Stato islamico, l’agenzia Amaq online da oltre quattro anni –


www.a3maqpress.gq. Questo è l’indirizzo del principale strumento di propaganda dello Stato islamico. Queste non sono informazioni sensibili considerando che Amaq trasmette online ed in chiaro dall’agosto del 2014. Amaq News Agency è oggi il principale strumento di propaganda dello Stato islamico.

Perché Amaq è ancora online?

Amaq è ritenuta la CNN dello Stato islamico. E’ online da più di quattro anni con flusso di notizie aggiornate in tempo reale provenienti dalle varie province dello Stato islamico. Ogni aggiornamento su Amaq è inviato per email anche agli abbonati che oscillano mediamente tra i 1700 ed i 2200 account. Perché Amaq News Agency non è stata oscurata? In realtà le intelligence occidentali ed i gruppi hacker indipendenti anti-IS (Di5s3nSi0N, GhostSec, CtrlSec, ZUperH,StandAginstISIS, End of Daesh, HackHer0, DaeshGram ed Anonymous solo per citarne alcuni) hanno lanciato negli ultimi due anni diversi attacchi informatici per mettere offline il principale strumento di propaganda dello Stato islamico. L’United Cyber Caliphate, divisione cyber dello Stato Islamico, è sempre stata in grado di ripristinare l’integrità strutturale di Amaq aumentando la resilienza tecnologica agli attacchi. La domanda sul perchè Amaq sia ancora online è comunque lecita, considerando che anche il provider non rimuove automaticamente i contenuti illegali.

Anche in questo istante, Amaq News Agency continua a diffondere comunicati, video ed informazioni sulla rete. Per definizione, alla base di ogni strategia d’attacco e di difesa vi sono alcuni parametri da considerare come ad esempio il tempo, i costi, le risorse ed i benefici a breve, medio e lungo termine. L’unica spiegazione plausibile è che le intelligence occidentali preferiscano monitorare piuttosto che offuscare Amaq cosi da individuare i soggetti radicalizzati. Se cosi fosse sarebbe una strategia simile (in linea teorica e con le dovute proporzioni) a quella degli inglesi e degli americani durante la seconda guerra mondiale quando intuirono che un Hitler vivo avrebbe creato più problemi che da morto. Tuttavia rimane una strategia rischiosa poiché se da un lato Amaq rappresenta un prezioso patrimonio informativo per le agenzie d’intelligence, dall’altro il canale continua a diffondere news, approfondimenti, appelli, codici e video di propaganda da più di quattro anni come principale organo di diffusione dello Stato islamico.

I canali Idra dello Stato islamico

La nuova architettura mediatica dello Stato islamico è composta dai tre canali Idra: Al-Naba, Amaq News Agency ed Islamic State. Ogni canale Idra ha un diverso pubblico di riferimento ed una differente finestra temporale di azione.

Al-Naba

Al-Naba nasceva per la massima diffusione e l’immediata lettura sul campo per le forze di guerriglia per un approccio certamente diverso da quello adottato per Inspire, Rumiya o Dabiq, intesi come veri e propri manuali di guerra. Mutati contesti operativi impongono una diversa letteratura di supporto. Fino al 140° numero di al-Naba, lo Stato islamico non ha adattato la sua letteratura di riferimento al contesto, preferendo sospendere la produzione delle sue principali opere. Tuttavia proprio il 141° numero rappresenta il punto di svolta per una metamorfosi editoriale necessaria. Al-Naba si è trasformato gradualmente in uno strumento ibrido con al suo interno i contributi e gli autori di Rumiya. Sarebbe opportuno rilevare, non considerando la letteratura parallela pubblicata su canali riservati, che al-Naba resta l’unica produzione dello Stato islamico diffusa sulla rete con regolarità. Scritta fin dal primo numero in arabo e mai tradotta, l’opera ha un preciso scopo: rivendicare ogni attentato nel globo, dando visibilità, credito e profondità digitale alle operazioni che non ottengono rilevanza sui media occidentali. Oltre alle necessità operative contestuali, lo Stato Islamico ha l’esigenza di rispondere ad al Qaeda, a sua volta ritornata con prepotenza e capacità sulla rete con opere molto raffinate ed incisive. Lo Stato islamico si è reso conto dell’inefficacia dei Media Operative (i simpatizzanti), orfani di una costante linea strategica di riferimento come ad esempio avvenuto durante il Ramadan o i Mondiali di Russia. Al-Naba opera come vetrina promozionale per i video della serie Inside the Caliphate e Harvest of the Soldiers e per le produzioni diffuse da Al-Furqan Media. I ritardi delle uscite di al-Naba coincidono esattamente con la diffusione sulla rete di un nuovo video. Quando non disponibili (ritardo massimo di 10 giorni), le uscite di al-Naba sono praticamente calendarizzate: nella notte tra giovedì e venerdì di ogni settimana.

