Romer: i miei consigli per studiare meglio, parola di Nobel


Come studiare per imparare in modo efficace e avere successo a scuola? La chiave effort, cio lo sforzo che ci si mette, ma si pu tradurre anche con fatica, impegno, applicazione, sacrificio. E’ la lezione pi importante di Paul Romer, 62 anni, premiato quest’anno con il Nobel dell’Economia (insieme a William Nordhaus) per la sua teoria della crescita endogena, che per la prima volta ha integrato nei modelli economici il ruolo della conoscenza e dell’innovazione, due formidabili motori per la crescita. Con una laurea in fisica e un dottorato di ricerca (PhD) in Economia, conseguiti all’Universit di Chicago, oltre all’insegnamento (a Berkeley, Chicago, Rochester, Stanford e infine alla New York University), Romer nel 2000 ha fondato Aplia, una societ online che sviluppa e applica tecnologie per migliorare l’apprendimento degli studenti. Ecco i suoi consigli.

Lo sci come modello

Sciare un ottimo esempio di come imparare a studiare in modo efficace, sostiene Romer, che ha sempre sciato, fin da bambino. Le persone che si iscrivono a una scuola di sci, vogliono riuscire a sciare in breve tempo, perci si sforzano per imparare. In tutta la mia carriera ho osservato che l’applicazione da parte degli studenti il fattore decisivo. E poi importante aumentare progressivamente il grado di difficolt per aumentare la sfida con se stessi. Quindi: Come il maestro da sci chiede man mano maggiore impegno, con una discesa pi ripida o una nuova curva, cos l’insegnate dovrebbe creare una sfida via via pi complicata, per aumentare lo sforzo, ma che non sia mai troppo ardua, in modo che lo studente possa farcela.

Una delle cose che d maggiore soddisfazione affrontare una prova e superarla con successo.

Parte del successo di insegnare a sciare viene dal fatto che il maestro si assicura di mettere sufficientemente alla prova gli studenti, personalizzando molto la didattica: il livello, per fornire sfide progressive a ogni studente permettendogli di sperimentare la soddisfazione di padroneggiare gli sci.

Questo qualcosa che non facciamo molto bene nell’educazione formale. Tendiamo a mettere tutti nella stessa classe e li sottoponiamo agli stessi test. Per alcuni studenti troppo facile, perci si annoiano e non si applicano abbastanza; per altri studenti troppo difficile, cos si scoraggiano e, di nuovo, non si sforzano abbastanza. Perci una delle grandi lezioni sia per gli educatori che per gli allievi quella di selezionare bene le sfide, non renderle troppo facili, ma offrire un’alta probabilit di successo, cos gli studenti non si scoraggiano.

Il sostegno dei pari

L’esempio del triathlon. Quando abbiamo problemi a metterci alla prova, dovremmo far parte di una squadra. Unirmi a un team ci che mi aiutato ad allenarmi per il triathlon, perch c’era un rinforzo sociale. Possiamo creare un ambiente dove riceviamo un sostegno dai nostri pari.

Un team inoltre ha un allenatore, che quando bravo di sottopone a prove costanti e stabilisce un tempo per realizzarle. Da soli invece tendiamo a rinviare le nostre scadenze. Ci che rende le sfide divertenti il successo; quello che ci frena la paura di fallire. Avere una scadenza ci aiuta a metterci in moto. Le scuole ci provano: creano un ambiente sociale dove ci si pu misurare su una prova con altre persone e stabiliscono una scadenza,a d esempio un esame in un dato giorno. Purtroppo non personalizzano abbastanza la prova per renderla adeguata al livello di ogni studente.

