Tap, adesso per il M5S il gasdotto in Salento può anche raddoppiare


In campagna elettorale avevano promesso di bloccare il gasdotto Tap «in due settimane», per dirla con le parole di Alessandro Di Battista durante un comizio. Poi quelle promesse vennero messe nero su bianco lo scorso 23 marzo da Barbara Lezzi, che dopo le elezioni sarebbe diventata ministro per il Sud, insieme ad altri 6 candidati pentastellati salentini (tutti eletti: Cataldo Mininno e Iunio Valerio Romano al Senato e Maria Soave Alemanno, Diego De Lorenzis, Leonardo Donno e Veronica Giannone alla Camera), dinanzi al sindaco di Melendugno (Lecce) Marco Potì. Poi il governo ha dato il via libera al gasdotto Trans Adriatic Pipeline per evitare le penali, come si giustificò il vicepremier Luigi Di Maio (in realtà Tap avrebbe potuto chiedere un risarcimento per danno emergente e lucro cessante: ma tecnicamente non esiste nessuna penale perché non ci sono contratti tra Stato e Tap). Adesso, in un crescendo rossiniano, addirittura «il Tap potrebbe raddoppiare la portata di gas fino a 20 miliardi di metri cubi» senza la costruzione di altre opere, come già indicato nella proposta di Piano Energia e clima attualmente in corso di consultazione. Parole del sottosegretario al Mise, Davide Crippa, alla Commissione Attività produttive della Camera, pronunciate in risposta a una interrogazione del Pd.

Parole pronunciate per sottolineare come non sia necessario un altro gasdotto, in particolare l’East-Med Poseidon, che dovrebbe portare il metano dal Mediterraneo orientale fino alla Puglia, sempre in Salento (ad Otranto). Ma che fanno un certo effetto se si considera che nel giro di pochi mesi, il tempo di passare dall’opposizione al governo, il M5S è passato dal contrasto al Tap all’ipotesi di un possibile raddoppio. Diego Zardini, del Pd, ha ricordato come entro la fine di marzo fosse prevista la firma per la costruzione del terminal ad Otranto, che «sembrerebbe tornata in discussione» e ha chiesto se non ci fossero stati «passi indietro da parte del governo». Crippa ha detto che la società ha chiesto un rinvio di 12 mesi per inizio e fine lavori (per ora 6 giugno 2019 e 6 giugno 2021) e che su questo è in corso l’istruttoria del Mise: in ogni caso, ha aggiunto, «sarà necessario verificare, nel caso risultasse economicamente attuabile, la sostenibilità territoriale e tecnica della realizzazione di un ulteriore gasdotto con arrivo in Puglia, anche in considerazione dei previsti sviluppi del gasdotto Tap» che può — appunto — raddoppiare a 20 miliardi di metri cubi.

Nella sua risposta, Zardini ha affermato che «continua a non essere chiara la posizione del governo» e ha ricordato quanto affermato dal vicepremier Matteo Salvini in occasione della sua visita in Israele. A dicembre scorso, infatti, Salvini aveva parlato della «ipotesi di un gasdotto da Israele al Sud dell’Italia su cui chiederò alle nostre aziende di cooperare», perché per «gli italiani avere maggiori forniture di gas e una gas e bolletta più bassa è una priorità. Credo in questo progetto, conto che vada avanti con partnership e investimento italiani. Non c’è alcun tipo di impatto ambientale, non vedo perché debbano sorgere ostilità. Sono in corso i lavori per la Tap, questo gasdotto andrebbe ad aggiungersi».


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