Tennis, addio cara vecchia Coppa Davis: la Croazia chiude un’era


La discesa a rete disperata di Lucas Pouille, aggrappato al rovescio a due mani come il naufrago allo scoglio. E il pallonetto scolastico di dritto di Marin Cilic, che plana nella terra che non sar mai pi di nessuno. Game, set, match.
Finisce cos — Cilic-Pouille 7-6 6-3 6-3 e Croazia-Francia 3-1 — l’ultima Coppa Davis tradizionale nella storia del mondo, gi diversa da come ce l’avevano tramandata i padri fondatori (quattro universitari di Harvard che nel 1900 si misero in mente di sfidare a tennis gli inglesi: uno di essi, Dwight F. Davis, s’invent un formato e ordin una coppa d’argento da mille dollari ai gioiellieri di Boston Shreve, Crump & Low), dominata da Usa, Regno Unito, Francia e Australasia fino al 1974, quando Sudafrica e India rompono l’embargo, qualificandosi per la finale.

Della decrepita signora di 118 anni, la Coppa Davis andata in pensione ieri nella mestizia di un capannone di Lilla aveva tutte le caratteristiche: le rughe di vecchiaia oltre che d’espressione, l’odore di naftalina, la crocchia di capelli bianchi sfatta, il rossetto sbavato. Per, accidenti, che fascino sotto il velluto liso del sipario bordeaux che, chiudendosi, si strappa. Addio incontri tre set su cinque spalmati sul weekend. Bye bye all’alternanza di match casalinghi e in trasferta, con deriva di arbitraggi di parte (la storia della Davis ne piena). Mister Davis si rivolter nella tomba a sapere che a fare la rivoluzione stato un corpo estraneo al tennis, il difensore del Barcellona e della Nazionale spagnola Gerard Piqu, ambasciatore barbuto del dio denaro: per tre miliardi di dollari, valore totale dell’operazione, il presidente della Federtennis internazionale (Itf) David Haggerty ha venduto l’evento a Kosmos, il gruppo d’investimenti fondato e presieduto dal campione del mondo 2010. Il matrimonio d’interesse durer 25 anni.

La Davis dal 2019 diventer una specie di Mondiale del tennis, disputato in sede unica (Madrid) nell’arco di una settimana (18-24 novembre) da 18 nazioni: 12 usciranno dagli scontri diretti del primo turno (l’Italia affronta l’India fuori casa), pi le quattro semifinaliste di quest’anno, pi due wild card. Ogni giorno due singolari e un doppio, due set su tre. Con tanti denari nell’insalatiera e un impegno concentrato a fine stagione, la speranza della diabolica coppia Haggerty-Piqu garantirsi a Madrid la presenza di tutti i top-player, anche quelli che nel passato evitavano la Davis per inconciliabile divergenza di vedute con il loro calendario di tornei (il divino Roger Federer, per dire, in carriera l’ha vinta una volta sola: nel 2014 quando la Svizzera ha superato la Francia). E sorvoliamo sulle incongruenze: i miliardari del tennis che si lamentano di giocare troppo ora si troveranno imbottigliati in pochi mesi tra la lucrosissima Laver Cup (privata: tra gli organizzatori c’ la societ di Federer), la nuova Davis (Itf) e la rinata World Team Cup (Atp), una guerra a colpi di dollari e punti per il ranking che non crediamo far del bene al tennis (alle tasche dei tennisti s).

Ma tant’. Nell’era del Mondiale di calcio a 48 squadre (gi in Qatar nel 2022?), il tennis che sperimenta il tie break sul 4-4, il punto diretto anzich i vantaggi, lo shot clock, il no-let e qualsiasi altra trovata esca dal cappello da pensatore del marketing, si offre l’occasione di un cambiamento radicale, che Cilic e Pouille hanno sigillato con quell’ultimo punto giocato alla vecchia maniera. La maniera di Nicola Pietrangeli, recordman con 164 partite in Davis dal ‘54 al ‘72; Roy Emerson, primatista con 8 titoli in carriera (Harry Hopman ne ha 16 come capitano); Bjorn Borg, che firm una striscia di 33 match vinti; Marco De Rossi (San Marino) il davisman pi giovane a 13 anni e 319 giorni; e Leander Paes, che in Davis ha attraversato 28 anni (1990-2018).

Numeri, record, volti (tutti i protagonisti della storia del tennis si sono confrontati con l’insalatiera) vanno in archivio insieme alla Croazia che brinda alla sua seconda Davis (gli Usa, con 32, chiudono in vetta, l’Italia ferma a una: quella mitica del 1976). La creatura che nascer nel 2019 della Coppa Davis porter solo il nome. Furto d’identit, potremmo chiamarlo.

25 novembre 2018 (modifica il 25 novembre 2018 | 21:04)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *