«Sfido i tumori per tenere vivo il ricordo di papà»


Dietro ogni esperimento che va a buon fine c’è lo sguardo attento e orgoglioso di papà Alberto: «Se ne è andato nel 2002 per tumore al pancreas. Quando hanno scoperto che cosa avesse mi ero appena laureata. La decisione di occuparmi di questa malattia, durante la specializzazione in farmacologia clinica, é legata a lui. Studiare il suo male è un modo di tenerlo vivo. Era un insegnante di matematica e fisica, pieno di entusiasmo,felice se i suoi studenti riuscivano a trovare soluzioni coraggiose ai problemi. Io non l’ho ancora trovata ma ci sto provando e papà andrebbe in brodo di giuggiole».

Gli effetti dei farmaci

Elisa Giovannetti è una dei giovani ricercatori sostenuti da Airc nello sviluppo di progetti incentrati sulla comprensione del comportamento delle cellule cancerose del pancreas. In parole molto semplici Elisa ha creato dei modelli per sperimentare in laboratorio la reazione dei tessuti malati ai farmaci chemioterapici tradizionali. Incoraggianti i primi risultati, pubblicati nel 2013 e 2014 sulle riviste Cancer Reasearch e Journal of the National Cancer Institute. Le domande in sospeso sono però ancora troppe. Qual è il meccanismo che permette al cancro di resistere alle terapie più strenuamente degli altri? Come si comporta quando viene attaccato dalla molecola che vorrebbe eliminarlo? Elisa Giovannetti cerca di contribuire alla grande sfida ingaggiata a livello internazionale. È la testimonial 2018 della settimana Airc, rilanciata per otto giorni nei programmi Rai. Dal 10 novembre in mille piazze sono in vendita cioccolatini. Per contribuire alla raccolta fondi dell’associazione si può donare al 45521. Il presidente Giuseppe Torrani ricorda il compito principale dell’associazione: «Far crescere la consapevolezza del ruolo centrale della scienza».

Gli studi a Pisa

Quarantatré anni, pisana da generazioni, liceo e università sotto la Torre, Giovannetti ha avuto un’esperienza in Olanda dove ha cominciato a lavorare sui modelli preclinici. «I chirurghi ci danno i tessuti resecati ai pazienti dai quali ricaviamo le cellule, tenute in vita in particolari liquidi — dice —. Il tumore al pancreas è un nemico con tante facce, molto rapido e silenzioso nell’agire, quando viene diagnosticato ha già sviluppato metastasi. Come se non bastasse ha una resistenza innata alla chemio. È l’unico dei tumori solidi di cui è previsto un aumento nei prossimi anni. Ecco perché non bisogna fermarsi. Con papà parlavamo in modo sereno della malattia. Da fisico capiva che le percentuali di incidenza equivalevano alla mortalità e dunque non poteva farsi illusioni. Si identificava in quei numeri senza lasciarsi spaventare».

Il supporto della famiglia

Com’è la vita di una giovane ricercatrice? «Senza il supporto della famiglia non potrebbe combinare nulla — racconta —. I mariti devono essere pazienti e comprensivi. Il mio lo è pur girando in un’orbita diversa, l’ingegneria delle comunicazioni. Sa che una volta a casa continuo a pensare al lavoro, all’esperimento andato male e cosa correggere. Mi vede al computer fino a notte fonda e non se la prende anzi è pure spiritoso. In un rapporto di coppia non è scontato capirsi così. Sono un’artigiana senza riposo. Una parte del cervello resta sempre accesa, dentro di me non dico mai, vabbé faccio domani. No, vorrei fosse subito». La mattina vedendola uscire di casa il figlio, tre anni e mezzo appena, le chiede, «ciao mamma vai in laboratorio?». «Non conosce il significato di questa parola — dice lei —. Il laboratorio per lui é un luogo fiabesco per me è amore, passione, sfida, tutto».

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4 novembre 2018 (modifica il 5 novembre 2018 | 18:31)

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