Sci, un sistema di preparazione fallimentare e dispendioso che non cura più il gesto tecnico


Nella squadra azzurra le prove tecniche, slalom e gigante, hanno sempre prevalso in termini di risultati (Thoeni, Gros, Tomba, Rocca, etc…) rispetto a quelle veloci. Quest’anno, al contrario, sono stati i liberisti a salvare la bandiera. Tra gli uomini Paris, oggi il miglior liberista al mondo; tra le donne Goggia, che dopo un lungo infortunio, è rientrata in tempo utile per guadagnare un medaglia ai mondiali.

Entrambi sostenuti nei dispendiosi allenamenti dal sistema sport (Coni-Federazioni) che, a differenza delle altre nazioni obbligate alla questua e alla dipendenza da mecenati e sponsor, dispone di un pingue finanziamento governativo, il più ricco al mondo, oltre all’aiuto silente dei Corpi Militari.

Perché tutti gli appartenenti alle Squadre nazionali, oltre ai rincalzi, sono arruolati in una delle 5 armi che dispongono di un Centro Sportivo. Uno stipendio assicurato sin dall’arruolamento a 17 anni che consente all’atleta di dedicare qualche stagione all’avvicinamento alle prime squadre, soprattutto negli sport più poveri e con pochi sponsor, senza problemi finanziari e senza dipendere dalla famiglia.

Un aiuto incommensurabile soprattutto per le donne… Per questo motivo negli ultimi anni le azzurre in ogni sport stanno prevalendo in termini di risultati rispetto agli uomini, perché tutte militari, tutte stipendiate, tutte senza problemi di dipendenza finanziaria. Situazioni di privilegio per le nostre squadre dello sci, ma senza ritorni concreti.

Un rapporto costi-benefici evidenzierebbe il fallimento del nostro sistema di preparazione e di allenamento alla base delle squadre. Perché disponiamo del più grande bacino di reclutamento, di vincitori in campo internazionale anche in giovane età. Atleti che tornano nell’anonimato quando dovrebbero esplodere perché carenti nel sistema tecnico.

Una aberrazione in cui è caduta la Federazione che predilige l’attività allenante, quantitativa, che abitua alla ripetizione del un gesto motorio anche quando è sbagliato, piuttosto di quella addestrante, qualitativa, che impone un gesto corretto su cui costruire la formazione dell’atleta. Per questo ci siamo indeboliti anche nello Slalom Gigante. Non solo tra gli uomini ma anche tra le donne evidenziando vistosi problemi tecnici.

La stessa Brignone, dopo un buon avvio di stagione, ha arretrato il baricentro ritardando l’uscita curva in seduta e senza piegamento, rischiando l’errore o l’uscita. Per questo non è più salita sul podio in una specialità che al mondo presenta solo 5 ragazze che sanno sciare mentre le altre scendono.

Lo slalom gigante è la disciplina madre dello sci. Senza una buona preparazione di base in gigante non si può migliorare in slalom e nemmeno nella velocità. Le nostre carenze in questa disciplina, che evidenziano la mancanza di rincalzi, debbono far meditare il c.t. preposto alla gestione delle squadre nazionali. Oggi assente in quanto regna l’anarchia soprattutto nell’allenamento fisico. Come se fosse un appendice non importante. Invece l’addestramento motorio deve essere modulato in funzione del gesto tecnico sugli sci. Ma se ogni atleta ha il suo preparatore e il c.t. lascia libertà ad ognuno, impossibile allenare un gesto tecnico coerente con un postura motoria.

17 marzo 2019 (modifica il 17 marzo 2019 | 18:31)

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