Sci, le donne senza paura sulla Saslong: «È stata persino accorciata troppo»


Ma è il caso di far correre le donne sulla Saslong della Val Gardena, a maggior ragione dopo l’incidente dello svizzero Marc Gisin nella discesa maschile di sabato? «Non vedo perché no: la pista non c’entra con quanto successo a Marc, è stato un incidente generato da un errore. Sarebbe potuto accadere ovunque». Nicol Delago, 23 anni a gennaio, due volte bronzo ai Mondiali juniores, è una delle giovani speranze della velocità azzurra: a Lake Louise, con un quinto posto, s’è affacciata alle zone alte della classifica. Ma soprattutto, lei abita lì, di fronte a uno dei templi dell’high speed: «Sulla Saslong ho sciato per diletto, poi da tifosa andavo alle gare a raccogliere gli autografi dei campioni». Quindi pollice alto verso lo storico debutto al femminile sul classico pendio della Val Gardena, un’eventualità che una sua antesignana, a sua volta della zona, ha sempre inseguito invano. Parliamo di Isolde Kostner, grande nome dello sci azzurro. «Il mio, purtroppo, è stato solo un sogno: per varie ragioni, noi donne lì non abbiamo mai corso. Sono contenta per Nicol: ha un’occasione, la Saslong è adatta pure a noi».

In realtà del tracciato reso famoso dal mitico balzo di Uli Spiess, nel 1980, il primo a saltare in un colpo le tre Gobbe del Cammello (il punto dove è caduto Gisin, ndr), mancherà tutta la parte alta. Le ragazze — dopodomani discesa, mercoledì superG — partiranno sotto i Muri di Sochers, più o meno allo start del superG degli uomini: Matteo Guadagnini, tecnico della Nazionale, parla così di Sascort, più che di Saslong; il tempo finale dai 2’ scarsi degli uomini scenderà attorno all’1’30’’. Non solo: al Cammello le concorrenti gireranno un po’ più al largo, con linee più semplici. Idem al Ciaslat, l’altro passaggio (in curva) cruciale e duro: le sue ondulazioni saranno smussate. «Oh dai, non era il caso» sbotta Kristian Ghedina, divinità della Saslong: oltre a vincere quattro volte in libera, visse l’incontro in piena gara con un capriolo, episodio che illuminò la sua leggenda. «Io le avrei fatte partire più in alto (idea condivisa da Kostner e Delago), non vedo particolari problemi. La difficoltà di una pista nasce più che altro dalla preparazione della neve». Dal Ghedo, comunque, arrivano consigli semplici: «Non bisogna spigolare: se perdi velocità non la recuperi, sarebbe come far ripartire una macchina su un piano. È decisiva la capacità di far correre gli sci in uscita dalle curve: era il mio segreto. Infine, un consiglio per il Ciaslat: bisogna prendere i rimbalzi giusti per non perdere il controllo».

La novità ripropone l’annosa questione: uomini e donne possono correre sulle stesse piste? E fa bene Lindsey Vonn a volersi misurare con gli uomini? Ghedina non dà scampo all’americana: «Bella l’idea di Lindsey. Ma contro gli uomini faticherebbe ad essere nei 30». «Ci sono posti per noi proibiti: penso alla Streif di Kitz, prima di tutto; gli uomini sono strutturalmente più forti» dice Nadia Fanchini, che in assenza di Sofia Goggia è la nostra punta nella velocità. Però non significa che altrove non si possa condividere i percorsi. «Al Mondiale 2013 di Schladming — riprende la Fanchini — è capitato (e Nadia fu argento, ndr). Qui succederà qualcosa di simile: vedremo la pista e ci regoleremo. Nessuno conosce la Saslong, tranne Nicol Delago: una variabile in più». Per Isolde Kostner, invece, una favorita c’è: «La Shiffrin, con la sua tecnica, ce la può fare. E poi qualche vecchia volpe o una come la Gut: le più esperte saranno avvantaggiate».

16 dicembre 2018 (modifica il 16 dicembre 2018 | 22:13)

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