Schumacher jr: «Senza gli insegnamenti di papà non sarei qui»


Sorride Mick Schumacher al sole del deserto, il figlio del sette volte campione del mondo affronta il triplo debutto. Esordio nel campionato di Formula 2 e poi i test con la Ferrari e con l’Alfa martedì e mercoledì qui in Bahrein. Un impegno enorme per un ventenne alle prime esperienze. Ma lui fa di tutto per cercare di farlo sembrare normale. Parla veloce e risponde alle domande sotto la sguardo attento di Sabine Kehm, storica manager di famiglia.

È un periodo pieno di impegni, quali priorità si è dato?
«Sono concentrato sulla F2. Ai test penserò quando avrò finito le gare».
Si aspettava di seguire le orme di suo padre? Quando ha capito che voleva fare il pilota?

«Non c’è stato un momento preciso. Già dai kart desideravo questa carriera, da bambino pensavo: “Questo diventerà il mio lavoro”. Ci ho creduto, mi sono impegnato ed è andata bene. Fin qui».
In F1 ci sono stati solo due figli di campioni del mondo che hanno eguagliato i padri (Damon Hill e Nico Rosberg), tanti altri hanno tentato senza successo. Pensa di poter diventare il terzo?

«Che domanda difficile! Lasciatemi prima correre in Formula 2 e poi vedremo!».
Per ogni pilota è speciale guidare una Ferrari, per lei che si chiama Schumacher lo è ancora di più?

«È molto difficile da spiegare. Però io adesso non ci sto pensando, perché la cosa più importante è iniziare bene la stagione in F2».
Ma sarà almeno un po’ emozionato di provare per la prima volta una F1?

«Di sicuro lo sarò, ma la mente ora è da un’altra parte». E indica il garage della Prema, la squadra italiana per cui corre in F2.
Che cosa ha fatto per arrivare pronto? Prima di guidare una F1 in genere ci si prepara.

«Ci sono tante cose da imparare, ho lavorato al simulatore della Prema. Ho fatto tanto allenamento fisico per sviluppare i muscoli. È sicuramente una prova difficile, ma mi sento pronto».
A vent’anni che tipo di pilota è?

«Più vecchio dell’anno scorso, quello è sicuro. Scherzi a parte: mi sento più preparato, più maturo. Mi sento migliore e ho tanta gente alle spalle che mi aiuta a crescere».
Si aspettava di salire di livello così presto?

«No, è successo tutto molto velocemente. E sono felice che sia così».
Che cosa ha imparato da suo padre?

«Non sarei la persona che sono ora senza di lui. Insieme abbiamo posto le basi per quest’avventura ai tempi dei kart».
Che cosa prova a ricevere attenzioni così grandi in quanto figlio di Michael?

«È sempre stato così, sono cresciuto con questi riferimenti e ci sono abituato».
Quale il suo primo ricordo della F1?
«Ero felice, ma sono ricordi recenti di due o tre anni fa, di quando sono entrato nel paddock e ho potuto guardare le macchine e i piloti».
Quanto ci metterà ad arrivare in F1, si è dato una scadenza?
«Ehi, non sono neanche alla prima gara di F2. Non corriamo così tanto…».
Quando le hanno comunicato del test con la Ferrari come ha reagito?
«Ero euforico».
E sua madre Corinna?
«Anche lei era felicissima. Mi ha sempre seguito e sostenuto in tutta la carriera».
Tutti questi esami in cinque giorni non la spaventano?
«No, perché? Sono fiducioso».
Entrando a Maranello che sensazioni ha provato?
«Speciali. Difficile da descrivere, tutti dovrebbero andarci almeno una volta per capire».

28 marzo 2019 (modifica il 28 marzo 2019 | 15:48)

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