Tessuti green e produzioni pulite: a Prato stilisti a scuola di sostenibilità


Se Bloomberg inserisce tra le personalit da tenere d’occhio nel 2019 anche la ceo del brand di abbigliamento tecnico Patagonia, Rose Marcario, per il suo impegno nel promuovere un modello di fashion — e business — sostenibile grazie alla piattaforma Action Works (un milione di dollari raccolti), allora vuol dire che s, The time is now. Il momento ora perch il settore della moda, partito con ritardo ma ora in netto recupero, si impegni apertamente e concretamente per un nuovo approccio di progettazione, produzione e per spingere a un consumo pi consapevole di abiti e accessori. Dove si comincia? Magari proprio dall’educazione dei designer e stilisti del futuro prossimo, proprio quei Millennials e giovanissimi della generazione Z che hanno gi mostrato di apprezzare un approccio di scelta e acquisto diverso, con un minor impatto sull’ambiente e sulla societ.

Progetti e ispirazioni

Si chiama infatti The time is now il progetto lanciato a margine di Pitti Immagine Uomo 95 dallo Ied, una delle principali realt italiane attive nella formazione post diploma nel campo della moda e del design. Ied, in collaborazione con il Consorzio italiano di implementazione Detox e Greenpeace ha selezionato 16 studenti dei corsi di fashion design e fashion stylist: dovranno sviluppare cinque capsule collection “eco friendly” da uomo durante un workshop creativo nei giorni della manifestazione fiorentina. Le collezioni finite saranno presentate a Pitti Uomo, in giugno. Le migliori, chiss,magari saranno anche prodotte.
L’iniziativa stata presentata in un luogo simbolo della moda e dell’industria tessile italiana, il Museo del Tessuto di Prato, citt che da oltre mille anni ha nel suo dna la lavorazione delle stoffe e che per prima, quasi senza saperlo, gi nel secolo scorso, a cavallo delle due guerre, aveva lanciato un modello di produzione sostenibile, quello della lana rigenerata: materia prima che scarseggiava e che quindi veniva “stracciata” per poi essere recuperata andando a comporre nuovi abiti.
Non era certo alla sostenibilit che pensavano gli avi di uno dei distretti pi noti del Made in Italy, ma storia che le prime macchine per la stracciatura attive a Prato risalgano addirittura a fine dell’Ottocento. Un’eredit raccolta, sempre a Prato, anche dal lanificio Mario Bellucci, produttore di tessuti rigenerati, azienda famigliare giunta alla terza generazione e con un fatturato da 30 milioni di euro, che punta a riconvertire tutta la produzione, a poco a poco, in ottica sostenibile e che gi produce capi al 100% rigenerati.

Territorio e impegno

E non nemmeno un caso che qui sia nato il consorzio che riunisce le aziende manifatturiere delle zona (ora ampliato a livello nazionale), per abbracciare quello che Greenpeace nel 2011 lanci come protocollo Detox, per sensibilizzare i grandi brand del fashion a lavorare in sinergia con i propri fornitori e rendere la produzione libera da sostanze tossiche. Sono 34 le aziende italiane che oggi aderiscono al Cid, una realt unica in Europa e che Greenpeace considera un interlocutore privilegiato – spiega Andrea Cavicchi, presidente del consorzio e della sezione moda di Confindustria Toscana Nord -. Siamo nati a Prato perch qui ci sono tutte le basi per promuovere un movimento ampio e che sensibilizzi chi produce ma anche chi compra, perch il cambiamento si completa solo se la consapevolezza arriva al consumatore. Le richieste sono inizialmente arrivate dall’alto, dai brand dell’alta moda per cui producono molte aziende del territorio, e qui, dove l’intero ciclo di lavorazione pu essere letto in un’ottica circolare, hanno trovato terreno fertile per svilupparsi.
Anche grazie alla presenza del depuratore di Gida, cui si allacciano tutte le imprese del distretto, primo impianto di depurazione di acque industriali in Europa e che per questo si guadagnato un posto come partner dell’Unione proprio nel la discussione sulla circolar economy. Gida depura le acque (50 milioni di metri cubi trattati tra acque civili e industriali, pari a oltre 30 miliardi di bottiglie) che arrivano dalle aziende e poi le riconsegna pulite e utilizzabili per il ciclo produttivo. Ne fanno uso anche all’azienda di tintoria e rifinizione tessuti Jersey Mode, che ha aderito al Cid e che si sta impegnando a eliminare le categorie di sostanze indicate da Greenpeace come tossiche dalle proprie tinture e a fare indagini di laboratorio su tutte le altre. Sono convinto che l’impegno nella sostenibilit — conclude Cavicchi — potr presto diventare un volano per dare nuova energia al distretto e riportare molte produzioni qui, in Italia, dove — non dimentichiamolo – gi si produce con regole strette e attente all’ambiente.

8 gennaio 2019 (modifica il 8 gennaio 2019 | 12:48)

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