Al-Hayat Media Center

Creata nel maggio del 2014, opera come se fosse un normale broadcaster con un proprio logo (a forma di lacrima) simile a quello di Al-Jazeera. Da quattro anni diffonde con una certa regolarità contenuti editoriali in diverse lingue. Il primo video è stato rilasciato sulla rete il 19 giugno del 2014 e ha subito ricevuto ampia risonanza a livello internazionale. Intitolato Non c’è vita senza Jihad, descrive il motivo per cui i jihadisti occidentali abbandonano le proprie case per recarsi in Siria e combattere sotto la bandiera dello Stato islamico. Il ramo mediatico al-Hayat Media Center è responsabile delle defunte produzioni jihadiste Dabiq e Rumiyah.

Stato islamico: Le mutazioni editoriali

Il 13° ed ultimo numero di Rumiyah è considerato il testamento strategico dello Stato islamico che ha consacrato la fine del ciclo fisico e l’inizio della transizione in rete terroristica clandestina. Rumiyah è la mutazione editoriale di Dabiq il cui ultimo numero è stato pubblicato il 31 luglio del 2016. Il primo numero di Rumiyah è stato identificato sulla rete il 5 settembre del 2016, nell’ultimo mese lunare del calendario islamico Dhul-Hijjah 1437. Il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è stato pubblicato esattamente un anno dopo, il 9 settembre del 2017. Settembre rappresenta il periodo dell’espletamento dei riti del pellegrinaggio. Da rilevare che lo Stato islamico ha decontestualizzato le classiche prescrizioni del Corano per garantire un supporto religioso ad omicidi e missioni di martirio. La reinterpretazione della teologia islamica risale al 2014, durante i primi sermoni di Abu Mohammed al-Adnani, portavoce del gruppo e del califfo autoproclamato Abu Bakr al-Baghdadi. Il linguaggio jihadista non va inteso come letterale, ma interpretato ed incastonato in un preciso contesto con un chiaro obiettivo strategico. Lo Stato islamico si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera. Non a caso il tredicesimo ed ultimo numero di Rumiyah è dedicato alla la dottrina islamica della migrazione, una forma di jihad senza armi.

I canali Amaq ed Islamic state

Amaq News Agency è oggi il principale strumento di propaganda dello Stato islamico: Inizialmente non era inquadrata nell’architettura mediatica dello Stato islamico. Creata nell’agosto del 2014 come agenzia di stampa con aggiornamenti ed inviati dal fronte, nasce per contrastare le “false” informazioni dell’Occidente. Il suo ruolo si è poi evoluto gradualmente fino a trasformarsi nel principale organo di propaganda dello Stato islamico. Amaq rappresenta una fonte di informazione controllata e calibrata, ma che non possiede la legittimità del canale ufficiale Islamic state o Is. Per intenderci. Amaq News Agency opera come se fosse un organo di stampa non ufficiale, ma controllato dal governo (lo Stato islamico) che a sua volta gestisce altri canali. Ad esempio è il canale Is che sovrintende e coordina tutti i notiziari diffusi quotidianamente da Al Bayan, stazione radio ufficiale dello Stato islamico.

Come funziona l’Idra: L’esempio dei mondiali di Russia

Un attentato (coordinato o ispirato) riceverà copertura iniziale su Amaq. Il canale Islamic state si attiverà soltanto dopo per legittimare l’azione e collegarla al ramo principale del gruppo. Da rilevare che non tutti gli attentati diffusi da Amaq ricevono la consacrazione sul canale Is: Questo dipende dal grado di coinvolgimento dell’organizzazione centrale. Amaq News ed il canale Islamic State operano quindi come strutture indipendenti, ma coordinate. Ad esempio possono aggiornare le loro news in maniera autonoma a completezza dell’informazione data, così come avvenuto per l’attentato in Iran. In al-Naba, infine, troviamo tutti gli attentati rivendicati su Amaq ed Is ed i contenuti delle precedenti opere come Dabiq e Rumiyah. Is, Amaq News ed al-Naba rappresentano una sorta di meccanismo ridondante. I canali Idra sono quindi strumenti di propaganda indipendenti ma collegati. Oltre alla letteratura convenzionale diffusa sulla rete con istruzioni prevalentemente entry level e dedicata prevalentemente ai terroristi radicalizzati a distanza, ne esiste una parallela. Quest’ultima si rivolge all’élite del movimento e per diffondere informazioni classificate ai distaccamenti.

Il ruolo del canale Is durante i mondiali

Lo scorso giugno le sigle pro-Is, Isis-Linked Group o IslamicState supporter invocavano attentati durante i mondiali di Russia. Lo Stato islamico non ha mai menzionato l’evento nella sua letteratura pubblica ufficiale, anche se la natura multinazionale dell’evento lo rendeva un bersaglio simbolico ed unanimemente accettabile per i terroristi. Fu proprio il canale Is, l’unico ad avere l’autorità necessaria per innescare i distaccamenti o consacrare le loro operazioni per attacchi pianificati e su larga scala, a smentire i simpatizzanti con un comunciato ufficiale: “Mai attenzionati i mondiali di Russia”.

La strategia della Negazione del Ricordo

La strategia della Negazione del Ricordo è concepita per cancellare la storia dell’esecutore materiale del gesto, plasmare la percezione di un evento (attentato), annullare la profondità strategica digitale, screditare la propaganda jihadista, eliminare ogni tipo di riferimento religioso e relegare ogni azione imprevedibile alla sfera umana.

