Rugby, Italia travolta nel test con l’Irlanda 54-7. Ora la Georgia, poi i «mostri»: Australia e Nuova Zelanda


Da qualche anno il rugby mondiale impegnato in una forsennata corsa all’oro. Il gioco (i giocatori soprattutto) costa sempre di pi, i ricavi non crescono con lo stesso ritmo e allora, ogni tre, quattro mesi, ci si inventa qualcosa di nuovo e gli States, con la loro ricchezza, la loro passione per lo sport, diventano un gigantesco Klondike. Che poi l’oro si trovi un altro discorso, ma provarci con gli americani un classico, una strada gi percorsa da altri sport (il calcio in testa) con utili tutti da verificare. L’Italia ha giocato la sua prima partita di novembre a Chicago, con l’Irlanda 54-7. E l’ha giocata per una serie di ragioni. La prima che al posto suo doveva esserci il Sudafrica che ha per rinunciato (e giocato a Twickenham dove ha perso 12-11 con l’Inghilterra), la seconda che per tappare il buco gli organizzatori (europei) hanno offerto 700 mila euro alla federazione, che li ha acchiappati al volo.

Caccia ai quattrini

Se fino a un paio d’anni fa a novembre si giocavano tre test, adesso se ne giocano quattro (sempre e solo per ragioni economiche) e andarne a disputare uno negli States diventata un’abitudine nella speranza (vana) che gli americani si appassionino al rugby. Poi chiaro che se porti l’Irlanda a Chicago parti bene perch almeno 30 mila irlandesi alla partita vanno di sicuro, ma giusto per una rimpatriata, per vestirsi di verde ed esporre trifogli, mica perch la cosa interessi pi di tanto. Non a caso, al Soldier Field, lo stadio dei Bears di Chicago, non essendo abbastanza attraente la sfida tra l’Italia (2 tra l’altro) e l’Irlanda, gli organizzatori hanno messo su un altro paio di partite, tra le nazionali femminili di Nuova Zelanda (non ci crederete ma le Black Ferns sono campioni del mondo) e Stati Uniti e tra gli Stati Uniti e i Maori All Blacks. Insomma, sei ore di mischie e mete, e soprattutto di birre e hotdog.

Sotto con la Georgia

Ma Chicago per l’Italia stato solo l’inizio. Seguiranno infatti altre tre partite. Sabato prossimo a Firenze con la Georgia, sabato 17 a Padova con l’Australia, sabato 24 a Roma con la Nuova Zelanda. E, paradossalmente, la pi importante sar quella con la Georgia. Perch gli avversari non sono marziani ma hanno ambizioni notevolissime e da anni piangono e si lagnano reclamando un posto nel Sei Nazioni (a spese degli azzurri, ovvio). La Romania ci ha provato fino al 2015, poi, dopo essere stata smantellata in meno di un’ora in Coppa del Mondo ha abbassato la cresta. L’obiettivo della Nazionale ripetere l’operazione sabato con i caucasici, suonarli per bene e tappargli la bocca per almeno cinque, sei anni.

Arrivano i mostri

Dopo arriveranno i mostri. L’Australia e la Nuova Zelanda, due delle tre squadre (la terza l’Inghilterra) che l’Italia non ha mai battuto. Con i wallabies magari si potr provare, sono in crisi ma hanno giocatori straordinari in grado di incenerire gli azzurri in qualsiasi momento della partita. Per se il momento non dovesse arrivare… Con gli All Blacks inutile farsi delle idee. Sar un gran bel pomeriggio, l’Olimpico sar pieno, tutti quanti si godranno in silenzio i versacci dei neozelandesi impegnati nella haka e poi ammireranno il loro gioco. L’Italia tenter di infastidirli e di limitare i danni. Operazione riuscita per l’ultima volta nel 2009, a San Siro, davanti a 80.018 spettatori. Fin 20-6 per loro e l’arbitro neg agli azzurri una meta di penalit grande come un palazzo.

3 novembre 2018 (modifica il 3 novembre 2018 | 22:53)

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