Salini- Impregilo, maxicommessa nell’idroelettrico in Australia


Un contratto da oltre 3,2 miliardi di euro per l’italiana Salini-Impregilo in Australia. Per la realizzazione del più grande progetto idroelettrico nel Paese. Un piano che prevede di aumentare di oltre 2mila megawatt la capacità di generazione di energia elettrica. Salini-Impregilo dovrebbe collegare le dighe di Tantangara e Talbingo, attraverso lo scavo di una serie di gallerie. Costruendo una centrale elettrica sotterranea con una stazione idroelettrica dotata di un sistema di pompaggio situato a un chilometro. Un appalto vinto tramite la realizzazione di una joint-venture in cui Salini detiene una quota maggioritaria combinata del 65% (raggiunta con la controllata Usa Lane). Società partecipata al 35% dall’australiana Clough. L’annuncio della firma del contratto ha innescato un’ondata di acquisti sul titolo del general contractor quotato a Piazza Affari, che ha archiviato la seduta guadagnando il 9,69% a 2,31 euro per azione. L’Australia diventa uno dei primi Paesi di sviluppo del business per il gruppo, con una quota sul fatturato che passa dall’1,5% al 7%. Al momento Salini-Impregilo è impegnata in Australia con la costruzione della linea ferroviaria sotterranea a Perth. Ed è nella lista ristretta per i lavori di scavo dell’aeroporto ad ovest di Sydney, metropoli in cui Salini ha appena completato un ponte e un viadotto per la rete metropolitana.

Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo, parla della «necessità di competere su un mercato diventato globale, in cui servono una struttura patrimoniale adeguata e competenze tecniche e ingegneristiche» in grado di distribuire gli investimenti su diversi segmenti per attenuare i rischi nel portafoglio-lavori. Una commessa di questa entità, rileva Salini, «serve a dare lavoro a tutta la filiera, comprese le piccole imprese artigiane della sub-fornitura». La struttura dimensionale diventa stringente, «per le economie di scala in grado di generare un general contractor internazionale chiamato a sfidare i suoi concorrenti» nei bandi di gara. La quota domestica sul fatturato di Salini-Impregilo in Italia, comprese le difficoltà del Paese in cui le grandi opere sono ferme al palo attese ora dalle novità previste dal decreto del governo, è attorno al 10%. Il primo general contractor italiano ha un fatturato di circa 7 miliardi. Un valore importante, ma lontano dai multipli della spagnola Acs (appena convolata a nozze con la tedesca Hochtief con l’italiana Atlantia), della francese Vinci e dei grandi gruppi cinesi . Ecco perché il mercato delle costruzioni — e il governo che sta spingendo per una soluzione — attende la costruzione di un campione costruito attorno a Salini-Impregilo, controllato da Salini Costruzioni che potrebbe diluirsi nella compagine societaria nel caso di un ingresso nel capitale di Cassa Depositi e di qualche istituto di credito. Ieri il presidente Acri, Giuseppe Guzzetti, azionista di Cdp, ha dato il suo benestare ad un’operazione «per un soggetto competitivo a livello internazionale».


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