San Siro: una rivoluzione made in Usa che unisce Milan e Inter, divide gli sportivi


N el silenzio e nella prudenza pi assoluti, Milan e Inter stanno studiando qualcosa di rivoluzionario. Destinato a cambiare le sorti delle due societ, e in piccola parte anche quelle della citt di Milano. Intanto, la scelta di stare assieme, in un impianto nuovo e condiviso, un unicum in Europa: non esistono precedenti (il Bayern Monaco aveva costruito l’Allianz Arena assieme al Monaco 1860, squadra in terza divisione, ma poi si comprato tutte le quote e ora incassa un affitto dai cugini): tutte le grandi societ europee hanno optato per costruirsi la propria casa, anche in modo da personalizzarla al meglio.

Non a caso, l’idea originaria americana, e cio di Elliott, il fondo proprietario del Milan, i cui dirigenti, assieme a quelli dell’Inter, sono dovuti andare appunto negli Usa per trovare esempi da cui prendere spunto. Il perch di un impianto condiviso, che fa storcere la bocca a una parte dei tifosi, presto detto: consente di dimezzare i costi (e/o l’indebitamento), stimati in almeno 500 milioni, portandoli quindi a 250 milioni per club. Un risparmio particolarmente interessante per Elliott che ha l’intenzione di valorizzare al massimo il club per poi rivenderlo a medio termine. E che in ogni caso compensa ampiamente la perdita di ricavi che si avrebbe passando da uno stadio nuovo in solitaria (circa 80-90 all’anno) a quelli di un impianto nuovo condiviso (circa 70-75): naturalmente se si gioca in due nello stesso stadio gli incassi delle partite non cambiano, si dimezzano quelli derivanti dallo sfruttamento dell’impianto negli altri 250 giorni dell’anno.

Qualche anno fa, erano state studiate quattro simulazioni: con Inter e Milan in un San Siro moderno, con le due societ in uno stadio nuovo, con il Milan a San Siro e l’Inter altrove, e viceversa. Ebbene, la pi vantaggiosa secondo un’analisi costi-benefici, per usare un’espressione alla moda, era quella che derivava dalla ristrutturazione di San Siro, che poteva essere conclusa brillantemente per una spesa di 150 milioni. Anche perch San Siro non il vecchio Highbury, lo stadio dell’Arsenal pieno di gloria ma anche per met in legno e completamente fuori dal tempo, ma un impianto che due anni fa ha ospitato la finale di Champions e che l’Uefa valuta con cinque stelle.

E poi — e qui si esce dai numeri per arrivare al punto centrale — San Siro San Siro, un’icona per i milanesi e non solo. Naturalmente ristrutturarlo comportava degli svantaggi (tempi pi lunghi, la necessit di giocare con un impianto a mezzo servizio o addirittura di traslocare), ma l’idea di abbatterlo per costruirne uno nuovo pi piccolo a fianco appare quasi un sacrilegio (anche sulla capienza, se fosse confermata di 60 mila spettatori, ci sarebbe qualcosa da dire, perch l’affluenza media su cui stata calcolata non spiega tutto: secondo uno studio elaborato dai piccoli azionisti del Milan nelle ultime 18 stagioni i rossoneri in serie A hanno superato quel tetto 82 volte, sarebbero perci andati persi 900 mila spettatori). Ma comunque la si veda, le ruspe a San Siro fanno venire il magone: un piccolo pezzo della vita di centinaia di migliaia di persone passata di l. E i tifosi non avranno neanche la consolazione di potersi mettere comodi in una casa solo loro. Una scelta che andr ponderata per bene: perch le propriet (prima o poi) passano, mentre lo stadio se non per sempre, poco ci manca.

26 marzo 2019 (modifica il 26 marzo 2019 | 22:27)

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