Sci, slalom speciale: a Levi vince sempre Hirscher, Kristoffersen 2°


Lo sci, almeno alla voce slalom, sembra destinato a vivere un’altra stagione blindata dal dominio di Marcel Hirscher e Mikaela Shiffrin. La 23enne americana, che nel giro di qualche anno batterà i record di Lindsey Vonn, sabato 17 novembre non ha perso l’occasione di ricominciare da un primo posto. Ma il giorno dopo sul pendio di Levi, dove temperature e neve una volta di più non si sono dimostrate in linea con una località oltre il Circolo Polare Artico, segno che i cambiamenti climatici lasciano il segno in modo evidente, il campionissimo austriaco, diventato papà in estate (ma guai a chiedergli del figlio: massima privacy sul fronte familiare, scelta che lo accomuna a tanti atleti di vertice) ha lanciato il suo messaggio. Il succo è molto semplice: voi vincete solo se lo permetto io. La regola aurea del supercannibale – 7 Coppe del mondo assolute, nessuno come lui nella storia dello sci tra maschi e femmine – ha depresso una volta di più Henrik Kristoffersen, costretto di nuovo ad arrabbiarsi per una sconfitta questa volta giunta per 9 centesimi appena. Al terzo posto, per la cronaca, si è piazzato André Myhrer, il campione olimpico di Pyeongchang 2018 che è stato autore di una bella rimonta nella seconda manche (agevolata anche da errori altrui, a cominciare dal ventunenne francese Clement Noel, slalomista emergente e in crescita). Ma anche per lo svedese, forse vale la legge di Hirscher: i suoi exploit si legano inevitabilmente ai rari passaggi a vuoto dell’austriaco. In Corea andò proprio così.

Kristoffersen

La differenza tra Marcel, al terzo successo a Levi e automaticamente alla terza adozione di una renna (gli è stata presentata sotto il podio), e il resto del mondo è molto semplice: Hirscher non si accontenta mai. Conosce solo un verbo: attaccare. E per essere sempre sul pezzo, pronto a respingere gli avversari, si infligge surplus di allenamenti al limite del perfezionismo. Non che Kristoffersen ci metta meno impegno, ma il norvegese non riesce ancora a venire a capo del nervosismo che pare attanagliarlo al cancelletto di partenza: ma se contro Hirscher ti concedi anche una minima sbavatura, sei fritto. E così è stato pure questa volta. Forse Henrik, per poter sperare di essere competitivo per il trofeo generale, dovrebbe considerare di “espatriare” anche nelle discipline veloci (almeno nel SuperG, già frequentato dal rivale): Kristoffersen, peraltro, uno dei pochi norvegesi refrattari alla polivalenza, ha più volte sottolineato che la sua impostazione è prettamente da prove tecniche e non vede la possibilità di modificare il suo Dna di sciatore. Sarà, ma di questo passo ascolterà spesso l’inno austriaco.

Gi affanni dell’Italia

Capitolo italiani. Purtroppo Levi, pur senza essere la pista a noi più gradita (non lo era nemmeno quando le temperature erano… polari), ha confermato, sia sul fronte femminile sia su quello maschile, quanto si sospettava e si temeva: lo slalom rischia di essere il buco nero, come specialità, della squadra. Sul fronte delle donne questo è noto da anni e ancora si attende che spunti una generazione di ragazze che sappia imbastire la riscossa: pare che alle spalle delle veterane ci sia un buon gruppo sul quale investire con fiducia; alcune di queste sono già in squadra A, ma è evidente che serviranno tempo e tante altre “lezioni” dalle gare. Per ora dobbiamo campare sognando qualche lampo delle veterane Chiara Costazza e Irene Curtoni, il cui valore al cambio attuale le colloca peraltro ben oltre la decima posizione.

I giovani devono sbrigarsi

La squadra maschile, invece, che qualche stagione fa aveva una sua eccellenza ed era in grado di vincere con i vari Moelgg, Gross, Razzoli, sta vivendo l’ultima fase di un declino inesorabile, a cavallo con un ricambio generazionale non ancora messo a fuoco. In Finlandia, Moelgg è saltato nella prima manche, Gross ha chiuso diciassettesimo a 2”35 e Simon Maurberger si è piazzato ventiduesimo, dimostrando qua e là degli sprazzi decenti (ma non ben collegati gli uni agli altri). Gli altri, quindi anche e soprattutto i giovani, o non si sono qualificati o sono saltati. Tra questi Alex Vinatzer, argento ai mondiali juniores 2018, accreditato di essere lo slalomista che trainerà il rilancio azzurro tra i rapid gates. Ha 19 anni e anche lui merita un minimo di pazienza. Ma è anche vero che è ora di darsi una mossa, altrimenti non si scaleranno mai gli ordini di partenza grami che oggi ti assegnano pettorali altissimi (Alex aveva il 71, tanto per dire) e che ti condannano a sfidare piste segnate.

18 novembre 2018 (modifica il 18 novembre 2018 | 15:50)

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