«Sono in gioco libertà di stampa e l’anima culturale europea»


«Tecnicamente la direttiva Ue “adatta” al digitale la legislazione sul diritto d’autore. Il lavoro intellettuale nelle sue varie forme va remunerato e reso sostenibile rispetto ai costi, che possono essere molto elevati. Perciò la riforma obbliga i giganti americani del SoftWeb, in particolare Google, Facebook, Apple e Microsoft, a pagare a chi li produce i contenuti che distribuiscono su Internet, in una posizione dominante che permette di concentrare sulle loro piattaforme l’80% della pubblicità online. Ma il punto è più che economico: per l’Europa si tratta di difendere l’anima culturale più profonda: la creatività dei suoi scrittori, musicisti, autori, pittori, giornalisti, editori. Per questo il dibattito, che prosegue da anni, si è caricato anche di emotività, oltre che di contenuti politici, economici e giuridici». Carlo Perrone, presidente dell’Enpa, l’Associazione europea degli editori, è a Strasburgo in vista del voto del 26 marzo al Parlamento europeo sulla Direttiva Ue Copyright.

La posta in gioco, sottolinea, non è solo valutabile in euro o dollari (e si tratta comunque di miliardi, fra copyright e soprattutto advertising) ma nella “minaccia”, in caso di mancata riforma (e il rischio, sensibile, c’è) alla libertà di stampa e di conseguenza alla democrazia. «Garantire attraverso il diritto d’autore la sostenibilità al giornalismo professionale, che produce inchieste, reportage, approfondimenti oltre a «breaking news», significa in primo luogo tutelare i cittadini: la società digitale va protetta dalla disinformazione, dalle fake news. E chi può farlo? La stampa libera e indipendente». Il voto del 26 marzo è «l’ultimo treno». Nel caso la direttiva non venga approvata, con il conseguente avvio delle procedure di recepimento nazionali, «scadrebbero i “tempi tecnici”: con la prossima legislatura si dovrebbe ricominciare da capo».


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