Roma-Bruxelles e quel dialogo tra sordi


Quel che non funziona fra l’Italia e Bruxelles si riassume nella giornata che oggi Mrio Centeno passer a Roma. All’ora di pranzo il presidente dell’Eurogruppo in via XX Settembre con il ministro dell’Economia Giovanni Tria. All’ora del caff, a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte. Prima del tramonto sar sulla strada dell’aeroporto, avendo coperto migliaia di miglia aree senza incrociare le due persone con le quali dovrebbe sedersi per fare la differenza nella crisi attuale dell’area euro: i due che decidono in Italia, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Centeno, ministro delle Finanze del Portogallo, non ha osato chiamare i vicepremier per un proporre un incontro perch avrebbe infranto il protocollo: Tria si sarebbe visto messo da parte e delegittimato dalla sua stessa controparte europea. Quanto a Di Maio e Salvini, non hanno mai cercato il tempo di un caff con Centeno, con il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis o con commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici.


probabile che qui n la Commissione Ue n il Tesoro di Roma abbiano ragione e gli errori di stima di entrambi si spieghino con ragioni politiche. Il governo vede un deficit non oltre al 2,4% del Pil l’anno prossimo sulla base di una crescita complessiva dello 0,9% del prodotto reale e dell’1,8% dei prezzi; questa stima sembra davvero troppo ottimistica perch l’economia e i prezzi molto probabilmente cresceranno meno di quanto dica il governo. La Commissione invece vede un deficit italiano pi alto -all’2,9% del Pil nel 2019 e al 3,1% nel 2020 – sulla base di una crescita del prodotto reale dell’1,2% l’anno prossimo e dell’1,3% dei prezzi. A un disavanzo tanto pi elevato rispetto ai piani del governo i tecnici di Bruxelles arrivano in base a vari fattori tutti credibili: uno 0,1% di deficit in pi gi nel 2018, che poi si trasciner all’anno prossimo; un altro 0,15% di deficit in pi da interessi sul debito, a causa dell’aumento gi avvenuto sul rischio-Italia; pi un ulteriore 0,1% di deficit in pi dovuto alla pi bassa crescita del complesso dell’economia in termini reali e dei prezzi. In sostanza Bruxelles vede uno 0,35% in pi di deficit ma riesce ad arrotondare fino a 0,50%. Proprio ci permette di mostrare che il disavanzo salir al 2,9% nel 2019 (dunque sar il pi alto dell’area euro) e soprattutto sopra il 3,1% nel 2020. Ci giustifica il lancio gi deciso di una procedura piuttosto aggressiva subito.

In sostanza a Roma, per ragioni politiche, si cerca di far apparire artificiosamente un po’ migliore lo stato dei conti; a Bruxelles per ragioni opposte non si fanno sconti. quasi sicuro che fra pochi giorni l’Ufficio parlamentare di bilancio italiano, che indipendente da entrambi, corregger in peggio del stime del Tesoro ma in meglio quelle di Bruxelles. probabile poi che l’economia si fermi o vada in recessione presto, proprio a causa dell’incertezza creata dal governo, quindi alla fine lo stato dei conti nel 2019 si riveli anche pi preoccupante di come indica oggi la Commissione stessa. Ma questa sfida mostra quanto quello in corso sia un dialogo fra sordi, fra forze che non si capiscono. Sono i pi pericolosi.

8 novembre 2018 (modifica il 9 novembre 2018 | 07:43)

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