Tira il made in Italy: il mercato riscopre e rilancia gli azzurri


Forti, ma soprattutto italiani. Il mercato, sempre lunatico, riscopre il «made in Italy». I primi sussulti già adesso: l’Inter ha scavalcato la Juventus nella corsa a Matteo Darmian, la Lazio sta lavorando ai fianchi il Chelsea per consegnare Davide Zappacosta a Simone Inzaghi, la Fiorentina monitora la situazione di Roberto Gagliardini, finito nelle retrovie con Spalletti ma che l’Inter non intende mollare. La svolta potrebbe aiutare Roberto Mancini e allargare il ventaglio delle soluzioni nell’anno delle qualificazioni a Euro 2020. Anche Mario Balotelli ha trovato una soluzione: i sei mesi al Marsiglia sono l’ennesimo trampolino di lancio per un ragazzo che ha sperperato il suo enorme talento e che proprio il c.t. aspetta per la Nazionale.

Gli azzurri piacciono. A ogni latitudine. Ma è in serie A che si registra l’inversione di tendenza. Partendo dalla testa della classifica. C’è voglia di scoprire, sperimentare, lanciarsi. Nicolò Zaniolo ha fatto scuola. Mancini lo ha chiamato in Nazionale senza che avesse giocato un minuto e adesso è quasi insostituibile nella Roma. Sandro Tonali, anche lui già azzurro, promettere di accendere la primavera e l’estate del mercato. Il talentino del Brescia, classe 2000 e considerato il nuovo Pirlo, è corteggiato da tutte le grandi: dalla Juve all’Inter, dal Milan alla Roma. E i bianconeri, che pure hanno una squadra di campioni consumati e pronti a vincere tutto e subito, stanno rispondendo picche alle società che si sono fatte avanti per Moise Kean, pure lui classe 2000, pure lui già azzurro, attaccante di grande prospettiva. I bianconeri si muovono ad ampio raggio e nel mirino hanno anche Federico Chiesa, 21 anni compiuti, al terzo anno di serie A, già leader della Fiorentina e titolare della Nazionale. Anche l’Inter vuole il figlio d’arte e il Napoli conta sull’eccellente rapporto tra Aurelio De Laurentiis e Diego Della Valle. I viola hanno blindato la loro giovane freccia con un contratto sino al 2022 e per adesso non accettano neppure di sedersi al tavolo delle trattative. Chiesa gioca per portare i compagni e Pioli in Europa e se dovesse riuscirci non è esclusa la sua permanenza a Firenze per un’altra stagione. Ma la questione è aperta, la valutazione altissima (tra i 70 e gli 80 milioni), il destino incerto.

Nicolò Barella è conteso già adesso. Il Napoli, che sta per cedere al corteggiamento milionario del Psg, lo vorrebbe subito, ma il centrocampista è perplesso e medita di chiudere la stagione a Cagliari. A giugno la soluzione più probabile è l’Inter, fuori dalla tagliola del Fair play finanziario. Giuliani, presidente dei sardi, ha già fatto il prezzo (45 milioni) e individuato il sostituito (l’uruguaiano Nandez del Boca Juniors).

Il Milan non perde di vista Stefano Sensi, ma dovrà fare i conti con il Barcellona che ha instaurato una stretta collaborazione con il Sassuolo. Nei piani rossoneri potrebbe finire anche Daniele Baselli che ha trovato una dimensione al Torino. Il Napoli potrebbe affidare la fascia sinistra a Cristiano Biraghi, che da Pescara a Firenze di strada ne ha fatta tantissima e in attesa del rilancio definitivo di Spinazzola è titolare quasi intoccabile della Nazionale.

Anche le romane puntano sul mercato interno. Zappacosta è una pista complicata perché tra prestito e obbligo di riscatto il Chelsea pretende 18 milioni e il d.s. Tare potrebbe rinviare la questione a fine stagione quando sfiderà la Fiorentina per Giovanni Di Lorenzo dell’Empoli. Nei piani biancocelesti c’è un altro esterno, Manuel Lazzari, che in Nazionale ha fatto una toccata e fuga, ma che la Spal valuta 20 milioni. Netta l’inversione di Monchi e della Roma: vorrebbe subito Gianluca Mancini, difensore bomber dell’Atalanta (6 gol in stagione), valutato 25 milioni, anche se è più probabile che lo prenda a giugno quando, se riuscirà a cedere Dzeko, potrebbe muoversi su Andrea Belotti del Torino. Intanto l’obiettivo giallorosso è blindare Lorenzo Pellegrini, che a luglio ha una clausola rescissoria di 30 milioni e fa gola alle solite note. Ma Monchi sembra aver capito la lezione: le stelline meglio tenersele.

23 gennaio 2019 (modifica il 23 gennaio 2019 | 22:47)

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