Sci, discesa a Bormio: Innerhofer cerca un’altra età dell’oro


BORMIO Dobbiamo scommettere su Christof Innerhofer o su Dominik Paris, nella discesa (venerdì, ore 11.30 Raisport e Eurosport) su una Stelvio ghiacciata da far paura al punto che Peter Fill, ancora acciaccato per il volo di un mese fa a Beaver Creek, dà forfait? «Dal momento che è qui a mio fianco, vi suggerisco Dominik: anch’io punto su di lui».

È un bel segnale quando Christof da Gais è allegro e simpaticamente furbo nelle uscite: vuol dire che sta bene, di fisico e di testa. «Diciamo che sono su una buona strada. Quale la meta? Dimostrare che a 34 anni ci può essere, per me, una nuova carriera».

Questo lo dichiarava già un anno fa, quando il buio l’aveva avvolto e tanti sorridevano di fronte alla sua promessa di riscossa. Poi a marzo alle finali di Aare (dove in febbraio si disputerà il Mondiale) è arrivato il 2° posto in superG e quello scossone al torpore dei «non risultati» è stato seguito dagli analoghi piazzamenti di Lake Louise (discesa) e in Val Gardena (superG). Inner è insomma tornato sul pezzo e se Paris, l’omaccione che un anno fa s’imponeva a Bormio, può ancora mandare all’incasso il suo fisico potente, Christof è in grado come pochi di tirare le curve di una delle piste di culto. Dopo la prima prova aveva dichiarato che affrontare la Stelvio edizione 2018 è «come andare alla guerra, tanto è veloce». Ma ha pure ammesso di aver trovato il giusto feeling. Anche questo è un buon segno, perché in Gardena ricordava come gli umori di un velocista non siano assoluti ma dipendano dalle situazioni che si creano di volta in volta. E noi aggiungiamo un dettaglio-coincidenza, che ha la sua suggestione: il 28 dicembre 2008 Innerhofer centrò nella libera di Bormio la sua vittoria numero uno, la prima di un azzurro su questo tracciato. Oggi faranno dieci anni da quel giorno, ricorrenza da provare a onorare: «Se sto bene, quest’anno torno a vincere» dice. Il destino chiuderà il cerchio nel decennale dell’impresa? «Chissà, ma non ricordatemi, per favore, quanto mi manca il primo posto».

In questi mesi ha avuto più di una stella polare: dal lavoro fisico con il preparatore di Filippo Tortu, «all’accumulare tranquillità grazie ai risultati che finalmente arrivano», al concentrarsi sul concetto che «è importante sciare per essere sempre competitivo più che sciare pensando al successo», al non perdere stimoli in allenamento. Ha avuto più pazienza o più coraggio? «Forse più pazienza. Mi sono detto: so che tornerai forte, ma il “quando” non deve essere un’ossessione. Dalla mia avevo una certezza: lavoro sempre con passione e mi aggrappo a un pregio storico, quello di voler sempre imparare e di non ripetere gli stessi errori».

La saggezza del veterano l’ha portato a concentrarsi sugli allenamenti tecnici, soprattutto in gigante: «È una disciplina fondamentale, una volta che hai superato i 30 anni» ripete da un po’ di tempo. Con questo elisir di lunga vita, Christof sostiene «di aver rimesso a posto la macchina». Le ambizioni procedono così a cascata: «Sono entrato nel quadriennio olimpico di Pechino 2022. Ma non mi metto limiti e vi dico che il minimo è pensare di andare perfino oltre». In bocca al lupo: c’è voglia di rivedere all’opera Winnerhofer.

27 dicembre 2018 (modifica il 27 dicembre 2018 | 22:55)

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