Risparmio: Pir al palo, arrivano gli Eltif. La mappa dei nuovi strumenti


Capita che un mercato florido, capace di raccogliere capitali per 15 miliardi in due anni, si faccia all’improvviso asfittico. Di pi, agonizzante, come testimonia il calo dei flussi netti a quota 40 milioni di euro nei primi due mesi dell’anno, secondo stime degli operatori. accaduto ai Pir, i Piani individuali del risparmio introdotti dalla Legge di Stabilit 2017 con il duplice obiettivo d’incentivare l’investimento a medio lungo termine da parte delle famiglie italiane e far affluire nuovi capitali a favore dell’economia domestica, a fronte di benefici fiscali per i sottoscrittori disposti a restare fermi per almeno cinque anni.

Ai requisiti fissati fin dall’inizio per ottenere l’esenzione fiscale sulle rendite finanziarie e sull’imposta di successione — almeno il 70% del patrimonio conferito nel Pir ad azioni o titoli di debito di societ italiane o radicate in Italia e il 30% di questa quota a strumenti finanziari emessi da societ a piccola e media capitalizzazione della Penisola — l’ultima Legge di Bilancio ha aggiunto due nuovi paletti, portando lo scompiglio: i nuovi Pir infatti dovranno investire almeno il 3,5% dei propri asset in fondi di venture capital e un ulteriore 3,5% in azioni di Pmi quotate in mercati non regolamentati, che molti osservatori riconducono al listino Aim di Borsa Italiana.

Le criticit

Emergono vari problemi: di capienza, perch sono relativamente poche le pmi che rispondo alle caratteristiche fissate; e di congruenza, in particolare tra i fondi Pir, che hanno liquidit e nav (valore quota) giornalieri e i fondi di venture capital, che sono per loro natura illiquidi: non sar facile attribuire un prezzo a questa componente del portafoglio che, soprattutto in fasi di tensione del mercato, quando molti investitori imboccano contemporaneamente la via d’uscita, potrebbe mettere i gestori in difficolt.

Non solo: Aumentano i livelli di rischio per un investimento che all’origine era pensato, e in effetti stato frequentato, soprattutto da risparmiatori piccoli e medi, osserva Andrea Randone, head of mid & small cap research di Intermonte sim. I decreti attuativi, promessi dal ministero dello Sviluppo entro febbraio, non sono ancora stati pubblicati. La nostra sensazione, comunque, che i chiarimenti non riusciranno a rilanciare le potenzialit dello strumento, dati i vincoli troppo restrittivi, annota Luigi De Bellis, co-responsabile dell’Ufficio Studi di Equita. L’auspicio di molti operatori quindi che la legge venga riscritta. Non a caso Intermonte sim ha gi rivisto al ribasso le stime sui flussi dei Pir per il 2019, da 3 a 2,5 miliardi, in buona parte riconducibili ai piani di accumulo avviati negli ultimi anni. Intanto, qualcosa si muove sul fronte degli Eltif (European long term investment fund), i fondi a lungo termine istituiti nel 2015 da un Regolamento europeo e accolti nel nostro ordinamento nel febbraio 2018, dopo la pubblicazione di un decreto che affidava a Consob e Bankitalia le funzioni di Vigilanza.

L’offerta

Entro fine anno, secondo quanto L’Economia in grado di ricostruire, almeno cinque prodotti saranno accessibili agli investitori italiani. Un po’ impropriamente gli Eltif sono stati definiti Pir europei. In realt sono strumenti completamente diversi: prima di tutto perch si tratta di fondi chiusi, quindi l’investitore vincolato per tutta la durata dell’investimento: tra sei e sette anni nel caso dei prodotti gi lanciati. Hanno quindi un fattore di rischio aggiuntivo rispetto ai fondi aperti, che va spiegato in fase di vendita. Condizione posta anche dal regolamento europeo, che ha fissato ulteriori presidi: l’esposizione a un singolo emittente non deve superare il 10%. E laddove il portafoglio del cliente sia inferiore ai 500mila euro, previsto un investimento minimo di almeno 10 mila euro. In ogni caso, la somma investita non pu eccedere il 10% del patrimonio complessivo.

Pi che in competizione, i nuovi fondi europei sono complementari ai Pir: se a questi ultimi stata rimproverata la scarsa capacit di far affluire capitali nelle pmi, gli Eltif rappresentano uno strumento ideale per raggiungere tale scopo: il regolamento, infatti, stabilisce che almeno il 70% degli asset vada destinato a favore delle piccole e medie imprese non quotate o con una capitalizzazione di mercato inferiore ai 500 milioni di euro, escluse le societ finanziarie. Trattandosi di fondi chiusi, poi, si prestano bene ad accogliere investimenti illiquidi. Manca per un tassello fondamentale: gli Eltif infatti non godono degli stessi benefici fiscali riconosciuti ai Pir. Un fatto inspiegabile. Che contribuisce a spiegare perch i nuovi fondi europei siano stati (per ora) accolti tiepidamente.


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