Sud, la crisi che dura 20 anni: ai livelli del 2008 si tornerà solo nel 2028-2030


Ripassare fra dieci anni. Venti anni dopo l’inizio della crisi. Soltanto nel 2028-30, infatti, il Sud tornerà ai livelli del 2008, quelli che hanno preceduto la crisi globale che nel Mezzogiorno d’Italia, evidentemente, ha effetti più duraturi del resto del Paese. Tanto che «la forbice» tra il Sud e il resto d’Italia, «soprattutto» il Nord, «dopo aver mostrato un contenimento tra il 2015 ed il 2017, si è riaffacciata a partire dal 2018». Parole del Rapporto dell’Osservatorio Banche-Imprese di economia e finanza (Obi), secondo cui, appunto, «il recupero delle posizioni ante 2008 si sposta di conseguenza al periodo 2028-2030».

In 16 anni emigrati 600 mila giovani

Nel dettaglio, secondo l’Osservatorio Banche-Imprese, nel quinquennio 2019-2023 la crescita media annua del valore aggiunto italiano si attesterà «al +0,8%, con il Nord-Est a +0,8%, il Nord-Ovest +0,7%, il Centro a +0,9% e il Sud fanalino di coda a +0,6%». L’occupazione nel Meridione «dovrebbe evidenziare una crescita più contenuta (+0,6% medio annuo rispetto al +0,8% delle altre macro-aree)». Nel quinquennio di previsioni quindi le «altre macroaree del Paese dovrebbero superare i livelli di occupazione precedenti la crisi mentre per il Mezzogiorno, agli attuali ritmi di crescita previsti, tali livelli saranno raggiunti solo nel 2026». In questo scenario, sempre secondo il Rapporto Obi, il contributo del Mezzogiorno all’economia italiana «continuerà a scendere: se nel 2000 il 24,7% del valore aggiunto nazionale era prodotto nelle regioni del Sud, nel 2018 questo contributo si è fermato al 22,8% con una stima per il 2023 fissata al 22,6%». Un calo, viene sottolineato, «causa, ma anche effetto, delle negative dinamiche socioeconomiche registrate nel Mezzogiorno in questi anni, tra le quali il calo dell’occupazione (dal 46,3% del 2004 al 44,5% del 2018) e la crescente migrazione di giovani del Sud (negli ultimi 16 anni quasi 600.000).


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