«Ti presto la mia fabbrica», parte oggi il club alimentare di Granarolo


una pattuglia di grandi aziende, tutte legate al mondo del food: dalle produzioni di latte e alimenti freschi fino alla ristorazione. Con una presenza consolidata in Italia e presidi all’estero. Si alleano e predispongono una rete per sostenere le startup della tecnologia alimentare. Con l’obiettivo di convertire le idee dei giovani in iniziative imprenditoriali concrete. Non si tratta di mecenatismo. Dietro c’ business: trasferimento tecnologico, acquisizione di elementi di innovazione e apertura delle fabbriche a chi ha un’idea buona. Lo scrigno che hanno confezionato la Agrifood Business innovation center, sede a Bologna, che apre oggi i battenti e si presenta al pubblico nella storica cornice di Villa Due Torri. E l’ambizione entrare nel settore dell’open innovation. Vale a dire, aprire le porte a idee, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, ma anche da universit, istituti di ricerca, fornitori. Al centro dell’iniziativa c’ Granarolo guidata da Gianpiero Calzolari, un’azienda da 1,3 miliardi di fatturato che ha fatto shopping in Italia e, caso unico, nei formaggi in Francia e in Gran Bretagna, con un modello societario originale, quello cooperativo. Il gruppo ha lanciato l’appello alle altre aziende. Hanno risposto alla chiamata Conserve Italia, presieduta da Maurizio Gardini, l’impresa di ristorazione bolognese Camst che vede al vertice Francesco Malaguti, uno dei protagonisti chiave nel campo della food innovation. Poi c’ la Cuniola, societ agricola del bolognese: fa capo alla famiglia Vacchi, proprietaria della Ima, uno dei pi grandi gruppi nazionali delle macchine per il packaging: infatti controllata dalla capogruppo Alva, che per la dinastia emiliana rappresenta il polo dell’innovazione, tra food e farmaceutica.

Digitale

Tra gli altri soci di Agrifood Bic c’ la Eurovo della famiglia Lionello di Ravenna. Licenziataria del marchio Almaverde Bio, la pi grande realt in Europa nel comparto dell’allevamento avicolo e nella produzione di uova, con circa 700 milioni di valore del fatturato. La presenza che marca la discontinuit rispetto al passato quella della Gellify fondata a Bologna che nelle sue fila conta Fabio Nalucci, Michele Giordani e Lucia Chierchia (ingegnere, ex capo dell’hub di innovazione di Electrolux). La strategia di accelerare l’evoluzione in chiave digitale delle aziende tradizionali, attraverso la connessione con le startup pi innovative che si affacciano sul mercato. In pratica, investe su nuove aziende in grado di portare innovazione in quelle pi mature.

Chi aderisce

Tra i soggetti che collaboreranno con l’incubatore ci sono l’Universit di Bologna, l’Enea, cio l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie l’energia e lo sviluppo sostenibile, e Aster, la societ della Regione per la ricerca e l’innovazione. Infine come sponsor ci sar anche Cnh Italia, quindi il mondo delle macchine per agricoltura. L’orizzonte d’intervento ampio: dal sostegno finanziario, alla consulenza per sostenere l’innovazione delle startup nel mercato del food, dell’agroalimentare e delle bevande lungo tutta la filiera: from farm to fork, dalla fattoria al piatto pronto. Agrifood sar un modello unico di conoscenza condivisa con le aziende del network, che danno alle startup la possibilit di accedere ai loro stabilimenti pilota. In Italia ha mosso qualche passo la Barilla che, poco meno di un anno fa, ha lanciato il fondo di venture capital Blu 1877 per fornire sostegno alle idee nate nell’ambito del suo progetto per l’innovazione nel food e nell’ agritech sostenibile. Il focus sul core business: da pasta e sughi prodotti, tecnologie verdi e ingredienti salutistici. un percorso che alcuni grandi gruppi dell’alimentare studiano a livello mondiale. Tra gli apripista, il gruppo Nestl che ha investito in Sweet Earth Foods. La multinazionale Mars ha poi lanciato Leap, un acceleratore di innovazione nel settore del petcare. Danone, da Parigi e New York, ha promosso Manifesto Venture per investire sulle iniziative di giovani imprenditori lungo tutta la filiera del colosso francese. Il gruppo degli spirit Diageo ha inaugurato la Diageo Venture, la Campbell ha avviato Acre, il fondo di venture capital che punta 125 milioni di risorse nel cibo innovativo e sostenibile, perch — ha spiegato la multinazionale — il settore ormai maturo e pronto per aprire alle iniziative disruptive. Ma nessuno fin qui ha varato un’iniziativa cos strutturata come quella che ora parte da Bologna. Agrifood Bic giocher il ruolo di network per fare incontrare imprese giovani e le metter in contatto anche con gli investitori.

L’innovazione

Ma l’aspetto innovativo sta proprio nell’apertura delle fabbriche delle aziende che aderiscono all’iniziativa agli imprenditori che hanno le idee migliori. In pratica, se una startup alimentare vuole provare a produrre lo potr fare nelle fabbriche di Granarolo & soci. Poi ci sar l’assistenza nel settore della ricerca e dello sviluppo, nell’affiancamento di professionisti e consulenti nonch l’accesso a una rete di relazioni nel mondo delle imprese e del credito, la concessione di finanziamenti e la prestazione di garanzie. Un passaggio, quest’ultimo, tra i pi sensibili per chi avvia un’attivit.Insomma, Granarolo prima ha aggregato il mondo agricolo e imprenditori del settore, poi comprato piattaforme distributive all’estero. Il gruppo Granarolo nell’M&A ha complessivamente investito poco meno di 300 milioni con 16 acquisizioni, tra grandi e piccole, di cui dieci all’estero nell’ultimo triennio. Ora diventa volano di innovazione.

31 gennaio 2019 (modifica il 31 gennaio 2019 | 10:18)

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