Sanatoria Imu e Tasi, Napoli è in bilico –


 I Comuni potranno proporre ai propri cittadini la cancellazione (con il pagamento dell’imposta dovuta ma con lo stop a sanzioni e interessi di mora) delle cartelle esattoriali che ingiungono il versamento di Imu, Tasi, Tari e cartellonistica. Ma solo a patto di poter dimostrare di non aver gonfiato i conti mettendo a bilancio incassi fiscali non ancora riscossi. Il governo prepara l’estensione della Rottamazione-ter, in vigore per i tributi nazionali, anche all’imposta sugli immobili inserendo nel provvedimento una sorta di clausola che punta a privilegiare i sindaci virtuosi, punendo quelli che fanno quadrare il cerchio attraverso operazioni di finanza creativa. 

«Saranno beneficiati i Comuni a posto con il fondo svalutazione crediti» ha spiegato il sottosegretario al Mef, Massimo Bitonci, illustrando le novità del Dl fiscale in votazione presso la commissione Finanze del Senato. In pratica, si va verso l’esclusione dei Comuni che hanno iscritto alla voce entrate poste erariali incerte, frutto di ipotesi legate alla lotta all’evasione fiscale. Soldi non ancora incassati, in pratica. Questa condizione rischia di tagliare fuori molte città metropolitane e tra queste Roma e Napoli, ma il governo formulerà l’emendamento in modo da consentire, almeno in parte, di poter consentire alla maggior parte dei Comuni di poter aderire. Insomma, la Capitale resta in bilico, ma probabilmente verrà inclusa, così come Napoli, nell’operazione. Per la quale, ovviamente, spinge l’Ance che sconta un mancato gettito di 3,5 miliardi sul fronte del tandem Imu-Tasi. «Ci sarà la facoltà, non l’obbligo, di aderire alla pacificazione senza copertura da parte dello Stato» ha inoltre specificato il sottosegretario Bitonci. 

La Rottamazione di Imu-Tasi avrebbe lo stesso meccanismo dell’attuale formula che, com’è noto, già riguarda le tasse ordinarie e le multe stradali. Le prime due rate per il 2019 (anche se sarà possibile pagare in un’unica soluzione) dovrebbero così essere fissate per il 31 luglio e 30 novembre e poi, nel 2020, le scadenze per i pagamenti saranno invece spalmate in 4 appuntamenti: 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre. Il governo ha confermato che la fatturazione elettronica partirà regolarmente il 1 gennaio 2019 (maggior gettito: 1,9 miliardi) ma ha annunciato che l’introduzione avverrà in maniera morbida. «Stiamo lavorando per vedere di arrivare fino a settembre per il sistema sanzionatorio, in modo da contemperare le esigenze di chi deve emettere la fattura e può essere in difficoltà» ha spiegato ancora Bitonci ricordando comunque che «una larga fetta sarà esclusa visto che l’obbligo non scatta per le partite Iva in regime forfettario e per tutti i regimi speciali, oltre a chi già oggi non emette la fattura, come gli artigiani». Secondo Bitonci «per almeno 2 milioni di partite Iva non ci sarà l’obbligo di emettere la fattura elettronica». 

L’ITERIl

Senato punta a chiudere l’esame in Aula e la votazione sul decreto fiscale entro martedì prossimo e tra le novità troverà posto la modifica della riforma delle Bcc che limiterà la portata delle nuove regole sull’adesione ai gruppi nazionali alla sola Federazione provinciale dell’Alto Adige, senza dunque interferire in modo più generale sui processi di integrazione nelle holding previsti dalla legge del 2016. Modifiche allo studio anche sul tema della proroga delle concessioni balneari nelle zone colpite dal maltempo. Maggioranza e opposizione trattano su un emendamento del Pd che prevede l’esclusione delle rendite Inail dalla determinazione dell’indicatore reddituale ai fini fiscali. La misura costerebbe circa 300 milioni di euro l’anno.


Giovedì 22 Novembre 2018, 08:44 – Ultimo aggiornamento: 22-11-2018 10:00
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