Rugby, l’impegno di Kevin Barrett «Ora alleverò All Blacks»


Quando chiesero a Kevin Barrett, che aveva appena finito di giocare per la 167ª e ultima volta con la maglia di Taranaki, come avrebbe impegnato il tempo non più occupato dal rugby, lui rispose: «Alleverò qualche All Blacks». Forse era una battuta, forse no, quel che conta è che domani, all’Olimpico contro l’Italia, giocheranno tre figli di Kevin: Beauden, apertura, miglior giocatore del mondo degli ultimi due anni, Scott, seconda linea, e Jordie, trequarti.

Capita ed è capitato anche a noi, che in azzurro abbiamo schierato Nello, Bruno e Rino Francescato, ma tre fratelli forti come i Barrett non si erano mai visti. Va anche detto che potevano essere di più, perché Kevin ha messo al mondo 8 figli. Kane ha smesso ma è stato professionista con i Blues di Auckland, Blake non ce l’ha fatta e gli altri tre sono ragazze. Hanno giocato a rugby pure loro con fratelli, e vicini di casa, ma gli All Blacks arruolano solo uomini.

«Giocavamo sempre, non avevamo la Playstation» ha raccontato Beauden. Il campo era la spianata dietro la fattoria di famiglia, a 30 minuti di auto da New Plymouth, nell’isola del nord. Tra il vicinato lo spiazzo era noto come «The Barrett Cricket Ground» e su quel prato si giocava a rugby. Quando poi la famiglia si trasferì per un anno e mezzo in Irlanda, i figli di Kevin si fecero notare anche nel football gaelico, una specie di rugby col pallone rotondo nel quale è fondamentale essere molto bravi a catturare al volo la palla calciata dagli avversari.

Beauden, Scott e Jordie, in ordine di apparizione in maglia nera, domani giocheranno insieme dall’inizio per la quarta volta (la prima è stata nello scorso giugno contro la Francia). Scott è il grosso e il più forte, Jordie è alto più di un metro e 90, è veloce e pericolosissimo quando parte palla in mano. Beauden è un genio, che ha raccolto con assoluta nonchalance l’eredità di Dan Carter. In Nuova Zelanda sono stati per anni convinti che se Dio avesse deciso di giocare a rugby avrebbe preso la maglia di Carter. Poi è apparso Beauden e addio certezze. Il problema però è relativo: la maglia è sempre la stessa, nera con il numero 10.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

22 novembre 2018 (modifica il 22 novembre 2018 | 22:01)

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