River-Boca: ecco perché oggi Buenos Aires rischia la «fine del mondo»


Non mai stata solo una partita, non mai stato solo ftbol. C’, ma sta in fondo, il contorno, il contesto, il pretesto. Boca-River e River-Boca tutto il resto, lo da sempre, fin dalla primo derby datato 1913, sospeso per rissa dopo 29 minuti. Boca-River e River-Boca lo scontro fra due mondi. Contrapposizione ideologica, esistenziale, a tratti politica. Odio vero, non di facciata. E di mezzo ci sono anche quattrini, interessi, giochi di potere. Cos da sempre. Ora per una guerra, ora s che rischia davvero di essere la fine del mondo, altro che la fin(al), come l’avevano sognata in molti. Ecco perch la Conmebol, la federazione sudamericana, far bene a riflettere seriamente sul da farsi in queste poche ore che rimangono fino alle 17 argentine, le 21 italiane, quando prevista la ripetizione del Superclasico pi folle dei sempre. Ok, mettiamo che si gioca. E poi che succede?

Polveriera

Buenos Aires una polveriera. Se vince il River sar il finimondo. E se vince il Boca uguale. Prevenire gli scontri nei vari quartieri della citt sarebbe impossibile. Doveva essere un epocale show globale, con i colori e tutto il resto, una grande festa mediatica intrisa di orgoglio patriottico che per lungo tempo avrebbe fatto scordare all’Argentina l’ennesima crisi valutaria della sua storia attraverso l’esposizione planetaria del suo miglior prodotto d’esportazione, il ftbol. Di mondiale c’ stata invece solo la vergogna. L’ha scritto Gabriel Batistuta su Twitter: Che vergogna, e davanti al mondo intero. E la settimana prossima a Buenos Aires ospitano il G20. Brividi. Il grande scrittore uruguaiano Eduardo Galeano di Boca-River parl cos: “Un duello che inizia sugli argini del Riachuelo, e che divide in due la citt di Buenos Aires”. Non ricchi contro poveri, non pi. Lo fu all’inizio della rivalit, negli anni 30-40-50-60. Oggi una questione diversa, pi profonda, pi complessa. Forse pi simbolica che sociale, ma la contrapposizione resta esistenziale, autentica, feroce. Difficile da capire, probabilmente impossibile, se non la si vive, se non la si vissuta. La sintesi di chi la conosce questa: C’ un modo di vivere la vita da Boca e uno da River.

Le due citt

River la Buenos Aires (anzi l’Argentina) che guarda all’Europa, che sogna il progresso. Il River ha un formidabile museo che vale quello del Real Madrid al Bernabeu. L’inno ufficiale suona maestoso, Vuelan las banderas del monumental. Il colore bianco. Pulizia, ordine, eleganza. Fuori dal suo stadio i professionisti vanno a fare footing nei parchi eleganti del nord della capitale, all’ombra delle jacarande. In questi tremendi giorni di attesa il River si rinchiuso in silenzio, per concentrarsi, nel suo magnifico centro sportivo fuori citt. Distacco zen. Il Boca sanguigno, passionale, scaltro, orgoglioso, autodeterminato, senz’altro pi barrio, pi quartiere. Se non stai attento, e a volte anche se ci stai attento, fuori dalla Bombonera rischi la pelle. la Boca, amigo, sono affari tuoi. blu e giallo, azul y oro, carnavl y alegra come cantavano gli ultr della Doce sabato scorso nella partita contro il Patronato. L’altro giorno il Boca si allenato alla Bombonera, in pubblico, davanti alla sua gente, ed erano in 50mila. El pueblo por el pueblo. A pensarci bene sono modi di vivere la vita e basta, e Buenos Aires non c’entra. E forse per questo che Boca-River o River-Boca interessa cos tanto anche chi sta cos lontano. Nel senso che non importa se tifi Boca o River, importa se stai di qua o di l. Boca-River e River-Boca una lunga storia di vendette. Due su tutte, le pi iconografiche. ngel Labruna, emblema del River, per molti anni entrava in campo alla Bombonera tappandosi il naso, che era un modo per deridere i bosteros, i tifosi del Boca. La bosta lo sterco di cavallo che copriva le vie del quartiere del porto. Carlos Tevez molti anni dopo si vendic mimando dopo un gol il gesto della gallina, come sono chiamati quelli del River. Nel 2015 la famosa storia del gas pimienta: mezza squadra del River intossicata nel tunnel dello stadio con lo spray al peperoncino. Partita sospesa, vergogna nazionale, mai pi. Certo, gi.

Tifosi spietati

La verit che alla fine la questione sempre quella. Le barrabravas, il vero cancro del futbol argentino. Gli ultr. Feroci, spietati. Criminali veri. Associazioni a delinquere. Alla Bombonera stanno dentro la Doce, la curva. Inventano cori che poi in Italia e in Europa vengono copiati ed adattati. Al Monumental comandano los Borrachos del Tabln. Estorsioni, spaccio della droga, racket, affari loschi. I club, non solo River e Boca, sono da anni in ostaggio. Due giorni prima della partita il capo dei Borrachos, Hctor Godoy, conosciuto come il “Caverna”, stato arrestato dalla polizia federale: in casa gli hanno trovato 300 biglietti da rivendere e 7 milioni di pesos, 190mila dollari. Molti ultr sabato sono infatti rimasti fuori dal Moumental. Dove decine di auto nel frattempo sono state distrutte e saccheggiate. Col passare delle ore sta prendendo corpo l’ipotesi che dietro gli incidenti con la polizia ci sia una sorta di vendetta: noi non entriamo, voi non giocate. E’ una delle ipotesi, per niente campata per aria. Il Clarin, quotidiano argentino, oggi scrive cos: Il problema non il ftbol, il problema l’Argentina, il Paese ultr. Difficile trovare una definizione migliore.

25 novembre 2018 (modifica il 25 novembre 2018 | 11:53)

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