Sgravi fiscali del «decreto crescita»: multe e tasse locali senza sanzioni


Gli sgravi fiscali del «decreto crescita». Multe e tasse locali senza sanzioni

Oltre alla spinta sugli investimenti pubblici, con nuove regole per gli appalti, il governo è pronto a dare un forte colpo di acceleratore sull’edilizia privata, introducendo regole più favorevoli per chi fa interventi di miglioramento sismico ed energetico nelle abitazioni. La revisione del sismabonus e dell’ecobonus è contenuta nell’ultima versione del decreto per la crescita che sarà all’esame del governo questa settimana, e che contiene alcune novità importanti rispetto alle bozza precedenti. Tra queste, anche la possibilità per i Comuni e le Regioni di permettere la “definizione agevolata”, quindi senza il pagamento di sanzioni, di tasse, multe e altri importi dovuti, norme fiscali più severe su tutte le piattaforme di vendita online, e più vantaggiose per la cessione, con la cartolarizzazione, dei crediti in sofferenza delle banche.

Sgravi alle imprese

Il piatto forte del decreto, che arriverà in Consiglio dei ministri insieme al testo definitivo del provedimento sblocca cantieri, già approvato salvo intese, restano gli sgravi fiscali per le imprese. Si prevede, intanto, la proroga del super ammortamento degli investimenti con un tetto a 2,5 milioni di euro, ed un costo a carico dello Stato di 150 milioni di euro l’anno. Nel testo c’è anche la revisione della mini Ires varata con la Legge di Bilancio, cioè dell’aliquota fiscale ridotta sugli utili reinvestiti dalle imprese. L’ipotesi è quella di scendere progressivamente da 24% attuale al 20% entro il 2022. In questo caso lo sgravio varrebbe 217 milioni nel 2020 e salirebbe a 260 a regime.

Imu deducibile

Sul piatto c’è anche l’aumento della deducibilità dall’Ires dell’Imu pagata dalle imprese. Oggi l’imposta può essere dedotta al 40% e la bozza del decreto prevede di elevare la quota fino al 60% in tre anni, con un costo di 160 milioni di euro a regime. Il M5S spinge per l’Imu, la Lega sulla mini Ires, ma c’è un problema di costi e, al momento, le due misure sembrano alternative l’una all’altra.

Fondi di garanzia

Sempre per favorire gli investimenti privati vengono rafforzati i fondi di garanzia sui crediti, prorogato il credito di imposta sulla ricerca e lo sviluppo, introdotti i mini bond per finanziare i progetti fino a 10 milioni di euro delle imprese fino a 500 dipendenti.

Nuovo marchio Made in Italy

Nel decreto ci sono poi le norme messe a punto dal ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, per la difesa della produzione italiana. Si prevedono nuove regole per l’uso del marchio Made in Italy, con un nuovo contrassegno antifalsificazione prodotto dal Poligrafico, e il divieto esplicito di registrare denominazioni «lesive dell’immagine o della reputazione dell’Italia» (come i marchi che contengono la parola “mafia”, ad esempio). E c’è anche la norma “Pernigotti” per la difesa dei marchi storici. Ci saranno un Registro ed un Fondo nazionale, ed ogni volta che un marchio storico sarà a rischio di “estinzione “ per crisi aziendale o delocalizzazione, si aprirà un tavolo tra il Mise e i proprietari per definirne la sorte.

Ristrutturazioni facili

L’altra leva che il governo vuole muovere per intensificare la crescita è quello degli sgravi sulle ristrutturazioni edilizie, che finora hanno sempre dato ottimi risultati. La norma più importante è quella che permette la cessione del credito di imposta sui lavori di adeguamento sismico (fino all’85% su una somma di 96 mila euro) e di efficientamento energetico dei condomini. I proprietari potranno girarlo direttamente all’impresa che fa i lavori, ottenendo un pari sconto immediato sull’importo dovuto, mentre l’impresa potrà usare il credito in compensazione entro 5 anni (non più 10) e senza i limiti attuali.

Nuovo sismabonus

Una nuova spinta al sismabonus, che nonostante i terremoti che colpiscono l’Italia non decolla, arriverebbe anche dalla norma che attribuisce il credito di imposta a chi acquista dai costruttori le case prima demolite e poi adeguate sismicamente. L’agevolazione, oggi valida solo per le zona sismica più rischiosa, la Zona 1, viene estesa a tutto il territorio nazionale.

Appalti veloci

Sul decreto sblocca cantieri, intanto, l’accordo definitivo sembra ormai vicino. La nuova bozza prevede la procedura negoziata, e non la gara europea, per gli appalti fino a 200 mila euro (nella prima versione il tetto era a 350 mila euro). I subappalti vanno indicati dalle stazioni appaltanti e non possono superare il 50% dei lavori (nella vecchia bozza era il 30%). Si prevedono i Commissari per il completamento delle opere, ma potranno agire senza deroghe alla normativa sui beni culturali e l’ambiente. Salta, infine, la Struttura per la sicurezza delle dighe che era prevista nel testo originario.

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