infinito (1906), Fortunato per forza (1905), Il Re dei Mondi (1907), La colonia lunare (1908), Il mammouth (1909) e L’Atomo (1911). Molte di queste storie sono rivolte ai ragazzi e ai giovani di allora e, non a caso, hanno obiettivi pedagogici più che letterari.

Altri autori profantascientifici sono: Giustino Ferri con La fine del secolo XX (1906), Alberto Orsi con L’areostato nero (1918), Nino Salvaneschi con La rivolta del 2023 (1920) e Szrénide (1921), Guglielmo Stocco con L’aereonave fantasma (1910) e La Colonia infernale (1921), Renzo Chiosso con I navigatori del cielo (1925) e La città sottomarina (1945), Gastone Simoni con L’ultimo degli Atlantidi (1928), La casa nel cielo (1929), La città del sole (1929) e La barriera invisibile (1929).

Sul fronte della narrativa breve va segnalato l’egregio lavoro di ricerca di de Turris e Claudio Gallo confluito nell’antologia edita per l’Editrice Nord dal titolo: Le aeronavi dei Savoia. Protofantascienza italiana 1891-1952, che conteneva ben 39 racconti di scrittori italiani. Il libro dimostrava, senza tema di smentite, l’esistenza di una produzione di storie di fantascienza scritte e pubblicate, ben prima del 1952, anno in cui il genere letterario fece la sua comparsa ufficiale con pubblicazioni specializzate anche nel nostro Paese.

Tra gli autori dei racconti vi erano alcuni nomi poco noti, scrittori che avevano avuto una “vita letteraria” effimera, ma anche Luigi Capuana, teorico della corrente letteraria del “Verismo”, insieme a Giovanni Verga. Lo scrittore siciliano ha, infatti, scritto numerosi racconti in cui la scienza è il punto di partenza per una serie di speculazioni sulle possibili conseguenze, a volte positive (o forse dovremmo dire positiviste, visto che alla corrente letteraria del Positivismo si ispirerà il Verismo), a volte nefaste, laddove l’uomo è l’elemento variabile e imprevedibile di molte storie. Non possiamo non citare ad esempio racconti quali: Il dottor Cymbalus (1887), Un caso di sonnambulismo (1880), Creazione (1901), L’erosometro (1901), Nell’isola degli automi (1908), La città sotterranea, L’incredibile esperimento (1911), Due scoperte (1911).

Da questo elenco sommario, e non certo definitivo, è evidente che, come hanno dimostrato vari studiosi (Gianfranco de Turris, Riccardo Valla, Claudio Gallo, Fabrizio Foni e altri), la fantascienza scritta da autori italiani è sempre esistita, semplicemente non era chiamata così e considerata degna di attenzione da parte dalla critica. Un errore a cui si sta ponendo rimedio solo negli ultimi vent’anni.

Note 

Riccardo Valla, La fantascienza italiana – I in “Delos Science Fiction” n. 54, Delos Books, Marzo 2000.

Giacomo Leopardi, Operette morali, a cura di O. Besomi, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, Milano 1979.

Gianfranco de Turris, Per una storia della protofantascienza italiana in “IF. Rivista dell’Insolito e del Fantastico”, Numero 16. Anno VI, Luglio 2014, Tabula Fati, Chieti.


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