StMicroelectronics a Catania, i «wafer» di carburo di silicio per le auto elettriche


Negli anni Sessanta era la fabbrica delle donne, ricamatrici che riuscivano con le dita sottili e la precisione nell’uso delle mani, a lavorare i processori. Tutte le mattine, in piazza Duomo a Catania, si mettevano in coda per prendere la 27, la linea che portava le operaie nella zona industriale della citt, dove era nato da poco lo stabilimento di una delle maggiori societ di semiconduttori al mondo: StMicroelectronics.

A distanza di sessant’anni da allora, nella stessa fabbrica a pochi chilometri dall’aeroporto siciliano si produce un materiale noto ai progettisti di sistemi di potenza ad alta tensione ma soprattutto alle case automobilistiche impegnate nello sviluppo dell’auto elettrica, da Tesla a Toyota. Perch il carburo di silicio ha una frequenza 10 volte superiore al silicio, ha il doppio della sua conduttivit elettrica e 3 volte la sua conducibilit termica. In poche parole aumenta l’efficienza delle batterie, tallone d’Achille di tutti i modelli elettrici di auto. Ma pur essendo le propriet di questo materiale note da tempo, non mai stato utilizzato in modo diffuso per la difficolt di produrlo.

A Catania per intenderci, le cosiddette camere bianche di St dove viene prodotto, sono quattro mila volte pi pulite di una sala operatoria dove si fanno gli interventi chirurgici ed entrarci quasi un’impresa. Non per i 650 dipendenti, divisi in cinque team per garantire i ventuno turni settimanali sette giorni su sette, giorno e notte, che prima di entrare si sottopongono con agilit a una procedura di “pulizia” in vere e proprie cleaning room dove abbandonano gli abiti civili e si travestono come se dovessero prepararsi a una missione sulla Luna. Il sudore — spiega Paolo Lanza, general manager delle wafer fab di Catania — la cosa pi velenosa che possa esistere per questo prodotto. Che se viene a contatto con particelle impure, muore. E cos, spiega un tecnico St, distruggere un lotto di venticinque wafer (cos chiamano le lastre di carburo di silicio, anche se pi che ai biscotti austriaci, somigliano a dei vecchi dischi) come buttare in discarica una Bmw nuova serie 7.

L’attenzione dei dipendenti insomma massima perch dalle macchine dove i dischi sono sottoposti a collaudi elettrici che vanno da -40 a +150 gradi, escono ogni giorno milioni di wafer. Su questa tecnologia abbiamo investito 250 milioni di euro negli ultimi quattro anni, ha spiegato l’amministratore delegato Jean-Marc Chery. Non un caso la recente acquisizione da parte di St della quota di maggioranza del gruppo svedese Norstel che produce i wafer di carburo di silicio. Un mercato che secondo

Jean-Marc Chery, amministratore delegato di StMicroelectronics
Jean-Marc Chery, amministratore delegato di StMicroelectronics

alcune stime arriver a valere 3,7 miliardi di dollari nel 2025. E noi puntiamo a conquistare una quota di 1 miliardo ha aggiunto Chery. Ma vogliamo diventare verticalmente integrati ha aggiunto il capo dell’automotive St Marco Monti. Un modo per dire che anche se attualmente l’85% della produzione del sito catanese va a finire nell’automotive, l’ambizione quella di diffondere la tecnologia negli impianti di energia solare e nei macchinari industriali. Per poi arrivare alla prateria d’oro degli smartphone. E chiss se l’uso delle mani torner mai a essere utile come ai tempi delle ricamatrici catanesi.


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