Riparte l’assedio (ciclico) all’oro di Bankitalia: perché quei 95 mila lingotti non si devono toccare


Un piroscafo. La stazza di un’imbarcazione di medie dimensioni si avvicina al numero di tonnellate di oro custodite nei sotterranei della Banca d’Italia. In tutto 2.452 tonnellate, una moltitudine di lingotti, oltre 95 mila, e poi tante monete. Il valore complessivo lo ha indicato il governatore di Bankitalia durante la sua relazione all’assemblea dei partecipanti: il totale raggiunge 88 miliardi di euro, circa 3 miliardi in pi dello scorso anno. Merito dell’andamento del prezzo dell’oro che aumentato. Lo stock detenuto in Via Nazionale, del resto, pressoch lo stesso da quando, negli anni sessanta, l’allora governatore Guido Carli decise, dopo lo spoglio subito durante la guerra, di ricostituirlo. L’obiettivo era, e resta, dare solidit a quella garanzia di ultima istanza della solvibilit del paese, che in definitiva rappresenta la ragione granitica per imbottire di oro il caveau di una banca centrale. A segnalarlo stato tre giorni fa un altro ex governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Che nella sua veste di attuale guida della Banca centrale europea, rispondendo a un’interrogazione di due parlamentari europei, Marco Zanni (Lega) e Marco Valli, ha ricordato il trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Una normativa che assegna come compito dell’Eurosistema detenere e gestire le riserve ufficiali in valuta estera degli Stati membri. Lo statuto del sistema europeo nell’articolo 31 specifica che la Bce approva le operazioni aventi per oggetto attivit di riserva in valuta, che restano alle banche centrali nazionali. Un corredo di paletti che tuttavia non basta a frenare le periodiche tentazioni della politica per un utilizzo pi o meno diretto dell’oro, dirottandolo sulla spesa pubblica.

Le tentazioni politiche

Questa stagione la volta del governo gialloverde, che da mesi si affida a uno slogan immaginifico quanto ingenuo l’oro appartiene agli italiani. Trascurando che Banca d’Italia il quarto detentore al mondo di riserve auree, dopo gli Stati Uniti, la Germania e il Fondo Monetario, anche perch la stessa Italia uno dei paesi con il pi alto debito al mondo. Ecco, dunque, la necessit di dotarsi di una robusta dote come garanzia di ultima istanza e affidarla alla custodia della banca centrale, blindandone la titolarit. In ogni caso quell’oro poco, e non risolverebbe certo i problemi degli italiani, sui cui grava un debito di oltre 2 mila miliardi di euro, spiega Gianni Toniolo, che insegna Storia dell’economia alla Luiss. La rivendicazione sulla titolarit dell’oro ciclica e non lo sorprende. Non si capisce poi perch si punti sempre all’oro e non, per esempio, alle riserve monetarie di cui dispone Bankitalia. Forse perch — continua — solletica di pi l’immaginazione degli italiani. Per restare in tema direi che venderselo figurerebbe come la cessione dei gioielli della nonna per andare a cena fuori. Non scherziamo, quello un patrimonio a presidio della stabilit dell’euro e del nostro sistema paese.


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