“Torno in Italia a ricercare i perché dell’Universo. E pago meno tasse”


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di Laura Aldorisio

Daniele Teresi è un ragazzo di 33 anni che da pochi giorni è rientrato in Italia da Bruxelles. È un fisico teorico delle particelle che all’Università di Pisa continuerà i suoi studi. È vincitore di concorso nel quale ha superato tutti i colleghi stranieri.
Ma che cosa è la fisica teorica delle particelle? Sono le leggi della natura. Alla fisica teorica, infatti, ogni uomo deve la scoperta dell’elettricità, dell’elettronica, attraverso la meccanica quantistica, le basi della rivoluzione industriale, grazie alla termodinamica.

«Nessuno di noi, però, mentre fa ricerca sa a che cosa potrà contribuire ogni piccola scoperta. Per le invenzioni più importanti spesso non c’è il tempo di vederle completate. Infatti, non è l’applicazione finale il motore del nostro studio. Facciamo qualcosa che sembra astratto, ma, in realtà, studiamo la ragione delle cose, una ragione così profonda che, fino ad oggi, ogni volta che abbiamo progredito nella comprensione della natura il mondo è completamente cambiato».

Daniele, ora toscano, si è laureato in Fisica a Palermo. Poi è emigrato a Manchester per un dottorato di quattro anni. Ne è seguito il post-doc a Bruxelles e ora l’assegno di ricerca di due anni a Pisa. Torna, anche, con un’agevolazione fiscale: lo stipendio non è soggetto a tasse, ma sono solo previsti i contributi pensionistici. Si tratta di un grant finanziato da un soggetto europeo ERC NEO-NAT. Quello economico è un punto di vantaggio per chi, come l’Italia, vuole attirare gli expat o vuole collaborare con scienziati stranieri che sono abituati a compensi molto più alti della media italiana.

«Torno, sì, anche se continuerò a essere più europeo che italiano. La posizione prevede, infatti, una collaborazione molto forte con il Cern di Ginevra. Lì studierò il problema fondamentale, quello della cosiddetta “naturalezza”».

Il problema è che la massa del Bosone di Higgs, che spiega come mai tutte le cose nell’universo abbiano una massa, è «la somma di due numeri che in linea di principio non sono relazionati l’un l’altro. La teoria dice che il Bosone dovrebbe essere pesante. Invece è leggero. Se fosse più pesante, l’universo sarebbe piccolo come un nucleo di atomo. È come se avessimo giocato al superenalotto: abbiamo il numero casuale che risulta essere quello perfetto. Ma vogliamo capire da cosa derivi, cosa ci sia dietro. Quindi, alla fine, stiamo cercando di capire perché l’universo è così come è».

Il giovane fisico avrà tra le mani anche altri temi su cui fare ricerca. Resta il fatto che bisogna avanzare con la ricerca sul Bosone di Higgs e in fretta perché una teoria in fisica ha bisogno di prove sperimentali. La macchina è in esecuzione e bisogna continuare prima che qualche fattore cambi. Il professore di Daniele è uno dei massimi esperti dei temi legati al Cern e potranno collaborare per dare, forse, un contributo universale al problema. «Dobbiamo anche capire cosa cercare a Ginevra. Uno dei motivi per cui siamo nel buio è perché magari non sappiamo cosa stiamo cercando». Quello che è sicuro è che l’Italia sta facendo la sua parte nella ricerca delle origini della “naturalezza” e, tra tutti, ci sono anche occhi e mani di un giovane 33enne. Che prima era partito e ora è tornato.


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