Renault-Nissan nella bufera In arresto «l’imperatore» Ghosn


L’«imperatore» dell’auto è caduto. Carlos Ghosn, 64 anni, fautore e capo dell’alleanza RenaultNissan-Mitsubishi è stato arrestato a Tokyo con l’accusa di avere evaso le tasse in Giappone. Il manager che venti anni fa aveva salvato dal fallimento la seconda casa automobilistica giapponese, associandola a Renault, era interrogato dai pubblici ministeri per varie irregolarità, inclusa una «violazione della legge sugli strumenti finanziari e sugli scambi», ha annunciato la televisione pubblica Nhk. La notizia clamorosa del suo arresto ha provocato il crollo del titolo Renault alla Borsa di Parigi (-8%), e i vertici della Nissan hanno convocato per giovedì un consiglio di amministrazione per licenziare Ghosn.

«Una condotta che deriva da una situazione in cui troppo potere è stato concentrato nelle mani di una sola persona per lungo tempo, e che richiederà un processo penale», ha detto l’attuale amministratore delegato della Nissan, Hiroto Saikawa. Secondo Nissan, «nel corso di molti anni Ghosn ha dichiarato al fisco guadagni inferiori alla cifra reale».

Il manager franco-libanese-brasiliano è nato a Porto Velho in Brasile in una famiglia di imprenditori libanesi. A sei anni la madre lo ha portato a Beirut, dove il giovane Carlos studia dai gesuiti fino ai 16 anni, quando si trasferisce a Parigi per diventare ingegnere. Ghosn padroneggia molte lingue (tra cui francese, inglese, arabo, portoghese) e nella sua autobiografia del 2003 si definisce «cittadino del mondo». Si è costruito una fama internazionale già a 35 anni, tagliando i costi e risanando la filiale di Michelin negli Stati Uniti. È arrivato alla Renault nel 1996, ha rilanciato Nissan e nel 2005 è diventato il capo di entrambe, aggiungendo al portafoglio nel 2016 l’altra casa giapponese Mitsubishi, che a sua volta ieri ha annunciato di volerlo licenziare.

Quanto alla Renault, il consiglio di amministrazione si riunirà al più presto per prendere con ogni probabilità la stessa decisione. Il presidente Emmanuel Macron, in visita in Belgio, ha detto che «lo Stato francese, in quanto azionista, sarà estremamente vigile per la stabilità dell’alleanza e del gruppo».

Il crollo di Ghosn arriva dopo il forte dissidio avuto proprio con Macron quando quest’ultimo era ministro dell’Economia durante la presidenza Hollande. Macron ha cercato di fare valere le ragioni dello Stato (15 per cento delle azioni) più di quanto non accadesse in passato, anche quanto alla retribuzione degli alti dirigenti. Si ricorda in particolare lo scontro Macron-Ghosn quando il governo bocciò lo stipendio che il manager si era auto-attribuito per l’anno 2015, poco prima dell’operazione Mitsubishi: 7,2 milioni di euro per la sola Renault, oltre agli 8 che Ghosn già prendeva come ceo di Nissan.

L’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi è formata da società indipendenti da un punto di vista giuridico, con partecipazioni incrociate tra le prime due, ma molto integrate sotto il profilo produttivo e in grado si sviluppare sinergie importanti. L’efficacia dell’alleanza si basa in buona parte sulla personalità del suo inventore, Carlos Ghosn, che ne ha fatto un gruppo in grado di competere con Volkswagen e Daimler su scala mondiale, forte di 120 mila dipendenti e 38 stabilimenti.

Ancora lo scorso febbraio il governo francese è di nuovo intervenuto sul compenso di Ghosn dopo le proteste dei sindacati, pretendendo una diminuzione del 30% in cambio della riconferma fino al 2022. Dopo il suo arresto, tutta la governance e l’organizzazione dell’alleanza adesso dovrà essere ripensata.

20 novembre 2018 (modifica il 20 novembre 2018 | 08:22)

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