Tim affonda in Borsa con lo scontro tra soci, Genish: resto in consiglio


Avvio pesante per Tim a Piazza Affari dopo la decisione dei consiglieri di Elliott di revocare, con un blitz, le deleghe al ceo Amos Genish, riaccendendo lo scontro con l’altro socio Vivendi. Il titolo cede il 3,31% a 0,52 euro mentre Morgan Stanley ha tagliato il giudizio a equal-weight a causa dell’ «incertezza» generata sulla società dalla conflittualità in seno al cda e tra gli azionisti. Nel frattempo, in un’intervista a La Stampa, l’ex amministratore delegato del gruppo di telecomunicazioni racconta il dietro le quinte dell’operazione che lo ha sfiduciato: «Mentre ero nel mezzo di un viaggio di lavoro in Asia per parlare di 5G – e dopo che il presidente mi aveva assicurato che non ci sarebbe stato un cda – ecco che ne convocano la riunione e fanno un vero putsch sovietico ai miei danni. Non c’era un’emergenza, potevano aspettare venerdì. Evidentemente, ci sono dei motivi per cui si sono sentiti a loro agio nel farlo mentre ero via».

Genish insomma accusa Elliott di colpo di Stato. Il fondo sovietico, dice il manager ancora nell’intervista, «ha condotto una campagna segreta per molto tempo cercando di destabilizzare me e la società». «Possiamo chiederci se non sia tutto dovuto alle due filosofie che animano Tim. Una è quella di chi vuole lo spezzatino della società per vendere i diversi pezzi, come Elliott ha sempre dichiarato. L’altra è di chi, come me, immagina un gruppo industriale integrato orientato al pieno sfruttamento del potenziale tecnologico a partire dal 5G», afferma Genish. «Questi approcci si sono scontrati sin dall’inizio. Era impossibile lavorare. Elliott mi ha sempre promesso sostegno a parole e non lo ha mai fatto». Quanto a Vivendi, «immagino che non possano andare avanti in una situazione in cui i loro interessi non sono tutelati». Il manager ha annunciato le sue intenzioni di rimanere in consiglio: «Resterò e lavorerò negli interessi degli azionisti».

14 novembre 2018 (modifica il 14 novembre 2018 | 09:59)

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