Tari, ecco quanto si paga la spazzatura in ogni città


Si potrebbe anche ribattezzare la tassa del rifiuto. Secondo una stima di Crif Research su 9 miliardi necessari per coprire il costo di raccolta e smaltimento, che per legge deve essere interamente finanziato dalla Tari, mancano all’appello ogni anno circa 1,8 miliardi. In pratica, una famiglia su cinque si rifiuta di pagare ignorando le richieste dei Comuni.

Il fenomeno non ha la stessa rilevanza in tutto il Paese: sempre secondo lo studio Crif in Lazio l’evasione procapite (calcolata beninteso con la media del pollo di Trilussa) di 122 euro all’anno, il che rende difficile capire se nella Capitale c’ l’emergenza rifiuti perch la tassa evasa o se la tassa evasa perch c’ l’emergenza rifiuti. In Sicilia la quota mancante di 77 euro, in Campania 63. Nelle regioni montane del Nord il fenomeno invece pressoch inesistente, visto il mancato introiti in Val d’Aosta di 20 centesimi per abitante, in Trentino di 1 euro. Nel Veneto si sale a 5 euro, in Lombardia a 6.

Per contrastare il fenomeno un emendamento alla legge di Stabilit presentato dalla Lega prevede di far pagare la Tari adottando il sistema gi impiegato con successo per il canone tv e quindi inserendolo nella bolletta elettrica. Nelle intenzioni dei proponenti il sistema andrebbe in prima battuta adottato nei comuni in dissesto finanziario o predissesto. La proposta presenta problemi tecnici non indifferenti, visto che il canone tv uguale per tutte le utenze domestiche in tutta Italia, la tariffa Tari varia da Comune a Comune e all’interno del Comuni varia a seconda della superficie dell’abitazione e del numero di occupanti.

Le associazioni dei consumatori protestano perch non solo con il sistema proposto si porterebbe le famiglie a pagare ogni bimestre ma si causerebbe inevitabilmente anche un aggravio di costi, proprio perch un conto per le societ che gestiscono la fornitura dell’elettricit stornare le somme incassate a un solo ente, come succede per il canone, un altro suddividerle tra i comuni. Torna cos sotto i riflettori la questione della Tari, un tributo che oltre a essere spesso molto caro (nel non residenziale a volte costa addirittura pi dell’Imu) anche calcolato quasi ovunque con criteri molto discutibili.

I Comuni devono partire dal costo di raccolta e smaltimento che, come dicevamo, va interamente coperto dal gettito Tari; un primo criterio di ripartizione quello tra la quota da coprire con le utenze non residenziali e quella invece a carico degli immobili abitativi. Fatta questa suddivisione si stabiliscono i criteri di calcolo per le singole unit immobiliari. Nel non residenziale si tiene conto della superficie dell’immobile e dell’attivit che si svolge al suo interno (un negozio di ortofrutta produce molti pi rifiuti di una banca e ovviamente ha una tariffa a metro quadrato molto pi alta). Nel residenziale invece si considerano la superficie dell’immobile e il numero di persone che lo abitano. A questo si aggiunge un’ulteriore quota (quasi ovunque del 5%) a titolo di tributo provinciale all’area metropolitana.

Come vediamo dalla tabella sulle tariffe 2018 nelle otto principali citt italiane i costi variano molto da comune a comune: A Firenze ad esempio tre persone che vivono in 110 metri quadrati pagano in un anno 194 euro, a Milano ne servono 280, nella capitale si va a 297 euro e a Napoli occorre il doppio rispetto al capoluogo toscano, visto che la tariffa per la casa del nostro esempio di 382 euro.

Un’altra obiezione sollevata dalle associazioni dei consumatori sulla Tari in bolletta che sarebbe difficile presentare contestazioni sulle cifre richieste e ottenere gli eventuali rimborsi. Per la verit la situazione gi complicata con il sistema attuale. Ne sanno qualcosa i contribuenti dei numerosi Comuni (il pi grande dei quali Milano) che negli scorsi anni si sono visti addebitati cifre sproporzionate sui box di pertinenza. Il guaio nasceva proprio dal sistema di calcolo della tariffa. Una parte, detta “variabile” infatti indipendente dalla superficie ed computata solo in base al numero di occupanti l’immobile. Un’altra, la cosiddetta “fissa” , computata a seconda degli occupanti e della metratura. Il Comune di Milano ha calcolato il box pertinenziale come se fosse un’unit immobiliare a s stante facendo in pratica pagare due volte la quota “variabile” anzich una. Nel 2018 si rimediato all’errore, ma i rimborsi per quanto versato in eccesso negli anni precedenti (si calcola un totale di 50 milioni di euro) sono a rischio, non solo la procedura per richiedere il dovuto scoraggiante ma per ora Palazzo Marino ha vinto in primo grado in commissione tributaria contro il ricorso di un contribuente.

20 dicembre 2018 (modifica il 20 dicembre 2018 | 12:48)

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