Rugby, Italia-Georgia 28-17 nel primo test match: adesso arrivano i «mostri» Australia e Nuova Zelanda


In uno stadio «Franchi» trasformato in succursale di Tblisi, tanto è rumorosa e colma di affetto per i Lelos la passione degli oltre tremila georgiani richiamati dalla possibilità di salire a cavallo di un sogno (vorrebbero forzare i tempi per approdare nel Sei Nazioni), l’Italrugby torna a vincere, batte (28-17) la Georgia e in un pomeriggio di sorrisi e tentennamenti la scavalca nel ranking mondiale (tredicesimo posto).

Serviva una vittoria per mettere a tacere le trombe in cui da anni, britannici in testa, soffiano per far suonare la nota del dubbio e del perché una nazionale incapace di vincere possa ogni anno godersi il piacere di giocare nel Torneo più affascinante che ci sia. E così è andata, con tanta fatica, altrettanta approssimazione, molte paure e una bella dose di sofferenza, perché i georgiani sono ruvidi, spigolosi, forti fisicamente ma, per fortuna degli azzurri, abituati a vincere con i deboli nel Sei Nazioni di riserva e poco avvezzi ai ritmi del piano superiore. L’opposto dell’Italia che gioca sempre contro avversari impossibili e così ha dimenticato cosa vuol dire vincere.

Missione compiuta e non era facile, perché le croci di San Giorgio che colorano di biancorosso lo stadio viola dopo un quarto d’ora di approccio tra autoscontri e sportellate in mezzo al campo, sventolano all’impazzata per festeggiare la meta di Michelidze che regala vantaggio (7-3) e una vagonata di coraggio agli ospiti.

L’Italia capisce che potrebbe essere il giorno della fine di un’era e allora si mette sotto a lavorare, abbassa la testa e accetta il confronto rude in mischia, poco fioretto e tanta clava per far venire a galla le differenze tecniche che anni di frequentazione con i signori dell’ovale hanno costruito. Cinque minuti di svantaggio e Michele Campagnaro, uno che gioca in Inghilterra e che è tra i pochi che potrebbe reclamare un posto in qualsiasi nazionale del pianeta, forza i tempi, accelerazione istantanea, due percussioni di forza, ci mette fisico e forza per sconfinare in meta e regalarsi quel vantaggio (13-7) che i suoi non molleranno più.

La partita va avanti a strappi, i georgiani non smettono un solo attimo di crederci insieme con i loro fedeli e allora l’Italia si adatta, scende in trincea, sbaglia e soffre, ma regge l’urto fino alla meta di Bellini sulla bandierina e a un sospirone di sollievo che la manda negli spogliatoi con un tesoro da difendere (18-7).

Nella ripresa la musica non cambia, Allan trova un buco nella Maginot dell’Est e pesta sui piedi per la meta personale, poi Budd emerge da uno dei tanti punti di scontro palla in mano per chiudere i conti. La meta di punizione che l’arbitro televisivo regala agli ospiti per un fallo di Benvenuti (placcaggio a un avversario senza palla) ridà fiato alle ugole georgiane, si gioca con l’uomo in meno e la paura di avere i fantasmi dentro casa. Ma l’Italia è più forte, più abituata ai ritmi del rugby moderno, meno grezza tecnicamente e alla fine la porta a casa. Serviva vincere per non perdere la credibilità internazionale. Obiettivo centrato. Sabato a Padova ci sarà l’Australia, si potrà giocare a cuor leggero.

10 novembre 2018 (modifica il 10 novembre 2018 | 17:13)

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