Tortu contro Cristiano Ronaldo: la storia delle sfide interdisciplinari


Qualche volta le sfide più incredibili vengono lanciate con battute inconsapevoli; altre volte con frasi furbe (ma innocue). Sperando che vengano comunque accettate. Così da ieri sono in molti a chiedersi se Cristiano Ronaldo da Funchal (classe 1985), abbia intercettato (e abbia intenzione di accettare) l’ambiziosa sfida di Filippo Tortu da Milano (classe 1998) primatista italiano sui 100 metri piani, nonché primo atleta azzurro a scendere sono i 10” sulla «misura regina». Al Palaindoor di Ancona, il ventenne sprinter delle Fiamme Gialle ha corso la prima prova dei 60 metri in 6’’58, ritoccando di quattro centesimi il 6’’62 di un anno fa a Berlino: è la migliore prestazione nazionale under 23. Non contento, con il suo sorriso solare e pulito, si è anche proiettato – a metà fra serie e faceto – in uno scenario (sportivo) ai limiti del surreale: «…Nei prossimi giorni andrò a Berlino, nel meeting del 1° febbraio – ha detto -e cercherò di migliorare ancora. Ci sono grossi nomi, atleti importanti: mi farò valere…Sfiderò Cristiano Ronaldo sui 60 metri».

Si potrebbe fare? Per correttezza ed equità, nel caso, bisognerebbe prevedere una doppia sfida sulla misura. Una «senza palla»; un’altra «palla al piede». Perché, come insegnavano i vecchi allenatori: «Chi corre con la palla al piede deve avere tre occhi. Uno per guardare a destra, uno per guardare a sinistra, un altro per evitare la pedata che lo sta per raggiungere…». Detto questo si assisterebbe ad una sfida interdisciplinare dalle ricadute (anche pubblicitarie) più che consistenti.

Sono tanti gli esempi di quanto anche un calciatore possa essere veloce. In assoluto. Depositari di ogni misurazione in questo senso sono i preparatori atletici delle squadre che spesso sono anche vincolati alla riservatezza sulle misurazioni (per evitare che si sappia quanto cala il rendimento del professionista; negli anni o nei mesi). Qualche anno fa uno dei giocatori più veloci di sempre, l’attaccante dell’Arsenal Teo Walcott confessò che il suo giovane compagno, il terzino spagnolo Hector Bellerin lo batteva regolarmente. E Walcott era stato cronometrato (nel 2009) sui 40 metri in 4.42… Altro «lampo» incontrastato per anni è stato l’esterno Antonio Valencia (ora ha 33 anni) già alle dipendenze di Mourinho al Manchester United. L’ecuadoregno pare abbia corso a 35.1 km/h, poco meno dei 37.58 (di media) di Usain Bolt nel suo record del mondo (9”58). Questo al netto dei vari studi compiuti sui video di giocatori «palla al piede» (e rivelatisi non sempre attendibili) .

Tortu contro Cristiano Ronaldo: la storia delle sfide interdisciplinari

In tema di sfide «interdisciplinari» fra atleti famosi, impossibile non citare quella del 26 giugno 1976, quando Muhammad Ali – allora campione in carica dei massimi Wbc e Wba -si presentò sul ring dell’arena Nippon Budokan a Tokyo. L’appuntamento era col campione di wrestling Antonio Inoki. Fra le intemperie di un pubblico sovreccitato, le due icone dello sport internazionale se le «diedero» davvero (fra calcioni, pugni e sangue) per 15 riprese filate. Poi, con Alì ferito a una gamba ed Inoki stordito da uno dei due diretti al volto, la parola passò ai giudici che decretarono…Il pareggio. Inoki aveva portato oltre sessanta calci veri, Alì cinque pugni «pesanti».

Tortu contro Cristiano Ronaldo: la storia delle sfide interdisciplinari

E che dire della «Battaglia dei sessi»? Il 20 settembre 1973 la leggendaria Billie Jean King, allora numero due del tennis mondiale, sfidò l’ex campione di Wimbledon in ritiro, Robert Larimore Riggs detto Bobby (che aveva più di 50 anni). Il giorno dell’evento oltre 30mila spettatori si radunarono all’Astrodome di Houston, in Texas per assistere all’incontro (sul quale nel 2017 è stato tratto un film). Finì 3-0 per la King (6-4; 6-3; 6-3), dopo che lo stesso Riggs aveva vinto 2-0 (6-2; 6-1) nel maggio precedente con la «numero 1», Margaret Court.

26 dicembre 1936, la sfida uomo-cavallo (vinta da Owens, ma...) (Ap)
26 dicembre 1936, la sfida uomo-cavallo (vinta da Owens, ma…) (Ap)

Ma la parabola più surreale e – per certi versi – più amara, fu quella di un’altra leggenda: Jesse Owens. L’uomo che a Berlino nel 1936 aveva vinto quattro medaglie d’oro olimpiche «sotto il naso» di Hitler, tornato in patria (inizialmente) non trovò lavoro che come garzone di una pompa di benzina. Così, per acciuffare qualche «verdone» extra si lasciò andare a qualche grottesca sfida: corse contro motociclette, cani e anche cavalli purosangue, al trotto o al galoppo. Sulle brevissime distanze vinse quasi sempre. Vinse?

21 gennaio 2019 (modifica il 21 gennaio 2019 | 15:59)

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