Roma, Champions a tutti i costi. Poi rivoluzione –


Incoraggiante il quinto posto, ottimi i tre punti, dimenticabile tutto il resto. Come la vita, la Roma è troppo spesso quella cosa che accade mentre progetta di essere un’altra. Più vedi la Roma di oggi, più è urgente immaginare quella di domani. Basta un’Udinese decentemente organizzata per ribadirne i limiti. Fluidità zero, creatività minima, compatta sì, molto fi sica sì, ma una fi sicità che rischia spesso l’elefantiasi. Questa Roma non la salva mai l’allenatore di turno, ma la giocata solitaria o del solista (vogliamo parlare del tocco di El Shaarawy che manda in gol Dzeko? Dal sublime in su). Ranieri il suo lo fa sbagliando completamente la formazione iniziale, ma rimediando in tempo, senza lambiccarsi troppo. “Sano pragmatismo” sarà il suo epitaffi o. La Roma rivede la Champions a occhio nudo, chiudendosi a testuggine sulle poche certezze nel cuore delle tante rovine. A proposito di cose collassate, oggi si fotografano e si spiegano i buchi neri della galassia. La Roma che prova a riemergere dalla calamità Monchi, detto anche “L’importante è comprare bene”, sta in tre domande facili. Da dove, da come e con chi ripartire?

Prima cosa, direi, mettersi in tasca in qualunque modo (e Ranieri è “qualunque modo”) il posto Champions e un secondo dopo dare l’addio alla storia che ti ci ha portato. Seconda cosa, demolire e ricostruire. Iniettare nel mastodonte Roma tutta la personalità, la leggerezza e gli estri perduti. Terza cosa basta con Aggiustatori veri e Innovatori presunti. Avanti tutta con Costruttori di provata fama. In attesa che De Rossi accetti di andare incontro al suo destino, alla fi ne del match epico con un corpo che ferocemente lo richiama al principio di realtà, e trasferire il suo esempio contagioso dal campo alla panchina (a istigarli, lui e Totti, ci si mette anche Walter Sabatini, uno che sa di Roma e sa di De Rossi e Totti come pochi al mondo). Quarta cosa, riavviare il battito cardiaco dei tifosi, silenti e disamorati dopo tanto sfascio. Se non con i risultati, almeno con la seduzione del gioco e dei giocatori. Due nomi? Quel De Paul ammirato ieri all’Olimpico è lusso ormai incomprensibile per l’Udinese. Belotti è nato per giocare nella Roma. Vestitelo di giallorosso e diventerà enorme. La bocciatura di Schick, nullo anche ieri, sembra definitiva.

L’errore imperdonabile? Non credere che sarà facile. Nella mischia folle del si salvi chi può, Cagliari, Genoa, Sassuolo e Parma sono ancora con uno scarpino dentro.


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