Fino alla scuola media, di rado mi sono messo alla prova su sfide ambiziose. Ero uno studente abbastanza bravo da cavarmela senza troppo lavoro. Mi bastava una B, non ho mai spinto per arrivare ad A. Penso che evitiamo di spingere un po’ di pi perch abbiamo paura di scoprire quali siano i nostri limiti. Per nella scuola secondaria sono andato molto male, in parte perch ero un adolescente ribelle. Di fatto ho avuto problemi ad essere accettato al college, molti mi hanno respinto. Era la prima sconfitta della mia carriera scolastica. Ho capito che ero stato troppo disinvolto. Perci all’universit dovevo dimostrare qualcosa a me stesso e mi sono impegnato molto. E questo mi ha dato molta soddisfazione. Ho scelto corsi molto difficili come matematica e fisica con buoni risultati. Ho avuto l’esperienza positiva di superare la prova, provare piacere, e affrontare un’altra sfida. Il successo si auto-alimenta. Sono stato fortunato perch la battuta d’arresto al liceo mi ha spinto a dare di pi al college. E sono stato piacevolmente sorpreso di vedere che potevo riuscire, se mi applicavo. Una sconfitta talvolta pu essere utile.

I limiti da superare

Nell’America del Nord molte persone credono che i risultati scolastici dipendano da quanto si intelligenti. Alcuni sono intelligenti, altri sono stupidi, perci se uno va bene bene a scuola smart, se va male scemo. Pensiamo troppo in termini di capacit, la verit che tutti andrebbero molto meglio a scuola se si applicassero di pi. Molti dicono che non suonano uno strumento perch non sono portati per la musica; idem per la matematica.

In altre culture, come quella giapponese, invece si mette molta pi enfasi sull’impegno: tutti possono suonare uno strumento, tutti possono imparare la matematica. C’ solo bisogno di applicarsi a sufficienza. Poi se uno dotato, far meno sforzi, altri dovranno fare pi fatica.

Non tutti diventano Beethoven, ma ognuno pu imparare la musica. Una volta qualcuno mi ha detto che si pu addestrare chiunque ad aver un orecchio assoluto per sentire una nota e riconoscerla. Per alcuni un dono naturale, e non devono esercitarsi affatto, alcuni non ce l’hanno e devono apprenderlo.

Se mi chiedono: chiunque pu diventare Beethoven? Probabilmente no, indipendentemente dagli sforzi che si fanno. Per tendiamo a sottostimare l’importanza dell’esercizio e a sovrastimare il ruolo del talento.

Ho cominciato a studiare fisica e ho scoperto che mi piaceva davvero conoscere come funziona il mondo. E’ come imparare a sciare: pi lo fai, pi ti piace. A me piaceva la fisica del quotidiano, ad esempio il moto degli oggetti, i pianeti, ma anche la fisica del mondo microscopico e subatomico, e la fisica dell’universo. La verit che volevo diventare un cosmologo.

La lezione che quando lavoriamo duramente, il ritorno molto alto. Perci conviene trovare qualcosa che piace, perch se ci applichiamo con dedizione, saremo ricompensati. Non solo. Quando proviamo piacere a lavorare sodo per qualcosa,lo faremo ancora di pi.

Cosa ci rende felici

Quindi, prima di tutto dobbiamo capire che cosa ci rende felici fare, specializzandoci nelle materie che ci danno soddisfazione. Come nel mio caso, non sempre sappiamo dove questo ci porter. Credevo che avrei fatto un dottorato in fisica, ma non ero sicuro. In realt, alla fine dell’universit ero pronto a iscrivermi a una scuola di specializzazione in legge e perci ho frequentato un corso di economia, pensando che mi avrebbe aiutato a capire il diritto. Poi all’ultimo ho cambiato idea e sono passato a una scuola di specializzazione in economia, perch durante il corso ho scoperto che era qualcosa che mi divertiva e avevo successo.

Romer identifica due modelli. Nella carriera di ognuno non sappiamo quale strada si aprir. Possiamo scegliere di aspettare fino a quando sappiamo dove vogliamo andare, ma il rischio di restare fermi. Una strategia migliore invece cominciare a muoverci, trovando una qualche direzione che ci piace, che ci fa lavorare con impegno, e ci fa sforzare. Diverse opportunit si presenteranno lungo il cammino. Quasi certamente cambieremo direzione, ma molto pi facile farlo se siamo gi in movimento.

Riassumendo: cominciate a muovervi in una direzione che vi piace e osservate le opportunit per cambiare strada lungo il cammino. Senza preoccuparvi troppo di come andr a finire, perch se lavorate duro, fate gli sforzi sufficienti e vi muovete, di solito le cose finiscono bene.

