Sci, Paris vince la discesa a Bormio davanti a Innerhofer


BORMIO La discesa di Bormio si tinge di azzurro con la doppietta Paris-Innerhofer che consente al primo di imprimere il suo nome nell’albo d’oro in maniera ancora più profonda: Dominik Paris, infatti, raggiunge l’ex asso austriaco Michael Walchhofer al vertice dei plurivincitori; sono tre, infatti, le volte in cui Domme ha domato la Stelvio, una di queste, nel 2012, in coabitazione con Hannes Reichelt. Nemmeno gli immortali della libera, come Hermann Maier o Bode Miller, ci erano riusciti: fermi a quota due, come tanti altri campionissimi, e questo certifica l’impresa del ragazzone della Val di Ultimo.

E’ stata una discesa aggredita al meglio dai due azzurri, su un fondo temibile e ghiacciato ma forse un po’ più facile rispetto alle prove («Sì, l’avrei preferito ghiacciatissimo e difficilissimo» è il commento di Innerhofer all’insegna dei superlativi). Christof è stato continuo e regolare, diciamo un martello per tutti i 3270 metri. Ma Paris una volta di più ha mandato all’incasso la sua abilità (e il suo peso) nel tratto finale, quello nel quale già l’anno scorso aveva fatto la differenza (ndr: anche i due successi consecutivi sono un segno di grandezza, una cosa riuscita proprio solo a Walchhofer). Sul momento della svolta, i due jet italiani hanno pure avuto modo di scherzare. «Nella parte finale vai avanti con la testa perché non ci sei più con le gambe» ha detto Dominik. Inner non si è lasciato scappare l’assist: «Testa? Ma se hai dieci centimetri in più nel giro-cosce, le gambe contano eccome. Non avrei potuto fare di più».

Paris ha chiuso in 1’55’’21, Innerhofer ha concluso con 36 centesimi di scarto, pari a 10,19 metri. Il «delta» di velocità tra i due è stato netto: 135 orari nell’ultima speed trap per Paris, 129 per Christof. Ma Inner aveva fatto bene in precedenza («Ho sbagliato leggermente sotto il salto del Ciuk, poi sotto la seggiovia ho fatto una curva perfetta, anche troppo, ed è lì che ho perso un briciolo di velocità») e ha così salvato la piazza d’onore dal resto della muta dei concorrenti, aperta dal campione del mondo in carica, lo svizzero Beat Feuz. Ma questa del 2018 era annunciata come una Stelvio all’italiana e le previsioni sono state perfettamente rispettate: in queste condizioni i nostri sanno esaltarsi. E se era chiaro che Hannes Reichelt, partito con il numero e subito bastonato da Innerhofer in ragione di due secondi e mezzo, aveva sciato male, la sensazione che il duo azzurro fosse imbattibile nella circostanza è apparsa chiara già con la discesa dell’austriaco Kriechmayr, uno dei rivali più temibili. Così è stato e nella lista dei strabattuti stavolta ci sono anche i norvegesi: Svindal è finito oltre il decimo posto, Jansrud è uscito, Kilde, primo in Val Gardena, è stato anonimo. «Ho dato tutto nel finale: chiedo sempre piste difficili, ma poi devo saper dimostrare di essere all’altezza» è la riflessione di Paris.

La terza vittoria «è un sogno», ma è anche il momento di ammettere che il connazionale l’aveva spaventato non poco: «L’ho visto in tv, ho visto che aveva sciato benissimo: sapevo che non sarebbe stato semplice battere Christof». Inner, nel giorno del decimo anniversario del suo trionfo sulla Stelvio (il primo di un italiano e il primo della sua carriera), ha comunque raggiunto il podio, dando continuità a una striscia positiva iniziata alle finali 2018 di Aare: con questo, sono 4 secondi posti. Manca il ritorno alla vittoria – che gli sfugge da Garmisch 2013 -, ma sciando così prima o poi la rivedrà. «Una volta arrivato al traguardo non mi è stato necessario guardare il tabellone: sapevo già di essere andato forte». È la consapevolezza che dà serenità e che funge meglio di una sciolina.

L’ultima nota va purtroppo destinata alla caduta dello sloveno Klosi, che si è disunito bella parte finale facendo un volo spaventoso nelle reti. Ha perso conoscenza e per questo motivo è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Sondalo. Per lo sloveno, trauma facciale, sospetta rottura del setto nasale e rottura di un dente.

Gigante donne a Semmering: vince Vhlova, Brignone sesta

Prima vittoria in gigante della Vhlova (che in slalom è invece una delle più dure rivali della Shiffrin): è allenata da Livio Magoni, fratello di Paoletta oro olimpico a Sarajevo ‘84 e già tecnico azzurro e di Tina Maze. La Brignone (sesta dietro alla Shiffrin) per 5 punti (270 a 265 sulla francese Worley) conserva la pettorina rossa di leader del gigante. Per la Bassino, decima, è il miglior risultato stagionale.

28 dicembre 2018 (modifica il 28 dicembre 2018 | 16:41)

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