River-Boca di Libertadores, «la fin(al) del mundo» fra sogno e incubo


Sta per arrivare la fin del mundo, pibe, a chi diavolo vuoi che gliene importi del G20?. Il prato tagliato di fresco ai bordi della Ricchieri, l’autopista che porta dalla capital federal all’aeroporto Ezeiza. Normale che il Presidente Macri ci tenga a fare bella figura con gli ospiti internazionali, per la verit che al pueblo dell’arrivo di Trump e degli altri capi di Stato non gliene importa niente di niente. E s che agli argentini la politica generalmente ancora interessa, a differenza che altrove. Peronismo, antiperonisimo, militari e Malvinas, Evita e los ingleses, il dramma ancora aperto dei desaparecidos. Adesso per no, pibe, adesso c’ la fin del mundo, non so se mi capisci spiega El Turco mentre versa un altro bicchiere di Quilmes gelata in attesa della milanesa. Buenos Aires in effetti da settimane una citt immobile, in estatica attesa del giorno dei giorni, la sfida fra barrios che vale la Copa Libertadores. Come dice El Turco: Dopo sabato nulla sar pi uguale per un tifoso del Boca o del River. L’ha detto bene Mauro German Camoranesi: Chi perde non si rialza per cinquant’anni. Macri, pi ottimista, si fermato a venti.

Il baracchino del Turco

Il baracchino del Turco, che fa l’oste, sta nel cuore della Boca, sull’avenida Brown, a due quadre dal tempio, la Bombonera. L, all’andata, il giorno 10, finita con un 2-2 che in vista del ritorno di domani sera sposta un filo gli equilibri, ma non troppo. Diciamo 55 Millonarios contro 45 Bosteros. Contrariamente a quanto avviene fino alle semifinali, nel doppio atto decisivo di Libertadores non valgono i gol segnati in trasferta. Quindi una specie di gara secca sui generis: se al 90’ si sta sul pareggio avanti con supplementari e poi rigori. Lo scarto sul pronostico ambientale: si gioca al Monumental dove tutti e 61.688 saranno del River. Niente ospiti, troppo pericoloso. Succede cos da cinque anni. Lo stesso Macri, che fra l’altro stato presidente del Boca fra il ’95 e il 2012, un mese fa disse che una finale cittadina sarebbe stata pi o meno una disgrazia. Per ora filato tutto liscio. Ma il giorno dei giorni domani. Solo dopo sapremo.

Il Riachuelo di Galeano

Eduardo Galeano di Boca-River parl cos: Un duello che inizia sugli argini del Riachuelo, e che divide in due la citt di Buenos Aires. Non ricchi contro poveri, una cosa diversa, pi complessa, pi mentale, pi profonda. Non Milan-Inter, casciavitt contro bauscia che oggi non esiste pi, che solo un modo di dire, un antico clich. Boca-River tutt’ora una contrapposizione esistenziale vera, profonda. Difficile da capire, probabilmente impossibile, se non la si vive, se non la si vissuta. La sintesi di chi conosce questa: C’ un modo di vivere la vita da Boca e uno da River. River moderno, elegante, distinto, ideale. Guarda all’Europa, sogna il progresso. Ha un formidabile museo che vale quello del Real Madrid al Bernabeu. L’inno ufficiale suona maestoso, Vuelan las banderas del monumental. Il colore bianco. Pulizia, ordine. Fuori dal suo stadio i professionisti vanno a fare footing nei parchi eleganti del nord della capital, all’ombra della jacarande. In questi tremendi giorni di attesa si rinchiuso in silenzio, per concentrarsi, nel suo magnifico centro sportivo fuori citt. Distacco zen. Boca sanguigno, passionale, scaltro, orgoglioso, autodeterminato, senz’altro pi barrio, pi quartiere. Se non stai attento, e a volte anche se ci stai attento, fuori dalla Bombonera rischi la pelle. la Boca, amigo, sono affari tuoi. blu e giallo, azul y oro, carnavl y alegra come cantavano gli ultr della Doce sabato scorso nella partita contro il Patronato. L’altro giorno si allenato alla Bombonera, in pubblico, davanti alla sua gente, ed erano in 50mila. El pueblo por el pueblo. A pensarci bene sono modi di vivere la vita e basta, e Buenos Aires non c’entra. E forse per questo che Boca-River o River-Boca interessa cos tanto anche chi sta cos lontano. Nel senso che non importa se tifi Boca o River, importa se stai di qua o di l.

Col dovuto rispetto, seor

Il Riachuelo si chiama in realt Rio Matanza, un fiume inquinato e puzzolento che si immette nel Rio de la Plata creando un’insenatura dove sorge proprio il quartiere della Boca. Dove nato appunto il Boca (1905) ma anche il River Plate (1901) prima di spostarsi verso nord, nel quartiere di Nez, dove sabato (ore 21, diretta tv su Dazn) si gioca la fin(al) del mundo. E dove da giorni ci sono code infinite all’ingresso non per comprare i biglietti – ovviamente si sono polverizzati in pochi istanti – ma per respirare in anticipo un po’ di quell’atmosfera pazzesca e forse irripetibile che domani i fortunatissimi presenti potranno respirare en vivo, live. Gira voce che ci vadano anche i tifosi del Boca, per portare rogna. Pagano il biglietto per il tour e quando arrivano al campo ci sputano sopra, occorre starci attenti racconta un addetto. Tutto molto latinoamericano, tutto molto Buenos Aires. Una citt divisa in due da un sogno che potrebbe trasformarsi in incubo, vago agguato del male come scriveva Jorge Luis Borges. A differenza di altri giganti della letteratura argentina come Roberto Fontanarrosa e Osvaldo Soriano, a lui il futbol non piaceva affatto. Diceva che per la gente era un guaio. Il calcio popolare perch la stupidit popolare. Per, col dovuto rispetto, seor Borges, quanto bello. Chieda al Turco.

23 novembre 2018 (modifica il 23 novembre 2018 | 13:30)

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