Prendere appunti. Nei corsi di matematica e fisica per me era molto importante prendere appunti durante le lezioni, e qualche volta anche ricopiare gli appunti, ad esempio riscrivere e organizzare le note, come un modo per provare a rendere il materiale mio. Gli appunti presi in classe infatti erano disordinati e un po’ confusi; a volte perdevo il filo del discorso e c’erano vuoti. Cos copiavo gli appunti in una forma meglio organizzata per essere sicuro di aver capito davvero.

L’importanza dei compiti a casa. Un altro elemento molto importante nell’apprendimento di matematica e in fisica era esercitarsi a risolvere i problemi a casa. Di solito lo facevo con alcuni amici. In questo modo si ha il vantaggio dello sforzo di gruppo, si pu andare avanti se ci piantiamo, e in generale pi piacevole stare con altre persone”.

Pensare in termini di gerarchia, la struttura dell’albero. Una cosa che ho trovato molto utile penare alle cose in termini di gerarchia. Ad esempio, se si cerca di imparare una dimostrazione in matematica, presentata in forma lineare, come un testo: si comincia dall’inizio e si legge fino alla fine in linea retta. Possiamo pensare di prendere l’intera dimostrazione e formare un’unica linea lunga stampata su una pagina enorme. Alcuni studenti tendono a memorizzare una dimostrazione in quel modo, come se fosse una poesia o qualcosa di simile. E’ un modo molto difficile per ricordarsi qualcosa o perfino per capirlo. Ci che ho imparato a fare e dico ai miei studenti di fare chiedere a se stessi qual l’idea singola pi importante per comprendere la dimostrazione. Scegliete una sola cosa e disegnatela in testa alla pagina. Poi chiedetevi quali sono i 2 o 3 step o concetti o argomenti principali per sostenere quell’idea centrale. In questo modo ho un’idea e sotto posso disegnare alcune frecce dirette verso il basso, una sorta di rami verso il livello sottostante. Poi si pu aggiungere un terzo livello alla gerarchia, se si vuole, con ulteriori dettagli. Una struttura come questa molto pi facile da ricordare. Forse non ricorder i dettagli, ma potr chieder a me stesso qual l’idea principale. Questo basta per farmi cominciare. Dopo penser alle 2 o 3 idee successive e man mano potr scendere lungo la mia struttura ad albero. Penso che nella nostra mente conserviamo le idee in una sorta di forma gerarchica, poi per trasmetterle a qualcun altro le traduciamo in forma lineare. Per questo non mi piace evidenziare i testi: si preserva la forma lineare, mentre prendere appunti ci impone una struttura gerarchica sulle informazioni.

Fare domande. Quando fare domande dipende dalla classe e dall’insegnate. In matematica non facevamo molte domande, se non quando eravamo confusi. In una discussione di classe fare domande, partecipando al dibattito, un’ottima idea. Chi fa lo sforzo di prendere posizione, dire ci che pensa, avr un vantaggio. Se si resta seduti ad ascoltare non si ottiene lo stesso ritorno.

Leggere. Non ho mai sottolineato o evidenziato quando leggevo. Non era un buon metodo per riassumere. Piuttosto a volte prendevo appunti su ci che leggevo, di solito in un quaderno, non sul libro stesso. Ho dato un esame di diritto Costituzionale, che prevedeva tantissimo materiale da leggere; in quel caso prendere note sulle varie decisioni della Corte, stato un ottimo modo per ricordare e riassumere i punti chiave.

Organizzare il tempo. E’ difficile cominciare, perci una volta che iniziavo, tendevo a persistere per lunghi periodi. Durante il giorno andavo a lezione e parlavo con le persone. Ma poi mi mettevo a studiare e restavo seduto dalle 6 di sera fino a mezzanotte.

I grafici. Ho sempre usato i diagrammi e i disegni per la matematica e la fisica, ma anche in economia, perch visualizzare aiuta molto a ricordare”. Prepararsi per un esame. Primo, non saltare il sonno. “Tendevo a correre verso l’esame. Mi esercitavo regolarmente con i problemi e i compiti a casa, ma poi studiavo intensamente vicino alla scadenza, mai per per tutta la notte. Mi capitava solo quando dovevo consegnare problemi o prove scritte. Qualcuno una volta ha detto che si perde un punto di quoziente d’intelligenza per ogni ora di sonno saltata e si accumula nel tempo. Quindi se si tiene conto di diversi giorni, con 6-8 ore di sonno in meno, come se il nostro cervello funzionasse a un ritmo che pi lento di circa 6-8 punti. Non uno stato permanente, quando si recupera il sonno, si riprendono quei punti. Ma se si resta svegli tutta la notte, il cervello non funziona altrettanto bene. Perci, soprattutto prima di un esame, una cattiva idea restare svegli fino a tardi. Non penso che le persone lo capiscano, quando ero pi giovane non lo capivo nemmeno io. E’ come bere. Uno pensa che dopo alcuni bicchieri di alcool la coordinazione sia la stessa. Ma quando si fa una test pratico, si vede che non cos. Allo stesso modo, quando uno stanco, pensa di essere altrettanto produttivo, ma in realt non lo .

Gli appunti. Per preparare un esame di matematica, riorganizzavo gli appunti presi in classe. Se non lo avevo ancora fatto, li riorganizzavo e li riscrivevo. Molte volte erano esami a libri chiusi, perci non potevo portare gli appunti con me. Eppure il processo di riscrittura degli appunti mi aiutava a capire. Era pi attivo che limitarsi a rileggere, perch richiede meno sforzo di rileggere, sintetizzare e scrivere appunti. A volte preparavo perfino una pagina di riassunto, come un insieme di formule chiave.

Controllare l’ansia il giorno dell’esame. Una cosa che mi ha sempre aiutato che ero sempre molto sicuro di me, magari ero ansioso prima, ma durante ero piuttosto rilassato. Come il sonno pu minare l’efficienza, l’ansia e il nervosismo possono penalizzare la performance e quindi i risultati. Non so come ho sviluppato la mia fiducia, credo sia una questione di pratica. Un modo per Come superare l’ansia dare pi esami possibile per prepararsi, anche esercitandosi, ad esempio, con simulazioni di esami gi dati. O iscriversi a materie che prevedono molti esami. Un altro suggerimento. Quei pensieri ansiosi del tipo “Non riuscir nemmeno a cominciare”, “Non avr nulla da dire”, o “Mi bloccher” sono molto negativi. All’inizio dell’esame meglio dirsi dentro di se: “Conosco la materia”, “Ho un sacco di cose da dire sul tema”, “Ho studiato queste cose”. Credetemi funziona. Terza strategia: cominciate dalla domanda pi facile per aiutarvi. Un altro consiglio: gestite il tempo con attenzione, organizzate e pianificate il temo e controllatevi durante il test. Considerate quanto tempo avete e quanto tempo dovreste dedicare a ogni domanda. Se vi piantate su una domanda, e state perdendo troppo tempo, potreste iniziare a diventare ansiosi. In quel caso meglio passare a un’altra domanda.

Consigli finali. Una volta mi capitato di leggere una specie di strategia per vincere la depressione. Lo psicologo suggeriva di tenere traccia delle cose che ci fanno sentire meglio e fare pi di queste cose. Fa quasi ridire, perch cos semplice. Ma in realt un concetto molto potente. Perci credo che sia una strategia generale per ogni studente. Prestate attenzione alle cose che trovate gratificanti: una situazione, una struttura, l’argomento di una materia che vi d soddisfazione, e cercate di fare pi di queste cose. Per alcuni dedicare pi tempo alla matematica, per altri alla lettura; o lavorare in gruppo invece che da soli. Ci si sforzer e si lavorer di pi in modo naturale facendo cose che piacciono e ci fanno sentire bene. Al contrario non aiuta se si prova a fare qualcosa contro voglia. Credere che per essere una brava persona si debba lavorare davvero duramente anche se ci fa sentire infelici quando lo facciamo, troppo difficile. Punire se stessi di solito non funziona.

22 novembre 2018 (modifica il 22 novembre 2018 | 19:38)

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