Sci: Hirscher non si ferma mai, suo anche il gigante dell’Alta Badia


L’aggettivo che meglio definisce la mostruosa superiorit di Marcel Hirscher nelle prove tecniche dello sci “consecutivo”. Consecutiva, ad esempio, cos la sesta vittoria sulla Gran Risa dell’Alta Badia, un esercizio, per il fuoriclasse austriaco in rotta per l’ottava Coppa del Mondo assoluta, di dominanza totale: il francese Thomas Fanara – tornato a ruggire dopo un periodo opaco – ha preso 2 secondi e 53 centesimi, mentre 2 e 69 sono toccati al suo connazionale Alexis Pinturault, un altro che probabilmente avr fatto qualche giro dallo psicologo dopo aver avvicinato Marcel (lo batt, ad esempio, nel dicembre 2017 nel gigante della Val d’Isre) ed essere stato prontamente ricacciato indietro. Hirscher ha dato uno scossone potente gi nella prima manche (dove secondo era lo svedese Matts Olsson, poi franato al sesto posto a causa di una seconda discesa insufficiente), quindi ha ulteriormente ritoccato il vantaggio sulla concorrenza nonostante abbia dato la sensazione di non voler forzare. Ma il bello del suo modo di sciare che sa tenere ritmi pazzeschi e continui anche nella normalit. Quando poi decide di forzare i tempi, volano le mazzate.

Vittoria numero 61 (o forse 62)

Hirscher cos giunto alla vittoria numero 61, in meno di dieci anni dalla prima (2009, Val d’Isre). Ma in realt potrebbe trattarsi della sessantaduesima perch sul tedesco Stefan Luitz, che l’aveva preceduto a inizio dicembre a Beaver Creek, incombe la squalifica determinata dall’aver usato ossigeno tra una manche e l’altra per rimediare ai disagi dell’altura. Nota in proposito. Per la Fis una pratica proibita, ma anche vero che i federales non hanno ricevuto un reclamo ufficiale. Per cui potrebbe darsi che Luitz la scampi in extremis. Ma la vicenda, intanto, l’ha mezzo rovinato: all’improvviso ha perso incisivit e sulla Gran Risa ha perso ben 10 posizioni tra una manche e l’altra scalando fino al ventesimo posto. Anche lui insomma un’altra vittima illustre del mostro divora-tutto. Nemmeno Alberto Tomba, pur nella sua immensit di campione, aveva una potenza di fuoco tanto devastante. Forse bisogna risalire a Ingemar Stenmark, peraltro in un’era troppo differente di uno sci che aveva anche meno gare rispetto a oggi. Consecutivo, intanto, l’aggettivo appropriato da applicare anche al clich che Hirscher usa indistintamente in gigante e in slalom: sembra quasi che chi prova ad avvicinarsi rimane pietrificato, il trattamento che le Gorgoni della mitologia riservavano a coloro che osavano incrociare il loro sguardo. In questa ecatombe di rivali caduto prima di tutto Henrik Kristoffersen, che non solo non riuscito a colmare il divario dall’austriaco, ma addirittura sembra scivolare sempre pi a ritroso. Attendiamo allora con curiosit i progressi dello svizzero Marco Odermatt, ieri uscito nella seconda manche dopo essere ripartito dal terzo posto: per aggressivit e talento pare candidato, prima o poi, ad attaccare Hirscher. Vedremo se ce la far o se pure lui far una brutta fine.

Il bilancio italiano

L’Italia lascia la Gran Risa, luogo delle gesta di Alberto Tomba (4 vittorie), ma anche di Max Blardone (3 centri) con un bilancio strano. Di fondo amaro, perch solo Manfred Moelgg e Luca de Aliprandini sono riusciti a qualificarsi per la seconda discesa. Ma anche un po’ dolce vedendo la clamorosa rimonta (risalita di 21 posizioni, da ventottesimo a settimo) di de Aliprandini. Il ventottenne di Trento, assolutamente fuori ritmo in una sciagurata discesa iniziale (ha superato il “taglio” per il rotto della cuffia), ha dimostrato che il suo valore non era quello ma un qualcosa di pi vicino al livello dei primi 5-6 (dopo Hirscher, s’intende). Anche in Val d’Isre era riuscito a scuotersi e a risalire, ma questo non un motivo di eccessiva consolazione. Semmai, fa ancora pi rabbia e alimenta un interrogativo: che cosa combinerebbe Luca se riuscisse a mettere assieme due manche di spessore? Aspettiamo una risposta nelle prossime gare, ma anche il caso di sottolineare che in gigante stiamo attraversando una crisi tecnica che avr bisogno di profonde riflessioni e forse di qualche deciso cambiamento, come dare fiducia a giovani che pare siano di talento e pronti a entrare nella mischia senza farsi troppo condizionare dalla carta d’identit. E’ giunto il momento, insomma, di osare e di galoppare qualche provocazione.

16 dicembre 2018 (modifica il 16 dicembre 2018 | 15:07)

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