Ignorare il nome e la storia dei terroristi, mettere in dubbio anche la loro stessa esistenza

Strutturare ogni forma di copertura mediatica per ignorare la storia dei terroristi, soffermandosi soltanto sulla sofferenza delle vittime o sul coraggio di coloro che hanno reagito all’attentatore. Non amplificare mai o legittimare la narrazione dei terroristi. Se non provocano vittime, gli attentati non dovrebbero essere riportati. In ogni caso, anche in presenza di vittime, la copertura mediatica si dovrebbe concentrare solo sull’evento specifico non superando mai le 48 ore di esposizione. In Francia ad esempio, i principali media non pubblichano le foto e le immagini dei terroristi dello Stato islamico per impedire loro qualsiasi tipo di propaganda postuma. La strategia della Negazione del Ricordo è concepita per rendere anonimi gli attentatori nell’esclusivo ricordo delle vittime. I terroristi, per quella che era ritenuta inizialmente (ed erroneamente) una svista, compiono le lo stragi facendo attenzione a portare con se i documenti di riconoscimento o qualsiasi dettaglio che possa far risalire alla loro identità. Si tratta di una strategia dello Stato islamico volta a glorificare i martiri agli occhi dei loro comandanti, sfruttando i media occidentali, così da incoraggiarne altri a compiere le stesse azioni.

Riscrivere il vocabolario: da soldato a malato di mente o criminale

Tutti gli attentati dovrebbero essere inquadrati come azioni solitarie non collegate. E’ una strategia specifica che mira a screditare qualsiasi sospetto di terrorismo globale organizzato. La risposta militare dovrebbe essere sempre considerata legittima agli occhi della società. Quest’ultima, essenzialmente, dovrebbe essere formate nel considerare possibile un fenomeno imprevedibile. La consapevolezza conferisce determinazione nel combattere e resistere che in Israele si traduce in voglia di vivere. L’utilizzo prudente della comunicazione e la comprensione costante della situazione, formano il nucleo della risposta psicologica al terrorismo. Le frasi “soldati dello Stato islamico o del califfato” e “distaccamenti operativi” dovrebbero essere rimosse da ogni forma di comunicazione e sostituita dalle frasi “malati di mente e criminali”. In questo modo l’opinione pubblica percepirà l’attentato come un incidente imprevedibile ma certamente limitato alla sfera umana. Nulla di soprannaturale, ma un’azione di soggetti mentalmente disturbati o criminali. Molti di loro (così come avvenuto per gli episodi avvenuti in Francia ed in Belgio) provengono dal mondo criminale che continua ad intrecciarsi sempre più con l’estremismo. Ecco che allora il concetto stesso di terrorismo assume un nuovo significato: la causa politica o religiosa, diventa soltanto il pretesto per continuare un comportamento illecito.

Eliminare il riferimento religioso

Il linguaggio è strumento di influenza, con forme metriche strutturate per riflettere la visione di una realtà. E’ il linguaggio a definire le azioni accessibili e delegittimare le altre percezioni del mondo. La strategia linguistica dello Stato islamico si basa sul concetto dogmatico della giustizia divina che giustifica le azioni in vita. E’ l’interpretazione che motiva l’omicidio, inteso come obbligo sacro. Le azioni fisiche sono soltanto il mezzo per raggiungere l’obiettivo spirituale. Lo Stato islamico rivendica ogni azione che potrebbe sfruttare a suo vantaggio e che non può essere confutata da una sigla rivale. A differenza dell’Afghanistan dove è attiva anche al Qaeda, in Europa lo Stato islamico rivendica con una certa calma. Tuttavia se si eliminasse il riferimento religioso alle azioni dei terroristi, la sfera della propaganda jihadista verrebbe fortemente ridimensionata. Oggi nel plasmare la visione di una realtà si cercano determinati fattori. Ad esempio. Il soggetto si percepisce immediatamente come terrorista se pronuncia la frase Allah Akbar. Tuttavia tale frase è raramente confermata. Molto di frequente nel prendere contezza di un attentato, ci si imbatte in frasi tipo “l’uomo avrebbe pronunciato Allah Akbar” o “Testimoni hanno riferito che l’uomo avrebbe pronunciato Allah Akbar”. L’uomo diviene terrorista e la frase Allah Akbar lo consacra in base alla nostra percezione come un militante Isis.

Riscrivere la nostra percezione

Se a compiere l’insano gesto fosse stato un malato di mente o un criminale, ignorando del tutto ogni riferimento di indottrinamento religioso. Annullando il riferimento religioso si colpirebbe direttamente la causa principale e si intaccherebbe la profondità strategica digitale di ogni azione. Azione non più avvenuta per volere divino, ma causata dalla mente deviata di un soggetto. Lo Stato islamico si definisce come il ramo puro dell’Islam nella sua forma più vera. La sfera di influenza della strategia del terrorismo è nel campo psicologico.


https://www.youchannel.org/feed/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *